Pulire il biberon a mano e col detersivo adatto

Ultimo aggiornamento: 12.11.19

 

L’igiene degli oggetti per la cura del bebè richiede grande attenzione e cambia a seconda del tipo di alimentazione seguita

 

La cura del biberon è imprescindibile per garantire una buona salute del bambino. Specie durante i primi mesi di vita è particolarmente soggetto all’attacco di agenti patogeni che il suo organismo non è in grado di affrontare.

La scelta del metodo di nutrimento del bambino spesso non incide sul tipo di accessori usati per dargli il latte. Tanto chi decide per l’allattamento artificiale come per quello con il latte materno è probabile che si serva di biberon e tettarelle per somministrare i pasti.

Poi la bottiglietta rimane tra gli oggetti quotidiani per tanto tempo, si può usare per somministrare pasti liquidi e bevande anche dopo lo svezzamento. Per questo è importante che sia tenuta con cura e gli si riservino attenzioni speciali. Come per esempio lavando gli oggetti destinati ai pasti del neonato con un detersivo delicato e specifico.

 

Meglio a mano o in lavastoviglie?

Anche se i biberon realizzati oggi sono obbligatoriamente privi di BPA e quindi non reagiscono se esposti alle alte temperature, esiste un disguido di fondo riguardo la possibilità di lavarli in lavastoviglie.

Il lavaggio a macchina non si sostituisce alla sterilizzazione. Per abbattere la carica batterica le temperature devono superare gli 80° e sono più efficaci quando sono ancora più alte. La lavastoviglie non raggiunge questi valori e non ha senso impostare lavaggi più aggressivi per sterilizzare il biberon. È certamente più semplice usare uno sterilizzatore a vapore e completare così il ciclo dell’igienizzazione.

Un altro dettaglio da considerare quando si lava il biberon è che i detersivi usati, tanto quelli per il lavaggio a mano o in lavastoviglie, sono pensati per sgrassare. Quindi sono molto più aggressivi e a lungo andare intaccano la superficie di plastica delle pareti interne rendendole più porose. Il risultato è un veloce ingiallimento e la possibilità che residui di sapone e latte si incrostino nei punti più difficili da raggiungere.

 

 

Come si sterilizza un biberon

La scelta migliore è rappresentata dal lavaggio a mano seguito in un primo tempo dalla sterilizzazione a vapore. È possibile mettere a bollire dell’acqua in una pentola in cui immergere il biberon o lasciarlo sospeso su una vaporiera.

Di certo la scelta più comoda è rappresentata dalla possibilità di usare uno sterilizzatore specificamente pensato per questo scopo. Quindi è semplice infilare tutto dentro, bicchiere, tettarella, elementi del tiralatte e simili. E contestualmente dimenticarsene fino al giorno dopo, dato che la sterilizzazione è efficace entro le 24 ore.

Sotto il profilo dell’abbattimento dei motivi di rischio e preoccupazione, lo sterilizzatore batte tutti. Non ci sarà il patema di dover controllare lo stato della pentola, o che si possa versare dell’acqua bollente. Anche se gran parte delle madri che hanno dato alla luce le mamme contemporanee è sopravvissuta a queste calamità, sapere di poterne fare a meno dà un certo sollievo.

 

Il biberon può avere lunga vita se trattato bene

Anche se caldamente sconsigliato da tanti professionisti della salute del bambino, il biberon rimane un fedele compagno di viaggio molto a lungo. Infatti è il modo più semplice per portare con sé bevande e acqua da offrire al piccolo ogni volta che serve. Specie se si è fuori casa. Inoltre rappresenta un oggetto facile da manipolare, afferrare e cui il piccolo può accedere autonomamente quando ha sete.

Ma è bene considerare le conseguenze di questa scelta. La suzione prolungata rallenta oppure ostacola il corretto sviluppo dei muscoli facciali. Il risultato potrebbe essere un ritardo nello sviluppo del linguaggio. Anche in termini di emancipazione e crescita, è importante dare al piccolo la responsabilità di gestire il bicchiere. Lasciarlo libero di bagnarsi o di romperlo significa offrirgli la possibilità di fare esperienza con le cose che avvengono nel mondo intorno a sé.

 

Prodotti da preferire per la pulizia degli oggetti per l’alimentazione del bebè

Quando si parla di rimuovere le incrostazioni che si formano nella bottiglia del bebè non ci si riferisce certo alla necessità di ripulirlo da grasso o sporco bruciato. Quindi l’intervento deve essere proporzionale al tipo di macchie da dover sciogliere.

Quando si parla di detersivi appositi per biberon, bicchieri, piattini e posate ci si riferisce a detergenti in grado di sciogliere e ammorbidire le macchie superficiali senza intaccare in profondità la struttura dell’oggetto.

È quello che succede quando si mette il biberon in lavastoviglie, dove oltre all’azione delle alte temperature si associa anche quella dei detersivi particolarmente aggressivi. Che devono appunto sciogliere le incrostazioni bruciacchiate.

Tra i detersivi che meritano attenzione ci sono quello della NUK e Baby Anthyllis. Sono prodotti realizzati con grande cura nella scelta delle materie prime e che sfruttano additivi organici per sciogliere le incrostazioni di cibo.

 

 

Tensioattivi chimici o enzimi organici per la pulizia degli oggetti del bebè?

La differenza tra i saponi comunemente usati per lavare i piatti e quelli destinati all’uso esclusivo delle stoviglie del bebè sta tutta nella lista degli ingredienti.

Per definizione, il sapone scioglie l’olio. Quindi si lega alle molecole di sporco e le porta via grazie alla reazione chimica che avviene in soluzione con l’acqua e insieme all’azione meccanica dello strofinare. Per questo motivo è tanto utile l’ammollo con acqua e sapone quando i piatti sono particolarmente sporchi.

Ma oltre a questo, il sapone per i piatti contiene dei tensioattivi di natura sintetica che servono a potenziare il potere sgrassante per essere più efficaci in minor tempo. I residui che restano sulle superfici possono accumularsi e ci capita di non accorgerci che rimangano nel piatto in cui mangiamo.

La composizione dei detergenti per le stoviglie del bebè, invece è composta in prevalenza da sapone e additivi naturali. In particolare l’azione detergente è garantita da enzimi di origine organica, quindi innocui, che si legano alle proteine del latte disintegrandole e rendendone più facile la rimozione.

 

 

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