Croci e delizie dell’allattamento misto: il biberon come alleato della mamma

Ultimo aggiornamento: 12.09.19

 

Alcuni trucchi per alternare seno e biberon, senza panico e per godere al massimo dei vantaggi che offre questa soluzione

 

È un ritornello che si sente spesso ed è anche motivo di frustrazione per molte mamme, perché non riuscire ad allattare al seno il proprio bambino genera spesso una grande delusione. In fin dei conti ci si sente madri a metà, incapaci di dare al piccolo quello di cui ha bisogno. Nella vita di una mamma sono tante le volte in cui si ascoltano racconti di altre donne che, peccato, il latte non era abbastanza, non saziava, il piccolo non cresceva, piangeva era nervoso. E allora l’avvento del latte in formula pare risolvere ogni guaio, peccato lasci una smorfia di frustrazione in chi racconta di non essersi sentita all’altezza.

Di fatto nella narrazione sull’importanza dell’allattamento al seno materno per il corretto sviluppo del bebè, del suo attaccamento alla madre, la nascita del rapporto di simbiosi e relazione profonda, manca sempre un dettaglio importante. Allattare al seno è estremamente faticoso. E questo non vuol dire che non ne valga la pena o che non si possa fare serenamente. Ma una mamma ha diritto a ricevere l’aiuto, che desidera e di cui ha bisogno, da parte di tutti quelli che le stanno intorno. Dal papà del piccolo alla società tutta.

 

Allattare al seno e con il biberon, quali difficoltà

Ci sono diverse ragioni che spingono una madre ad alternare l’allattamento al seno con quello al biberon. Si tratta di una scelta che tante mamme fanno e che spesso finisce col penalizzare l’allattamento naturale per colpa di consigli sbagliati o superficiali.

Non importa la ragione per cui è necessario alternare il seno al biberon, se la madre sente di volere e potere continuare ad attaccare il figlio al seno, è bene seguire alcuni accorgimenti.

Spesso è proprio in ospedale che avviene il primo fraintendimento, malgrado gli operatori ce la mettano tutta per invogliare la mamma ad allattare al seno. I bimbi stremati dallo stress del post parto spesso piangono disperati. Del resto come biasimarli: fino a poche ore prima vivevano immersi in una piscina in cui non mancava nulla e nulla era richiesto per la loro sopravvivenza.

In questi casi gli stessi operatori in ospedale suggeriscono di dare un biberon di latte artificiale per aiutare il piccolo a calmarsi. In pochi istanti bevono una quantità di latte molto importante, si sentono un po’ come ci sentiamo noi adulti dopo il pranzo di Natale. E in quei casi vi capita di addormentarvi, corretto? L’associazione biberon =  calma è stata instillata, è possibile che da qui non si torni più indietro.

 

 

Scegliere di dare l’aggiunta quando necessario

Altre volte è la mancata crescita del bambino a destare sospetti. Basterebbe analizzarne con calma le cause per scoprire che magari il bimbo non cresce perché non riesce ancora ad attaccarsi bene, i muscoli della bocca non sono adeguatamente sviluppati e non è in grado di alimentarsi a sufficienza.

In questi casi, la scelta di dare l’aggiunta arriva quasi unanime dagli esperti che si occupano della salute del bambino, i medici dell’ospedale prima e il pediatra dopo. Ma l’aggiunta dovrebbe essere ancora una volta di latte materno.

Tirarlo tra una poppata e l’altra non sempre riesce nell’obiettivo. Il tiralatte, anche il migliore, non sempre è in grado di simulare il movimento della bocca del bambino. Anche fattori legati alla stanchezza, lo stress e la mancanza di fiducia, possono incidere nella produzione di ulteriore latte da tirare e conservare.

 

Dispositivi per favorire l’attaccamento del neonato

Lo scenario può sembrare catastrofico e di fatti in molti casi lo è davvero. Le mamme si sentono sperdute, combattute tra il desiderio di stare con il proprio bambino e l’esigenza di tirare il latte. A questo si aggiunge la grave stanchezza del post parto, il post partum blues, ed è proprio dura gestire tutto senza un adeguato sostegno da parte della famiglia e la cerchia di amici più intimi.

La scelta di soluzioni alternative potrebbe essere d’aiuto in alcuni casi. La prima regola è quella di scegliere un biberon con cui somministrare il latte, artificiale o di mamma, che abbia la stessa conformazione rispetto al seno. Quindi con un tiraggio lento e che richieda uno sforzo da parte del bambino perché sia in grado di allenare i muscoli della bocca.

La stimolazione del capezzolo è anche imprescindibile per riuscire a far aumentare la produzione di latte.

Esistono dei dispositivi per l’allattamento supplementare (DAS) che si limitano a far calare un tubicino vicino al capezzolo. Questo è collegato con una sacca piena di latte che la mamma indossa al collo. Un modo un po’ macchinoso ma efficiente di proporre il seno al bebè offrendo le giuste quantità di latte e allo stesso tempo stimolando il seno con la suzione.

 

Allattare al seno è una scelta consapevole

Offrire il seno al bimbo è un gesto naturale che tante mamme immaginano di poter compiere mentre accarezzano il pancione. La realtà a volte può essere diversa e ci si può trovare spaesate dovendo gestire tante difficoltà e novità all’improvviso.

Eppure basterebbe avere fiducia nelle proprie capacità e nelle competenze innate del bambino. Infatti, superata la fase critica della partenza, una volta avviato l’allattamento fila via che è una bellezza. Anche quando si decide di farlo servendosi anche del biberon.

Man mano che il bebè cresce e sviluppa una certa dimestichezza con il nuovo gesto della suzione, riesce a distinguere i movimenti da fare per succhiare dal biberon oppure prendere il latte dal seno di mamma.

 

 

Il senso di colpa non serve a nessuno, garantito

Andrebbe ripetuto con sempre maggiore intensità: una mamma che non allatta non è di per sé una cattiva mamma.

Cercare di instaurare un rapporto intimo e di vicinanza con il piccolo marziano che improvvisamente ci si trova tra le braccia è naturalmente bello. Lo è soprattutto perché si innescano reazioni chimiche che spingono a percepirlo come un evento bello malgrado lo sfinimento.

Ostinarsi a essere diversi da quello che si è, non avere a disposizione le giuste informazioni e farsi confondere da consigli non richiesti, questo può alterare i rapporti.

 

 

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