Tutto quello che dovete sapere sul parto naturale

Ultimo aggiornamento: 26.10.21

 

Temuto dalle donne e marchiato dal più incisivo degli anatemi, il parto naturale può diventare il momento di massima espressione della forza fisica femminile

 

Il termine parto naturale si usa per indicare il modo in cui viene alla luce il bebè: cioè col passaggio attraverso la vagina. È inteso come l’opposto del parto cesareo, in cui si pratica un taglio dell’utero attraverso l’addome. Può essere operativo, cioè si possono usare degli strumenti o delle manovre per stimolare le contrazioni, è il caso dell’ossitocina, o l’espulsione, con la ventosa.  

Partorire non è una passeggiata e del resto non è un evento così comune. Richiede una certa dose di coraggio, fiducia nelle proprie capacità, amore e benevolenza, verso se stesse prima di tutto il resto. E se fosse una cosa solo per poche elette, non saremmo oltre 7 miliardi di persone sul pianeta.

Ci sono alcuni accorgimenti e nozioni da conoscere per tempo, che si rivelano utili per riconoscere i sintomi alcuni giorni prima del parto, ed entrare nello stato mentale favorevole affinché tutto vada per il verso giusto.

 

Le fasi del parto

Si identificano alcuni fenomeni specifici che preparano il collo dell’utero perché si apra fino a lasciare al bambino lo spazio sufficiente per farsi strada e venire alla luce. Perché il feto possa attraversare il canale del parto devono verificarsi alcune condizioni, che si manifestano in maniera sistematica e riconoscibile, anche quando si tratta del primo figlio.

Si identifica una cosiddetta fase prodromica cioè quegli eventi che precedono il travaglio vero e proprio e che danno delle avvisaglie utili per mettersi in condizione di ascolto attivo del proprio corpo.

In questa fase c’è la perdita del tappo mucoso, di solito un fenomeno direttamente visibile dalla donna. Si tratta di un vero e proprio tappo di muco che si trova al livello del collo dell’utero e che viene espulso quando questo inizia la sua trasformazione per favorire il passaggio del neonato nel canale del parto. Non tutte scoprono com’è tappo mucoso, infatti il suo disfacimento può essere graduale ed essere confuso con le normali perdite che accompagnano l’ultimo periodo della gravidanza.

Le maggiori trasformazioni in questa fase sono a carico dell’utero che si ammorbidisce grazie alle contrazioni prodromiche, si accorcia e inizia la sua dilatazione. In una fase precedente e durante l’arco della gravidanza, organi interni, pelvi e bacino hanno già subito delle trasformazioni, cambiando posto e adattandosi per fare spazio al feto che si accresce per poi favorire il suo passaggio.

Quindi il travaglio si articola in tre stadi distinti che corrispondono a degli eventi precisi. Il primo, detto fase dilatante, è l’arco di tempo necessario per completare la dilatazione da 4 a 10 cm. Ha una durata variabile ed è costantemente monitorato dall’ostetrica se si decide di fare il travaglio in ospedale e non da sole in casa.

Al secondo stadio si ha la fase espulsiva, caratterizzata dalla comparsa delle spinte spontanee e quindi la fuoriuscita del bambino. Nel terzo stadio, viene espulsa la placenta e l’utero inizia a tornare alla sua posizione consueta.

 

Come si riconosce il travaglio attivo

Il dolore all’utero può manifestarsi nei giorni precedenti il vero e proprio momento del parto. Infatti, specie per le primipare, il suo adattamento richiede tempo e l’ultimo periodo della gravidanza può essere caratterizzato da contrazioni sporadiche che possono provocare dolore.

Questi segnali non devono spaventare né mettere in allerta, anzi sono la prova che il corpo risponde bene agli stimoli necessari a favorire l’ambiente adeguato alla nascita. Si possono anche manifestare delle minime perdite di sangue nella fase subito precedente l’inizio del travaglio vero e proprio. Non sempre la rottura delle acque, cioè delle membrane, è un evento eclatante. Si può manifestare in maniera diversa e le perdite possono essere minime.

Durante il corso preparto sarà possibile fare domande all’ostetrica per chiarire i dubbi riguardo le procedure consigliate in ogni struttura nascita. Di solito, però, la raccomandazione è di usare le contrazioni per capire quando andare in ospedale. La loro frequenza si fa via via maggiore, il ritmo tra l’una e l’altra diventa stabile e questo è il segnale che il travaglio attivo è iniziato e si è quasi pronte per la sala parto. Spesso gli ospedali non lasciano entrare il compagno durante il primo stadio del travaglio che può avere una durata variabile e che di certo non è piacevole trascorrere da sole.

Come lenire i dolori del parto

Ci sono diversi metodi per allentare la morsa del dolore. A seconda della fase in cui si trova l’utero è possibile intervenire in modi diversi. Quando le contrazioni sono ancora sporadiche o irregolari, è possibile usare metodi alternativi che permettono di allentare la pressione sul corpo. L’acqua tiepida sulla schiena, con impacchi o immergendosi in vasca, può aiutare allentando le tensioni muscolari e lo stress.

La partoriente ha il diritto di richiedere l’impiego dell’anestesia. In questo caso è importante comprendere con precisione che protocollo viene usato nell’ospedale in cui si immagina di partorire. Non tutte le epidurali sono realizzate allo stesso modo, esistono differenze sostanziali e anche la reazione può essere diversa da persona a persona. Sarà utile approfittare del colloquio preventivo con l’anestesista per fare domande e cercare di chiarire ogni dubbio al riguardo.

Quando si tratta di comprendere come riconoscere le contrazioni si deve cercare di separare l’urgenza di contenere il dolore rispetto alla reale comprensione delle azioni da intraprendere. I dolori non sono sempre sintomi che il travaglio è vicino.

 

Parliamo del dolore, apertamente

Uno dei timori che più spesso si associa al parto è quello legato all’incognita del dolore, di cui non si conosce l’entità. È definito come il più intenso che una donna possa esperire nella vita, ma è bene fare dei distinguo.

Dubbi leciti assalgono le donne che per la prima volta si apprestano a dare alla luce il proprio figlio. È normale chiedersi come sono le contrazioni, temere di non essere all’altezza di sopportare la sofferenza. La loro stessa natura è distinta rispetto a qualsiasi altro dolore provato in precedenza, perché i dolori delle contrazioni non hanno strascichi. Questo aspetto è essenziale per comprendere come affrontare questa enorme sfida.

Qualsiasi altro dolore si protrae anche dopo che cessa la causa che lo ha procurato. Basti pensare ai dolori di origine traumatica che permangono costanti fino alla ricostituzione dei tessuti, oppure le cefalee e le infiammazioni nervose.

Il dolore del parto si esaurisce del tutto dopo essersi manifestato insieme alla contrazione. Tra l’una e l’altra c’è un periodo di riposo che molte donne usano per dormire, riposarsi e allentare le tensioni. Questa è la fase utile per la dilatazione uterina e per dare inizio travaglio in fase espulsiva.

La dilatazione è funzionale al parto, non il dolore. Alcune ostetriche aiutano le donne suggerendo loro di vivere il dolore come un’onda da cavalcare, che segna il ritmo con cui imprimere le spinte e lasciare che sia il corpo stesso a fare spazio perché il bebè possa farsi largo. Non bisogna avere paura del dolore, presto si comprende che segue uno schema preciso e funzionale.

 

Cosa succede davvero durante il parto

Il parto avviene in maniera spontanea in un periodo che varia leggermente da donna a donna ma che si considera normale dopo 37 o 41 settimane dopo l’ultima mestruazione. Cioè la data utile per determinare la “data presunta del parto” già all’inizio della gravidanza.

Nella maggior parte dei casi, il bebè nasce dopo 40 o 41 settimane. Dopo questo periodo i medici valutano l’opportunità di intervenire attivamente per stimolare il parto per non incorrere in rischi legati all’invecchiamento della placenta.

L’induzione deve essere valutata con attenzione e la madre ha il diritto di essere informata dettagliatamente riguardo a quello che succede al proprio corpo. L’induzione con ossitocina per provocare le contrazioni può dare origine a un parto doloroso in maniera difficile da controllare. Nella vita della donna, e in quella di ogni individuo durante la propria nascita, travaglio e parto rappresentano un momento di netta trasformazione. Richiede l’impiego e la capacità di attingere a risorse che non si pensava di possedere.

 

Come prepararsi fisicamente e mentalmente

Le fasi della gravidanza sono segnate da improvvisi cambiamenti umorali, spesso dovuti all’instabilità ormonale ma anche a tratti peculiari del carattere di ogni donna. È una fortuna riuscire a godere del periodo dell’attesa e instaurare un rapporto di intimità e complicità con il proprio figlio.

Prepararsi mentalmente ad affrontare il momento della nascita è l’opportunità di accumulare le conoscenze condivise tra donne. La condivisione deve essere sempre piacevole e stimolante per la gravida e non caricarla di maggiore incertezza e dubbio.

Uno dei luoghi comuni più divertenti associati al parto, nei racconti alle gestanti è la ferma dichiarazione che ogni mamma ha dimenticato i dolori provati. Salvo poi indulgere in dettagli raccapriccianti degni del peggior film splatter.

A patto di farsi carico del rischio di scoprire più di quanto si vorrebbe sapere, è sempre utile condividere il tempo della gravidanza con altre donne che sono passate attraverso questa fase. Del resto, siamo animali sociali e parte dell’apprendimento alla vita stessa avviene per condivisione di esperienze.  

Altrettanto importante è preparare il corpo all’evento della nascita. Si possono svolgere attività diverse, per esempio si consiglia spesso di massaggiare la vagina e l’ano con olio. Il prezzo dell’olio di cocco non è eccessivo e il tipo di grassi che contiene lo rendono adatto, ma si può anche preferire il più classico e dermocompatibile olio di mandorle. Il massaggio aiuta ad ammorbidire i tessuti e renderli più elastici e quindi in grado di accompagnare la dilatazione.

Fare passeggiate e in generale un’attività fisica moderata è utile e la verticalità è un buono stimolo durante le fasi finali della gravidanza. Il sesso col partner è funzionale in questa fase per stimolare la produzione di ormoni utili a far iniziare le contrazioni uterine.

 

Scegliere la struttura dove partorire per tempo

L’ospedale non mette solo a disposizione il lettino per neonati: ogni struttura segue un preciso protocollo in base a come è organizzata la sala parto e a seconda delle disposizioni del primario. Del resto, anche la definizione di parto normale può variare molto in base al contesto, l’epoca in cui avviene e anche a seconda delle procedure impiegate. È necessario comprendere che partorire non è un evento banale solo perché tutti, in un modo o nell’altro, siamo nati.

Scegliere con attenzione l’ospedale significa comprendere cosa avverrà durante la prima fase del travaglio, se si starà da sole o se è ammessa la presenza del compagno o di una persona cara. Le limitazioni legate al periodo che stiamo vivendo pongono la donna di fronte all’obbligatorietà di affrontare da sola questo momento così importante. Una volta in sala parto sarà importante sapere in anticipo quali pratiche vengono approvate e quali invece sono considerate inadeguate per mettere a proprio agio la partoriente, stimolare la nascita e accogliere il nascituro.

Non sempre le aspettative corrispondono a quando veramente si realizza alla nascita. Essere pronte a ogni evenienza significa anche non essere colte alla sprovvista e conoscere bene quali sono i propri diritti di donna ed essere umano. In Italia sono noti come Ospedali amici del bambino e sono delle strutture in cui si concentra la maggiore attenzione per favorire la migliore esperienza per madre e figlio in questo delicato momento della vita.

A pregnant woman prepares a bag for the hospital

Anche se queste strutture non rappresentano la maggioranza, è possibile contattarne una per chiedere delucidazioni in merito al protocollo impiegato nelle diverse fasi della nascita. Si potrà quindi verificare quanto si avvicini il protocollo della struttura più prossima con il proprio ginecologo o visitando il reparto di ostetricia.

Ci sono diversi aspetti psicologici legati travaglio e parto che non vanno sottovalutati, specie considerando che il corpo vive una fase di vera e propria depressione in seguito. Collezionare ricordi belli e stimolanti del momento della nascita aiuterà la donna ad acquisire la necessaria fiducia in se stessa per affrontare la vita che verrà dopo.

 

 

 

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