Come utilizzare l’omogeneizzatore

Ultimo aggiornamento: 01.03.24

 

Se si è alle prime armi e non si ha avuto a che fare con un bebè da tanto tempo, o mai, prima di essere sul punto di diventare genitori può essere facile perdere la bussola di fronte alle tante possibilità che offre il mercato.

Ci sono oggetti di ogni tipo, la tecnologia offre soluzioni per risolvere ogni problema, o presunto tale, che non si credeva di poter avere. In molti casi non si credeva di avere, e basta.

Eppure, come in ogni cosa, saper scegliere lasciandosi guidare dalle proprie abitudini e necessità è il miglior faro su cui contare nei momenti di grande confusione.

Se i più spartani rinunciano bellamente a buona parte dei gadget che fanno la fortuna delle aziende che si occupano della primissima infanzia, altri, anche i più estremisti, trovano nell’omogeneizzatore una risposta efficace per controllare la qualità dei pasti da offrire al bebè.

Il vantaggio sta tutto nella possibilità di controllare direttamente la qualità e la provenienza degli ingredienti, dribblando efficacemente le lusinghe dei prodotti preconfezionati proposti dall’industria del baby food.

Quindi, addio a ingredienti nascosti, false lusinghe e specchietti per le allodole di cui spesso si servono dal dipartimento marketing per proporre omogeneizzati 100% naturali/biologici/controllati…

È utile l’omogeneizzatore?

E quindi, in soldoni, l’omogeneizzatore serve oppure no? Dobbiamo essere sinceri, e di fatto no, non serve affatto.

Nel senso che dovrete stare tranquilli e sapere che no, vostro figlio non rinuncerà a frequentare l’università per colpa del trauma causato dal fatto che il suo cibo non fosse perfettamente processato all’epoca dello svezzamento.

Né svilupperà gravi conseguenze metaboliche e disfunzionali se non assumerà tutta la razione di vitamine e minerali per etto di ingrediente proposto.

Quello che potrebbe succedere è che senta il peso di un’attitudine poco serena da parte degli adulti che si occupano di nutrire il piccolo e affiancarlo fino alla scoperta di nuovi sapori e consistenze diverse dal latte.

Quindi se i genitori si sentono più sicuri proponendo ai figli cibo processato, finemente tritato e perfettamente omogeneo, ben venga.

Purché sia chiaro che questa rappresenta solo una fase e che deve essere vissuta in maniera consapevole e ragionevole da parte dei genitori.

Ritardare l’introduzione dei cibi solidi, quindi non frullati, limita la capacità del piccolo di allenare i muscoli interessati nel processo della masticazione, quindi di fatto ne ritarda lo sviluppo.

Senza nulla togliere alle vellutate che a tutte le età rappresentano un efficacissimo comfort food, caldo, morbido e gradevole.

 

Qual è la differenza tra omogeneizzatore e frullatore

Tra i due sistemi la differenza fondamentale sta nella quantità di aria che il cibo ingloba durante il suo sminuzzamento.

Se bevuto appena fatto, un frullatone è pieno di scoppiettanti bollicine che fanno anche parte del piacere del gustare un beverone ricco di frutta, verdura e semini a seconda dei nostri gusti.

Ma se il composto deve essere conservato e deve essere usato per essere proposto come pasto per i più piccoli aumentano le possibilità che si formino colonie di batteri al suo interno.

La ragione è semplice. Il cibo sminuzzato offre una maggiore superficie all’azione dell’aria. È la stessa ragione per cui si raccomanda di prestare grande attenzione quando si manipola la carne tritata o tutte le tartare in generale.

Il cibo si decompone all’aria, quanto maggiore è la sua esposizione, in termini di superficie da attaccare e di tempi, più rapido sarà il processo che ne determina il decadimento.

Offrire al bebè del cibo avariato non è certo il nostro obiettivo.

Ed è facile notare come la frutta, quella che più facilmente si ossida, diventa scura se tritata manualmente con la vecchia classica grattugia rispetto all’omogeneizzatore che lavora a bassi giri e a impulsi.

 

Come funziona l’omogeneizzatore?

La forma delle lame concorre a rendere più efficace il taglio senza formare schiuma, quindi bolle d’aria all’interno del prodotto processato.

Si tratta di un accorgimento che non viene usato da parte di tutti i produttori, ma che determina la buona qualità di un elettrodomestico rispetto a un altro.

Nei modelli più completi è possibile cucinare prima di tritare il cibo, quindi il numero di passaggi da un contenitore all’altro è notevolmente ridotto e il prodotto finito è più sicuro.

La profilassi attenta, però, non deve essere la priorità a meno di specifiche esigenze del neonato. Infatti allenare il sistema immunitario a riconoscere una quantità non eccessiva di batteri naturalmente presenti nell’ambiente è cosa buona e giusta.

 

Dove comprare un omogeneizzatore di buona qualità?

Se ne trovano ovunque, sia nei negozi fisici sia in quelli online. La differenza sta tutta nello scegliere elettrodomestici in grado di soddisfare le necessità della famiglia e determinare l’acquisto in base a queste.

Infatti, non tutti i modelli sono uguali, processano le stesse quantità di cibo, offrono le stesse funzionalità.

E dovrebbe essere prioritario tenere in considerazione le abitudini alimentari di ogni nucleo familiare, così come la disponibilità di tempo da dedicare alla preparazione dei pasti.

Il modo più semplice per non restare delusi e trovare dei modelli in grado di rispondere alle proprie aspettative è di confrontare le recensioni dei singoli articoli. Si tratta di un lavoro lungo e certosino, ma ne vale la pena.

 

 

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