Come evitare la sindrome della morte in culla

Ultimo aggiornamento: 23.08.19

 

Si ritiene sia una delle principali cause di morte nella fase neonatale e ancora non se ne conoscono con precisione le cause. Alcuni accorgimenti possono ridurre drasticamente la probabilità che accada

 

Si tratta di uno dei peggiori spauracchi che si apprendono durante i corsi preparto. E anche per la scienza medica rappresenta un grande grattacapo perché non se ne conoscono le cause. Eppure la sindrome della morte in culla, SIDS, è reale e rappresenta un rischio specie per i piccoli sotto l’anno di età. Riuscire a convivere con questa paura è possibile, soprattutto se si conoscono le buone pratiche di prevenzione per garantire un buon sonno al piccolo. Alcuni suggerimenti e attenzioni da seguire sono indispensabili per infondere sicurezza e serenità ai genitori, che si traducono anche in una migliore qualità del riposo.

 

Cos’è la SIDS

La SIDS (Sudden Infant Death Syndrome) rappresenta un vero e proprio enigma che ancora i medici non sono riusciti a sciogliere del tutto. Non sono ancora del tutto chiari quali siano gli aspetti che causano la morte improvvisa del bambino e sono state fatte delle ipotesi solo in parte confermate. Anche l’esame autoptico non è in grado di sciogliere tutti i dubbi legati a questa morte che avviene durante il sonno. Noti anche come “morti bianche”, questi decessi avvengono mentre il bimbo dorme, in apparenza perché non è in grado di rendersi conto di non stare respirando.

Le tante incognite che riguardano il fenomeno sembrano convergere su alcuni punti chiave. Per esempio, si suppone che sia la carenza d’ossigeno responsabile della mancata attivazione dei sistemi di allerta. Gli stessi che l’organismo adulto mette in atto quando si rende conto di non stare respirando.

Raffreddori, congestioni alle vie respiratorie e difficoltà in generale a respirare, quindi ossigenare l’organismo, comportano maggiore rischio. Specie per i bambini più fragili perché nati sottopeso o prematuri.

Quel che però si è riscontrato con certezza è il drastico calo dei casi di morte in culla quando vengono seguite le raccomandazioni suggerite dall’OMS. Oltre all’Organizzazione Mondiale della Salute, per estensione, anche il Ministero della Salute raccomanda di seguire queste buone pratiche.

 

 

Cosa dicono i pediatri

Dagli anni ’90 in poi sono state diramate le indicazioni per la prevenzione della SIDS. Si tratta di buone pratiche che si sono rivelate valide per abbattere drasticamente il tasso di morti premature. La fascia più a rischio si considera compresa entro l’anno di vita e raggiunge un maggiore picco tra il secondo e il quarto mese di vita. Prestare attenzione ad alcuni aspetti essenziali consente di fare la differenza.

In Italia si stima una riduzione del 90% dei casi di morte bianca dopo l’adozione sistematica delle raccomandazioni ufficiali. Gli elementi cui prestare grande attenzione riguardano in primo luogo le condizioni di salute del bebè e quindi quelle dell’ambiente in cui dorme e vive.

Anche le abitudini della madre durante la gravidanza possono incidere sulla possibilità di essere maggiormente esposti al rischio.

 

Le regole per dormire più sereni

Ci sono alcune regole essenziali che vanno seguite, lasciandosi guidare dal buon senso e in molti casi dall’attenta comprensione delle esigenze del bebè.

La prima regola è di consentire al piccolo di avere aria a disposizione. Quindi devono tassativamente mancare elementi che contrastano la sua capacità di respirare liberamente.

1. Solo a pancia in su. Il bambino durante le prime settimane di vita deve dormire esclusivamente in posizione supina. La posizione a pancia in su è essenziale per evitare che il nasino possa restare incastrato tra le coperte e il materasso. Quindi la posizione sul fianco oltre quella a pancia in giù sono caldamente sconsigliate, il piccolo potrebbe girarsi e restare intrappolato. La sua capacità di movimento è molto limitata e non avrebbe la possibilità di rigirarsi o chiedere aiuto.

2. Si dorme in camera coi genitori. Il sonno del neonato è un delicato esperimento antropologico, e solo per questo varrebbe la pena lasciarlo dormire al proprio fianco. Infatti risponde in maniera funzionale ai principi evolutivi che si sono affermati nel corso di centinaia di migliaia di anni e hanno determinato la sopravvivenza della specie. Mettendo da parte complicati discorsi evoluzionistici e le loro ripercussioni sullo sviluppo del DNA umano, basta tenere a mente il fatto che dormendo tutti insieme è più facile accorgersi di un’eventuale criticità.

3. Non si fuma. La regola andrebbe seguita sempre e a prescindere dal fatto di essere o meno genitori. Ma in particolare nella camera dove dorme il bebè e più in generale in casa non si fuma. C’è poco da aggiungere.

4. Meglio freschi. La temperatura ottimale in camera è di 20°. Tolte le prime ore dopo il parto, il neonato percepisce la temperatura esattamente come fa un adulto. Quindi non è il caso di esagerare col riscaldamento, un clima subtropicale in camera non aiuta a respirare correttamente.

5. Il materasso deve essere rigido e su misura. Ben sostenuto perché deve reggere il peso della schiena in maniera corretta. In questo modo si evita che il piccolo inarchi il corpo portando il mento verso il petto. Cosa che gli impedirebbe di respirare correttamente. Il materasso su misura serve a evitare che possa scivolare sotto le coperte che ne limiterebbero la capacità di respirare bene. Meglio scegliere un riduttore per lettino delle dimensioni del bebè in modo che possa toccare coi piedi il fondo e non andare sotto le coperte.

6. Niente cuscini. Né peluche o paraurti oppure coperte particolarmente imbottite. La ragione è simile a quella già vista: si rischia che il naso del piccolo sia coperto e quindi possa respirare male.

7. Non si dorme sul divano. O su altre superfici da cui il piccolo potrebbe cadere e farsi molto male.

8. Il ciuccio aiuta. Meglio se si ciuccia il seno della mamma ma all’occorrenza dopo il primo mese e con l’allattamento al seno ben avviato il ciuccio stimola la respirazione.

 

 

Ci sono casi di maggiore predisposizione

Si considerano più esposti i bambini nati prematuri o quelli che non hanno raggiunto il giusto peso alla nascita. I bambini che pesano 2,5 kg alla nascita sono i più esposti, buona parte degli organi non sono ancora ben sviluppati e necessitano di speciali attenzioni costanti.

Anche le abitudini materne durante la gravidanza hanno una ricaduta sul tipo di rischi cui è esposto il neonato durante le prime settimane di vita. Fumare o bere alcol durante la gestazione sono tra le abitudini con peggiori ricadute sulla salute del bebè.

 

 

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