A rischio cybersicurezza in due case su cinque

Ultimo aggiornamento: 13.09.19

 

Le reti domestiche sono esposte agli attacchi da parte di hacker per colpa di una scarsa consapevolezza delle loro vulnerabilità

 

La nota società di sicurezza informatica Avast ha rivelato, nel corso dell’ultima edizione del Mobile World Congress di Barcellona, quello che già tutti sappiamo ma avremmo voluto non fosse confermato. Le case iperconnesse sono quelle più esposte al rischio di attacco da parte di hacker. La ragione sta tutta nella vulnerabilità dei sistemi collegati alla rete, basta una piccola falla per essere esposti a violazioni della privacy.

Le contromisure sono già disponibili, ma non tutti gli utenti sono in grado di proteggersi in maniera efficace dai possibili attacchi. Password deboli e software non aggiornati sono i punti critici messi in evidenza dalla ricerca condotta dal colosso della cyber sicurezza.

Prima di installare qualsiasi dispositivo alla rete, è importante valutare le conseguenze a cui si espone la propria vita online. Non basta scegliere di acquistare un baby monitor semplice da usare: se prevede il collegamento alla rete domestica deve poter essere facile da schermare agli attacchi di malintenzionati.

 

Cosa significa IoT

Ne parlano tutti e rappresenta il nostro prossimo futuro. Internet delle cose, Internet of Things, è il futuro della domotica a portata di tutti. Tutti i device elettronici che possono essere collegati alla rete lo saranno, e sarà possibile programmarne il funzionamento da remoto. Quindi non dovremo stupirci se presto sarà possibile controllare da smartphone, tablet o PC anche le funzioni più banali. Dall’accensione dei riscaldamenti o dell’aria condizionata, fino all’avvio di una stampante, compresa la videosorveglianza o i più semplici baby monitor. Tutto può essere interconnesso e gestibile attraverso le chiavi di accesso della propria rete domestica.

Basta una connessione a internet e tutto potrà essere coordinato da una centrale di controllo. Si parla in questo caso di sviluppo della banda stretta. Diversa da quella larga che ancora tarda a raggiungere tutte le città e i centri abitati e che serve per facilitare le comunicazioni tra grosse centrali di smistamento delle informazioni. Su banda stretta viaggeranno i minimi pacchetti di dati che consentiranno l’accensione della luce all’orario programmato, l’avvio della lavastoviglie o della lavatrice, la registrazione del programma preferito alla TV e il funzionamento dei sistemi di videosorveglianza.

È già tutto più o meno attivo, o comunque è possibile configurare sempre più dispositivi da collegare alla propria rete domestica. Quello che deve metterci in allerta è che basta una piccola falla, un dispositivo mal protetto, per esporre l’intera rete al rischio di un attacco da parte di malintenzionati.

 

 

Lo studio condotto da Avast

Da tempo il colosso della cyber security valuta l’impatto della cattiva protezione dei propri dati personali. Lo fa tanto a livello domestico come professionale. La possibilità di subire un furto di dati e quindi una violazione dei sistemi informatici può avere conseguenze molto gravi, tanto a livello personale che, di riflesso, su tutta la società.

Un esempio è quello delle aziende sanitarie che recentemente si sono scoperte vulnerabili all’attacco di cyber criminali in grado di alterare le immagini delle radiografie. È solo un esempio delle possibili conseguenze che derivano da un attacco informatico. L’accesso alle nostre informazioni private può portare serie conseguenze e grosse perdite di denaro.

L’aumento esponenziale dei dispositivi interconnessi dal costo accessibile e in apparenza facili da configurare fa sì che oltre il 40% delle abitazioni ne possieda almeno cinque collegati alla rete. Il problema è che molto spesso chi possiede questi dispositivi non conosce le regole di base per proteggere se stesso e la propria famiglia dalle violazioni della sicurezza.

 

I dati presentati dall’agenzia di cyber security

Durante l’edizione 2019 del Mobile World Congress che si svolge ogni anno in Spagna a Barcellona, è stato presentato il report “Avast Smart Home 2019”. Lo studio è stato condotto su un campione imponente, ben 16 milioni di abitazioni, ed è emerso che il 40,3% di queste possiede almeno 5 dispositivi connessi alla rete. Il dato preoccupante è che di queste, ben il 40,8% non è in grado di proteggersi adeguatamente e presenta almeno un dispositivo vulnerabile agli attacchi. Basta una password debole, o un software non aggiornato per esporre l’intera rete domestica all’azione dei criminali informatici.

Una volta dentro il sistema è facile avere accesso ai dati archiviati all’interno della rete. Questi possono essere venduti a terzi, o restare in possesso dei malintenzionati. In base al tipo di dispositivi collegati è possibile avere accesso a video o registrazioni vocali.

 

Da tempo si conoscono le falle dell’IoT

Avast ha presentato anche le statistiche sui dispositivi che rappresentano un rischio maggiore e si presentano come vere e proprie porte d’accesso.

In testa alla classifica si trovano le stampanti, quasi una su tre ha delle falle gravi che consentono libero accesso a chi intende impossessarsi dei dati personali. Anche i router, e in generale i dispositivi usati per collegarsi alla rete sono delle vere e proprie porte aperte. Le telecamere di sicurezza devono essere configurate da professionisti per non diventare a loro volta il cavallo di Troia attraverso cui essere attaccati.

NAS e dispositivi per lo streaming online chiudono la lista dei possibili anelli deboli della catena.

 

 

Come difendersi da un potenziale attacco hacker

Non è impossibile rendere difficile la vita a chi cerca di appropriarsi delle vite altrui. Le procedure per proteggersi sono ben rodate e oltre a installare un sistema di antivirus, proposto da Avast stesso, è possibile prestare attenzione e seguire delle buone pratiche ancora valide.

Il primo elemento è impostare una configurazione sicura dei dispositivi. Quei device che presentano delle criticità in partenza, quindi software deboli e poco attenti sul piano della protezione dei dati, dovrebbero essere dismessi in partenza. La cara vecchia password alfanumerica rimane il modo migliore per proteggersi dai malintenzionati che popolano il web. Cambiare spesso password rappresenta un sistema efficace per mischiare continuamente le carte e scoraggiare le operazioni criminali.

Recentemente molti software hanno adottato il sistema di autenticazione a due fattori, usando contemporaneamente più dispositivi per confermare l’identità di chi desidera accedere al sistema. Questo rappresenta al momento il sistema più efficace per proteggersi.

Il mondo informatico è sempre in turbinoso aggiornamento, per questo motivo è indispensabile verificare che firmware e software usati siano sempre aggiornati all’ultima versione disponibile. In questo modo si potrà contare anche sugli avanzamenti fatti in tema di sicurezza da parte di tutti gli operatori del settore.

 

 

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