Cos’è la bronchiolite e perché non deve essere sottovalutata

Ultimo aggiornamento: 13.11.19

 

Se il neonato soffre di questa problematica è bene prestare attenzione alla profilassi da seguire per evitare gravi complicazioni 

 

La bronchiolite rappresenta una delle conseguenze più allarmanti delle comuni influenze di stagione, specie se riguarda un neonato sotto i sei mesi di vita. La ragione è tutta nella progressiva difficoltà a respirare e ossigenare gli organi vitali. Quindi per il bebè rappresenta un’esperienza ai limiti della sopportabilità e bisogna riconoscerne i sintomi e per assicurare un intervento tempestivo.

Alcuni segnali sono evidenti, ma può capitare a tutti di sottovalutarne altri in apparenza irrilevanti che danno una misura dello stato di progressione della malattia. Intervenire in modo mirato, e senza abusare con farmaci e terapie, consente di tenere sotto controllo i sintomi e comprendere se è il caso di rivolgersi al pronto soccorso.

 

Cos’è la bronchiolite

Con il termine bronchiolite ci si riferisce al particolare stato di infiammazione dei bronchioli, una condizione molto sfavorevole per chi ne soffre perché può portare a gravi crisi respiratorie.

I polmoni sono rappresentati come un albero capovolto, o come le sue radici, le cui ramificazioni si fanno via via più capillari e sottili man mano che ci si addentra verso il percorso che compie l’aria quando entra nel nostro organismo. Ecco, i bronchioli sono le ultime diramazioni più sottili dell’albero bronchiale.

Può succedere che un’infezione comprima e comprometta la capacità di lavorare dei bronchioli, in questo specifico caso è necessario intervenire in maniera mirata e spesso con l’uso di antibiotici prescritti dal medico.

La proliferazione dei batteri in questa zona, provoca gravi infezioni e blocca il passaggio dell’ossigeno all’interno dei polmoni. Una condizione che causa stati di agitazione gravi e che deve essere risolta tempestivamente se a soffrirne è un neonato. Ecco la ragione che spinge al ricovero d’urgenza in una struttura ospedaliera per evitare le complicazioni legate alla crisi respiratoria.

 

 

Un’infezione potenzialmente pericolosa

La natura della bronchiolite si fa risalire a un’infezione virale. Di solito è il virus respiratorio sinciziale (RSV) a colonizzare questa parte dei polmoni, ma anche altre cause si riconducono allo sviluppo di questa patologia. In particolare si può presentare come una conseguenza dell’influenza, o di un attacco da parte dell’adenovirus.

Alla bronchiolite è associato un tasso di mortalità del 1%, non così basso come si vorrebbe immaginare. Mentre è possibile che siano associati alla comparsa di questo disturbo anche altre complicazioni come l’insufficienza respiratoria, l’asma in età adulta, l’insorgenza di infezioni secondarie come la polmonite.

A queste evenienze è bene aggiungere la possibilità che la prolungata carenza di ossigenazione provochi gravi conseguenze nell’immediato. Quindi è possibile che il neonato assuma un colorito bluastro, cianotico, che viso e costole, con rientramenti intercostali, manifestino i segni della difficoltà a respirare. Questo stato di tensione rappresenta uno sforzo eccessivo per l’organismo di un neonato che ne risulta parecchio provato.

È importante verificare che non ci siano segnali di allerta quando il bebè è congestionato e manifesta un quadro clinico tipico delle malattie respiratorie. Potrebbe degenerare nel giro di qualche giorno se l’infezione riesce a raggiungere i polmoni, colonizzandoli.

 

Quali aree collaterali sono interessate

Naso, gola e orecchie sono collegate e considerate un’area del corpo in stretta connessione. Un sistema di vasi, tubi e condotti, collega le diverse terminazioni e le rende molto suscettibili ai cambiamenti di stato che avvengono in ciascuna area.

Appartengono a quest’area anche le vie respiratorie che si classificano tra alte, le narici, il naso, e basse, i polmoni. Le infezioni che interessano le zone del naso e delle orecchie facilmente possono migrare altrove e interessare le diverse sezioni dei polmoni.

Intervenire in maniera tempestiva per limitare la diffusione di agenti patogeni lungo tutto il canale delle vie respiratorie può fare la differenza per scongiurare un’infezione più grave.

Il naso fa da canale per liberarsi dei batteri e dei virus che infettano le vie aeree e per questo tende a riempirsi di muco. Quello che si forma in prossimità di polmoni, bronchi o più nello specifico bronchioli, può non essere così semplice da rimuovere. Al suo interno contiene colonie di batteri che possono prendere il sopravvento se il sistema immunitario dell’individuo ospite non è molto efficace.

 

Come si contrae la bronchiolite

L’esposizione a individui che manifestano i sintomi del raffreddore si considera tra le maggiori cause di diffusione di questo tipo di malattia. La saliva e il muco continuano a trasportare virus ancora attivi e vitali dopo varie ore fuori dal corpo del proprio ospite.

Quindi venire a contatto con le secrezioni salivari, anche di minima entità, o con le mani sporche di altre persone, rappresenta la prima forma di contagio. La corretta profilassi prevede di lavare le mani di frequente, limitare il contatto con persone che hanno contratto la malattia, e allo stesso modo evitare al piccolo di vedere altri bambini. Non solo i coetanei sono esposti al rischio. Lo sono anche gli individui che hanno gravi deficit del sistema immunitario, oppure che soffrono di malattie croniche cardiache o respiratorie.

La cattiva abitudine di fumare andrebbe abolita del tutto, di certo non è tollerabile che si fumi in casa quando ci sono neonati anche perché aumenta le probabilità di contrarre la bronchiolite.

Tra i più esposti a questa infezione ci sono anche i nati prematuri, entro le 37 settimane di gravidanza, mentre maggiormente gravi sono gli effetti se è contratta nei primi sei mesi di vita.

 

 

Prevenzione e profilassi

La terapia da condurre per liberarsi dell’infezione è quella che viene prescritta dal medico. È inutile affidarsi all’improvvisazione ed è indispensabile ricorrere al soccorso ospedaliero se si ritiene che il piccolo sia in condizione di sofferenza.

Una volta risolta la fase critica e seguite le indicazioni fornite dal personale medico è possibile procedere alle normali operazioni di routine in caso di raffreddore. Lavaggi nasali oppure aerosol con soluzione fisiologica, eventualmente l’aspirazione del muco con uno degli aspiratori nasali più venduti da comprare in farmacia, e mantenere la giusta umidità degli ambienti. L’obiettivo è rendere il muco sufficientemente fluido da essere espulso naturalmente attraverso il naso.

La pratica di allattare al seno dalla nascita e almeno per sei mesi è sempre consigliabile, in particolare se il bebè è nato prematuro. È noto che attraverso il latte materno sono trasferiti anche i primi anticorpi responsabili di proteggere l’organismo del bebè in piena formazione.

 

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