Mangiapannolini, cos’è questa diavoleria?

Ultimo aggiornamento: 17.07.19

 

In alcuni contesti rappresenta una vera soluzione a problemi quotidiani di gestione dello spazio e degli odori. In altre circostanze può risultare superfluo. Il mangiapannolini è uno strumento molto in voga negli ultimi tempi e c’è ancora grande confusione al riguardo, specie sull’opportunità di inserirlo o meno in lista nascita. In questo articolo vi parliamo di alcune delle sue caratteristiche essenziali.

 

Si è diffuso in Italia da poco e ha preso piede un po’ per sbaglio e un po’ complice la moda nostrana di farci incantare dalle invenzioni provenienti dall’Altrove. Non importa bene da dove esattamente salti fuori, il mangiapannolini rappresenta un oggetto che per alcuni rappresenta la salvezza nell’organizzazione domestica dei residui, mentre per altri può essere bellamente sostituito da un banale cestino da pochi euro.

Io che sulle spalle ho tanti anni da aver visto le donne andare in giro con le spalline, i capelli cotonati e ho sentito sulla mia pelle l’urgenza di avere un ciuffo in fronte pietrificato con una buona dose di gel. Sempre io, quando per la prima volta ho sentito parlare di mangiapannolini mi sono ricordata di una favola che ascoltavamo da bambini e parlava di un mangia-maestri e ne ho avuto terrore misto a ilarità, perché la favoletta era buffa.

 

Cos’è il mangiapannolini e quando è veramente indispensabile

Fatta eccezione per il 2019 che verrà ricordato per essere stato il primo anno con (hashtag) Maggembre, in cui tanti abbiamo pensato che non avrebbe mai più smesso di piovere, buona parte del Bel Paese è baciato dal sole tutto l’anno. O giù di lì.

A parte alcune regioni e condizioni oggettivamente più difficili, non si può paragonare il clima nostrano a quello delle regioni del Nord Europa. Ventilare la camera che contiene le deiezioni del pargolo non rappresenta in linea di massima una grossa difficoltà.

Ma vanno fatte alcune precisazioni. Il mangiapannolini è utile quando è davvero difficile contenere la diffusione dell’odore sgradevole in tutta la casa. Quindi appartamenti piccoli, con scarsa ventilazione, bagni senza finestre e climi molto umidi, sono tutti elementi che concorrono a rendere difficile la convivenza con montagne di pannolini sporchi.

In più, non sempre il servizio di smaltimento dei pannolini è efficace o quotidiano. In alcuni casi la raccolta porta a porta non prevede il ritiro dei soli pannolini e si limita a quella del secco che, se va bene, è solo due volte la settimana.

E se le cacche del lattante lì per lì profumano di caramella mou, dopo accurata fermentazione, alla giusta temperatura e umidità costanti, producono olezzi sufficienti a mettere in difficoltà un adulto.

 

 

La questione pannolini non è uno scherzo

Insomma, smaltire i pannolini non è una passeggiata, esistono le condizioni in cui può rappresentare un vero problema ed è necessario dotarsi di un buon mangiapannolini (ecco la lista dei migliori prodotti).

Quindi è bene valutare con attenzione le proprie condizioni di partenza e considerare anche che la neomamma ha un odorato più sensibile, in generale. Un piccolo regalo che proviene dall’epoca ancestrale in cui il fiuto era un prezioso alleato per percepire i pericoli.

Un bambino sano deve sporcare almeno 7/8 pannolini al giorno. Questo è il parametro che serve a comprendere che si alimenta correttamente e che il latte che dà la mamma è sufficiente per la sua crescita.

In una settimana sono oltre 50 i pannolini e questi ritmi intensi procedono costanti almeno per il primo mese in cui si stima un consumo di circa 250 pannolini. Sono i dati spaventosi sui quali tanti cercano di fermare l’attenzione.

È vero che man mano il piccolo regolarizza i propri ritmi, compresi quelli degli sfinteri, ma nel frattempo la quantità di spazzatura prodotta è preoccupante. Smaltirla correttamente significa anche avere la possibilità di poterli isolare dal resto della componente non riciclabile prodotta in famiglia.

 

L’impianto di riciclaggio è pronto per partire

L’allarme pannolini potrebbe rientrare e la possibilità di differenziare anche questa parte della spazzatura prodotta da una famiglia potrebbe rivelarsi una grande risorsa per la società. Recentemente è stato approvato il decreto “end of waste” un’importante normativa che consente di assimilare il residuo secco composto da assorbenti e pannolini per bebè e adulti a risorsa da destinare agli impianti di riciclaggio.

Un cavillo burocratico che ha tenuto fermi gli impianti già pronti a partire e che si trovano, primi al mondo, in Italia. Treviso è stata la prima città a ospitare la tecnologia necessaria per sterilizzare e isolare le componenti dei pannolini per ricavarne materie prime seconde. Quindi cellulosa e plastica da restituire al ciclo produttivo e sottrarre alla discarica.

Un vantaggio facile da calcolare se si considera la quantità di pannolini che può consumare un bebè non solo durante i primi mesi, ma almeno per due anni di vita. Secondo le statistiche, poi, l’epoca dello spannolinamento tarda a sopraggiungere e sono tanti i bimbi che, superati i tre a volte quattro anni, hanno ancora difficoltà a controllare bene i propri sfinteri.

 

 

Quali sono le alternative veramente sostenibili ai pannolini

Le alternative al pannolino sono di più di quanto si creda e non tutte sono di difficile attuazione. La più estrema rappresenta, invece, una realtà in tante parti del mondo: il piccolo non ha bisogno del pannolino. Si chiama EC, Elimination Communication, e consiste nel rinunciare a priori all’uso del pannolino per il neonato sin dalla nascita. Un processo che prevede tappe ben scandite e che possono far terrore a chi non immagina che, invece, un’altra via è possibile.

Le soluzioni intermedie prevedono l’uso dei pannolini lavabili. Sono un ricordo i complicati Ciripà che si usavano fino a 40 anni fa. Oggi i modelli messi a punto dalle stesse mamme sono facili da indossare e da lavare in lavatrice. C’è chi se ne innamora anche per via dei deliziosi disegni con cui sono decorati.

In ogni caso è bene non cedere alla tentazione di procrastinare troppo il passaggio al vasino. La seconda estate del pargolo è il momento consigliato dai pediatri, che in alcuni casi coincide con il secondo anno e a volte con qualche mese in più o in meno. Si tratta di un riferimento di massima che deve anche essere ben ponderato in base agli impegni dei genitori e dalla preparazione del piccolo.

Poco a poco, con pazienza, si riesce nell’impresa e, un po’ come avviene per il ciuccio, segna l’abbandono di una fase. I piccoli sono pronti per diventare bambini e crescere sotto i nostri occhi increduli.

 

 

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