Cicciobello, le Barbie e il tempo delle mele

Ultimo aggiornamento: 13.11.19

 

O come l’alternarsi di bambole a bambolotti getti le premesse dell’evoluzione dei sensi e della sessualità

 

C’è stato un tempo in cui i ruoli erano chiari e ben definiti: ai bimbi le pistole e alle bimbe le bambole. Poi, dopo un periodo più o meno lungo di decantazione, i bimbi, una volta adulti potevano decidere di giocare insieme come meglio credevano.

Eppure, anche oggi che le carte sembrano essersi mischiate, in cui tutto è lecito e non c’è linea di demarcazione che tenga, ogni bambino e bambina esperisce il mondo attraverso il rapporto che ha con i propri giocattoli. E arriva, prima o dopo, l’epoca in cui tali giocattoli diventano strumento per scoprire retroscena inediti del processo di crescita.

Anche se c’è da dire che è di certo più probabile che la pubertà li colga in mezzo a una partita a un videogame sparatutto, che mentre pettinano le bambole.

 

Della contemporanea urgenza di far giocare anche i maschietti con le bambole

Non importa la foggia del pupazzo, che sia un Cicciobello interattivo o una più discreta bambola di pezza, questi giochi sono ancora in grado di suscitare grande interesse tra i più piccoli. Si tratta di un simpatico stratagemma per permettere ai giovanissimi di riprodurre i gesti che vedono fare ai genitori, per rivivere dinamiche quotidiane e immedesimarsi nel pupazzo che sembra l’unico più piccolo in circolazione.

Oggi, però si afferma una nuova tendenza che serve da insegnamento specie a chi vede nei giochi lo strumento per l’affermazione della propria sessualità. Dove, invece, per i giocattoli non dovrebbe esserci distinzione di genere. Si propongono i bambolotti, o si assecondano le richieste di possesso, anche ai maschietti che fino a poco tempo fa erano esclusi dalla partita.

La ragione è semplice, un ricco filone educativo punta sull’importanza di assecondare le esigenze del bimbo senza giudicarle. In particolare, le bambole fanno davvero comodo ai primi nati che sono appena diventati fratelli. Sono indispensabili per permettere loro di riprodurre i gesti visti fare coi marmocchi appena arrivati e magari portarli in fascia, accudirli e dar loro la pappa per capirci qualcosa in più dopo l’arrivo degli intrusi.

 

 

Una progressiva specializzazione di genere nei giochi

Quindi possiamo affermare, senza avere dati alla mano, che i vari pupazzotti a forma di bebè e peluche dagli occhioni dolci da coccolare, accarezzare, mettere a nanna o cui fare il bagnetto sono appannaggio di entrambi i sessi. Un pupazzo morbido è rincuorante e dà la fiducia necessaria per allontanarsi da mamma e sopportare lunghi periodi di assenza. Come quelli trascorsi al nido.

Le bimbe, però, continuano ad avere la meglio e hanno accesso ai bambolotti più carini e accessoriati. Poi, man mano che crescono diventano le destinatarie delle attenzioni delle mamme e delle nonne che a loro volta avrebbero desiderato possedere miriadi di bambole con diverse funzioni.

Il passaggio da Cicciobello alla Barbie è inevitabile e coincide di solito con la fine della fase orale, in cui le scarpine non resisterebbero in coppia nemmeno pochi minuti. Complice una migliore coordinazione della psicomotricità fine, e quindi la capacità di armeggiare con i piccolissimi accessori, dalle borsette ai millemila cambi d’abito, la bimba veleggia serena verso una ricca collezione di stangone dalle proporzioni surreali e un campionario di vestiti catalogati per colore che nemmeno la Regina d’Inghilterra.

 

L’intrusione di Ken nell’immaginario delle bimbe

Dopo aver presto completato tutta la collezione di gadget indispensabili per allestire il tè con le amiche o la partita a beach volley, compare del tutto inatteso e improvviso un giovane bellimbusto con decappottabile a seguito. È di solito la nonna che tiene la contabilità dei set regalati alla nipote e in preda a una crisi di creatività punta sul grande classico dell’amore eterno, dotando la preziosa spilungona di interlocutore maschio. È così che, di solito, prima ancora dello sviluppo dei caratteri sessuali principali e delle avvisaglie della pubertà, la piccoletta comincia a dare forma al primissimo fidanzato immaginario.

Dal loro canto, le nonne nel loro innocente candore pensano di aver ristabilito l’equilibrio fornendo i componenti sufficienti per ricreare le fattezze della famiglia, con mamma/papà/figlia che dovrebbe essere un’altra tra le Barbie del ricco parco bambole.

E invece eccolo lì, solingo e starnazzante come unico gallo del pollaio, Ken comincia a fare il cascamorto prima con Barbie poi con Teresa, ma non disdegna di fare gli occhi dolci a Christie.

 

Scoprire l’amore ai tempi delle ville con l’ascensore e la piscina

Barbie non è mai stata un giocattolo alla portata di tutti, il prezzo della prima bambola venduta sul finire degli anni ’50 è stratosferico. Ancora oggi, gli accessori, le ville, le ambientazioni da sogno hanno costi importanti e non sempre sono facili da sostenere per le famiglie. Eppure Barbie continua a essere un culto, la bambola di prosecuzione per eccellenza. Si lascia dietro i pupazzotti morbidoni per assumere un ruolo di protagonista nella rassicurante rappresentazione delle mode dei propri tempi.

Oggi, accusata di essere fin troppo vanesia, ha adottato il proprio ruolo puntando alla necessità delle bambine di cambiare la percezione di sé sin dalla più tenera infanzia. Così oggi, al grido di “puoi essere tutto quello che desideri” coinvolge le giovani leve a mettersi alla prova. Anche se il cavallo vincente non viene di certo dismesso e la casa con piscina al piano e ascensore azionato dallo spago rimane un grande classico del mondo allegro e spensierato della biondissima e sorridente fanciulla.

 

 

Quanto dura la pubertà

Il rischio, per le bambine di oggi è di trovarsi a fare i conti con una pubertà sempre più incalzante e non aver ancora fatto in tempo a mettere via le bambole in favore dei trucchi e le prime gonne corte. Rispetto a un secolo fa si è abbassata notevolmente l’età della pubertà. Se fino agli inizi del Novecento la prima mestruazione era attesa intorno ai 16 o 17 anni, oggi è comunemente accettato che il menarca, la prima mestruazione, compaia anche a 10 anni.

In una finestra compresa tra 10 e 14 anni le bimbe si ritrovano improvvisamente a fare i conti con una grande rivoluzione ormonale e fisica nel loro corpo. Di certo un gran bello shock per quelle bambine cui ancora toccherebbe di stare a giocare con le bambole. 

 

 

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