Anche il bebè può prendere il raffreddore

Ultimo aggiornamento: 12.09.19

 

Ecco cosa fare: basta mantenere la calma e ricordare che esistono procedure semplici da seguire per garantire al neonato la migliore condizione possibile

 

L’appuntamento con i malanni di stagione è più comune se l’interessato è un neonato o un bambino ancora piccolo. Il sistema immunitario non ancora sviluppato comporta una maggiore esposizione al rischio di contrarre malattie. Del resto, febbri e produzione di muco possono essere letti come il segnale di un corretto funzionamento delle difese dell’organismo. In questo modo si struttura e forma per resistere agli attacchi che un individuo riceve nel corso della propria vita.

Assumere farmaci quando si è raffreddati è controproducente, ma lo è ancora di più se il soggetto è un bambino il cui sistema immunitario ancora tarderà prima d’essere maturo. Si può fare in modo di alleviare i fastidi associati a questa condizione che compromette la capacità di respirare. È una elemento importante per i più piccoli che sotto l’anno d’età non riescono ancora a respirare bene con la bocca.

 

Il raffreddore è più comune quando si è bambini

La vita dei bambini è segnata da alcune tappe importanti, anche le febbri e i raffreddori rappresentano una delle fasi da attraversare per diventare grandi. La risposta immunitaria all’attacco dei patogeni che provengono dal mondo esterno serve al sistema immunitario per rinforzarsi, diversificare il sistema di difesa e reagire in maniera sempre più repentina ed efficace man mano che l’individuo cresce.

Fin tanto che si è bambini, invece, le febbri sono episodi comuni, tanto da essere associate alla crescita. Non è solo un caso: l’aumento della temperatura stimola l’allungamento delle ossa. Che si tratti di semplice suggestione o di una variazione misurabile non importa: è la prova che i malanni di stagione stanno ai bambini più piccoli come un’esperienza inevitabile.

 

 

Del resto la febbre così come la produzione di muco nelle cavità nasali rappresentano la difesa dell’organismo per liberarsi degli agenti patogeni. Innalzando la temperatura corporea si creano le condizioni sfavorevoli al proliferare dei batteri e, di contro, gli anticorpi si moltiplicano e diventano più efficace.

Il muco, invece, ha lo scopo di intrappolare i microrganismi che si propagano nelle vie aeree e li espelle gocciolando via dal naso. Ecco spiegato il perché di tante raccomandazioni nei confronti dell’igiene delle mani quando si è raffreddati, è facile che il muco infetto venga a contatto con queste e rimangano patogeni attivi anche per diverse ore consecutive.

 

Non serve assumere farmaci

Seguire una profilassi accurata per evitare di contrarre malattie banali ma fastidiose come il raffreddore non significa liberarsi del tutto dell’eventualità di ammalarsi. La capacità di autodifesa dell’organismo dipende da un insieme complesso di fattori ed è difficile controllarli tutti. Quindi può capitare di soffrire per colpa di un raffreddore, e può succedere ai neonati o ai bambini piccoli.

In preda alla confusione e all’incertezza delle prime sfide della genitorialità si potrebbe essere tentati di somministrare dei farmaci da banco ai propri bebè per cercare di alleviare la loro sofferenza. Il raffreddore è causato da un virus, quindi nessuno dei rimedi validi contro i batteri, come gli antibiotici, potrebbe sortire effetto per trattare un comune raffreddore.

Il ricorso ai farmaci dovrebbe essere evitato il più possibile. Da una parte è caldamente raccomandato di non somministrare alcun tipo di farmaco ai neonati fino al primo anno di vita. Dall’altra è appurato che non esistono medicine in grado di far passare un raffreddore. A meno di non provare dolore e senso di reale fastidio, è inutile somministrare ibuprofene o paracetamolo preventivo al bebè sperando che il raffreddore freni il proprio corso.

Del resto si dice che se curato, il raffreddore dura una settimana, e se non è curato dura invece sette giorni. Questa regola vale per i bebè ma anche per gli adulti.  

 

Pulire il naso con metodi semplici

È invece possibile migliorare le condizioni del piccolo paziente somministrando delle cure specifiche volte a decongestionare l’area. Si tratta di procedure di pulizia mirata a ottenere uno scopo preciso: liberare il naso e alleviare l’arrossamento legato alla congestione nasale.

L’uso di soluzione salina, acqua di mare o acqua e sale fai da te, può essere provvidenziale per dare sollievo fino alla prossima congestione, eventualità che si ripete spesso se è in corso un’infezione virale delle vie aeree.

Per essere certi di pulire bene il naso dai depositi di muco e catarro è possibile sfruttare la pressione dell’acqua e rimuovere le impurità. Si fa sdraiare su un fianco il piccolo, non importa che sia un bebè o un bambino più grande, quindi si fa in modo che la testa sia leggermente reclinata di lato e più in basso rispetto all’altezza delle spalle. L’obiettivo è spruzzare l’acqua da una narice all’altra senza che finisca in gola. Non succede nulla, ma il piccolo inizierebbe a tossire e spaventarsi complicando l’operazione.

Quindi si poggia la siringa senz’ago o il flaconcino monouso di fisiologica sulla narice che sta sopra e si preme delicatamente ma con decisione. Quindi il naso si stappa e l’acqua fluisce verso il basso passando dall’altra narice e il gioco è fatto. Infine è necessario far cambiare posizione al bambino perché si sdrai sull’altro fianco porgendo l’altra narice.

Per completare la pulizia è possibile rimuovere ogni traccia di muco dal naso con uno qualsiasi dei tanti aspiratori nasali venduti online o in farmacia.

 

 

Come migliorare le condizioni del piccolo malato

Ci sono altri accorgimenti che si possono adottare quando il bebè o il bambino piccolo è molto raffreddato. Hanno tutti l’obiettivo di migliorare la qualità del suo riposo, prevenire il dolore per colpa della congestione e far passare l’aria attraverso le narici per lasciare respirare il piccolo.

Tra i più semplici accorgimenti c’è quello di sollevare il materasso dove dorme il bebè. Nel caso di neonati che dormono ancora in culla è spesso possibile inclinare leggermente la base della navicella progettata proprio per questo scopo.

Si può cercare di umidificare l’ambiente in cui sta il bebè per consentire al muco di non seccare e, mantenendosi fluido, venire espulso semplicemente gocciolando via dal naso.

Un ambiente secco è nocivo per la salute delle vie aeree è pericoloso tanto quanto un ambiente troppo umido. È importante verificare quali siano le reali condizioni della propria abitazione e agire di conseguenza.

 

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (1 voti, media: 5.00 su 5)
Loading...