Citomegalovirus: cos’è, come si contrae, cosa fare in gravidanza

Ultimo aggiornamento: 16.09.21

 

Al pari della varicella e della mononucleosi, anche il Citomegalovirus è un virus molto comune che provoca un’infezione generalmente asintomatica e di lieve entità. Allora perché è così temuto in gravidanza? E quali sono i rischi per il feto se si contrae durante il periodo gestazionale? Facciamo il punto della situazione passando in rassegna le evidenze scientifiche e le linee guida condivise da medici ed esperti.

 

Scoprire di essere in dolce attesa è un momento di immensa gioia per una coppia, ma segna anche l’inizio di un lungo percorso fatto di responsabilità, preoccupazioni e grandi cambiamenti. A chiunque diciate “sono incinta”, la reazione sarà più o meno sempre la stessa: “Davvero? Ma che splendida notizia!”. È vero, l’arrivo di un figlio è sempre un’emozione indescrivibile ma porta inevitabilmente con sé qualche timore, uno dei quali è legato alla possibilità di contrarre la cosiddetta infezione da Citomegalovirus in gravidanza.

Sull’argomento si è detto tutto e il contrario di tutto, al punto da generare nei futuri genitori un crescente stato di ansia e inquietudine, spesso fondato su notizie campate in aria e informazioni non veritiere. Tuttavia, anche se in genere non ci si accorge nemmeno di aver contratto la malattia, questo non esclude che possano esserci conseguenze – anche gravi – per il bambino in grembo, ma prima di abbandonarsi a eccessivi e inutili allarmismi è importante dare spazio alla corretta informazione per vivere i nove mesi che precedono il parto in maniera serena e senza rischi (a tal proposito, nella pagina sulle migliori fasce per gravidanza abbiamo raccolto alcuni dei modelli più graditi dalle consumatrici: scoprite quali sono!).

Questo articolo si propone di riportare le osservazioni e i dati raccolti finora in merito agli effetti del CMV durante la gestazione, evidenziando i sintomi e le cause dell’infezione con alcuni consigli utili per una corretta prevenzione.

Come si contrae il Citomegalovirus?

A dispetto di quanto si pensi, l’infezione da Citomegalovirus (CMV) è una patologia molto comune che colpisce tantissime persone in tutto il mondo: si stima, infatti, che circa il 90% della popolazione mondiale l’abbia contratta almeno una volta nella vita (solitamente in età scolare), con sintomatologie diverse a seconda dei casi.

Si tratta, in effetti, di un virus ubiquitario appartenente alla famiglia degli Herpesvirus – come la varicella, il cosiddetto Fuoco di Sant’Antonio, la mononucleosi nei bambini e l’herpes labiale – che, una volta contratto, rimanere dormiente all’interno dell’organismo ospite senza replicarsi né causare la patologia, permanendo in tale stato per diverso tempo e, a volte, anche per tutta la vita.

Tuttavia, durante la fase di latenza, l’agente patogeno può comunque riattivarsi in caso di indebolimento delle difese immunitarie, dando luogo a un’infezione di tipo secondario che, nei soggetti sani e nei bambini, è solitamente asintomatica perché il sistema immunitario è in grado di tenerla sotto controllo.

La trasmissione avviene in genere da persona a persona attraverso i fluidi corporei, ossia con il contatto diretto tramite l’inalazione o l’ingestione di goccioline di saliva e muco, ma non si escluse che il contagio possa avvenire anche per via sessuale o in caso di trasfusioni con sangue infetto.

 

Quali sono i sintomi del Citomegalovirus?

In alcuni casi è possibile che la patologia si accompagni a sintomi generici e di lieve entità come febbre, disappetenza, malessere generale, dolori muscolari e/o articolari e ingrossamento dei linfonodi, ma si tratta comunque di manifestazioni che nella maggior parte dei casi si risolvono nel breve periodo e senza conseguenze particolari, tanto è vero che spesso l’infezione non viene nemmeno diagnosticata.

Cosa succede se si prende il Citomegalovirus in gravidanza?

Per quanto l’infezione da Citomegalovirus non desti particolari preoccupazioni quando viene contratta per trasmissione orizzontale da adulti e bambini in buono stato di salute, può diventare pericolosa nel caso in cui colpisca le donne in dolce attesa, in quanto c’è il rischio che il virus passi attraverso la placenta e infetti anche il feto (infezione congenita). Per il nascituro il rischio di complicanze, sintomi alla nascita e conseguenze a breve o lungo termine è maggiore se la madre contrae l’infezione per la prima volta durante la gravidanza e, in particolare, nel primo trimestre.

Ma attenzione: anche se il bambino ha contratto il CMV, non è detto che manifesti delle patologie gravi dopo la nascita. L’85-90% dei neonati con infezione congenita, infatti, risulta asintomatico e solo il 10% presenterà sequele tardive, come difetti neurosensoriali dell’udito, deficit visivi, ritardi mentali o psicomotori, microcefalia ed epilessia.

In ogni caso, la comparsa di disabilità permanenti è più frequente nei bambini che mostrano già alla nascita i sintomi della patologia, condizione che però non può essere diagnosticata in utero e della quale ci si accorge solo in seguito al parto, a volte anche mesi o anni dopo.

Precisiamo, inoltre, che un’eventuale infezione da Citomegalovirus in una gestante che ha già contratto la patologia in passato (la cosiddetta infezione di tipo secondario) è meno allarmante. Infatti, in queste situazioni, la madre trasmette al feto non solo il virus ma anche gli anticorpi per debellarlo, il che significa che il nascituro avrà un minor rischio di sviluppare complicanze.

 

Come si fa a sapere se si è già contratto il Citomegalovirus?

Per scoprire se si è già contratto il CMV si può effettuare uno screening precoce con un semplice esame del sangue che accerti la presenza degli anticorpi anti-citomegalovirus. Attraverso questo test vengono rilevati sia gli anticorpi IgM, ossia le immunoglobuline che si formano quando l’infezione è in corso o recente (all’ordine dei due mesi antecedenti all’esame), sia gli anticorpi IgG che, invece, vengono prodotti quando l’infezione è già stata contratta e debellata in passato.

Pertanto, dal momento che l’infezione da CMV decorre spesso senza dare alcun sintomo, il risultato dell’esame permette al medico di stabilire il momento esatto in cui la gestante potrebbe aver contratto il virus, in modo da valutare il livello di rischio durante la gravidanza.

Come si cura l’infezione da Citomegalovirus?

Purtroppo a oggi non esistono ancora terapie efficaci né per prevenire la trasmissione materno-fetale del virus né per scongiurare il pericolo di complicazioni al bambino. Pertanto, la prevenzione rimane l’unica arma veramente efficace per limitare il rischio di contrarre il CMV durante il periodo gestazionale. Le misure precauzionali da adottare sono principalmente di natura igienica, ossia:

– evitare contatti troppo ravvicinati con i bambini sotto i tre anni;

– lavare frequentemente le mani con acqua e sapone, soprattutto dopo il cambio di pannolini o dopo aver toccato il naso o la bocca dei bambini piccoli;

– non condividere con loro bevande, posate, bicchieri e altri oggetti che possono essere venuti a contatto con la saliva o le vie respiratorie (mani e piedini compresi).

Questi piccoli accorgimenti, anche se non possono escludere al 100% la trasmissione del Citomegalovirus, si rivelano comunque efficaci nel prevenire il contagio del feto durante i nove mesi di gravidanza.

 

 

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