Come riconoscere le contrazioni e cosa fare quando si verificano

Ultimo aggiornamento: 07.12.22

 

Le contrazioni sono un episodio del tutto nuovo per le primipare e può capitare di confonderne l’entità nelle fasi prodromiche

 

Le contrazioni rappresentano un segnale inequivocabile dell’inizio del travaglio. Quello che molte donne non sanno, è che la prima fase preparatoria, specie per le primipare, può protrarsi per molte ore prima di diventare efficace al parto. A poco sarà servita l’assunzione dell’acido folico migliore la durata di questa fase non ha nulla a che vedere con l’esito della gravidanza o un particolare talento o difetto della madre. Segue soltanto le specifiche necessità del corpo della donna affinché si prepari al parto.

Sono le cosiddette contrazioni preparatorie in una fase detta prodromica. Qui si manifestano le fasi iniziali della trasformazione fisica necessaria a favorire il passaggio del feto dal canale vaginale.

Buona parte dei movimenti uterini di contrazione non vengono percepiti dalla donna ma avvengono durante la gravidanza e in maniera più accentuata alla fine. Quando si avvertono i primi dolori, è il chiaro segnale dell’inizio della fase che porterà al parto. È bene tenere a mente che in buona parte, il travaglio attivo viene regolato in maniera subcosciente dal cervello della madre. Un ambiente accogliente e condizioni ottimali in cui la donna si sente a proprio agio, sono funzionali all’accelerazione della fase di travaglio attivo.

 

La fase preparatoria

Note anche come contrazioni di Braxton Hicks, sono degli spasmi che la donna avverte nell’addome e che ricordano molto i dolori mestruali. In alcuni casi rievocano alla memoria i dolori del primo ciclo, quando ancora il corpo non era ben assestato nel cambiamento. Si possono manifestare in forma più o meno intensa e rappresentano un segnale da leggere con la dovuta attenzione. Non è di per sé il campanello d’allarme che avverte dell’urgenza di correre in ospedale, ma non è possibile definire con precisione quanto tarderà ad arrivare questo preciso momento.

In maniera impercettibile, queste prime contrazioni preparatorie si verificano con maggiore intensità durante l’ultimo mese di gravidanza. Ma le contrazioni uterine avvengono già intorno al quinto o sesto mese, senza provocare allarme. Si nota un indurimento della pancia, anche se spesso non è accompagnato a dolore. Sono funzionali a stimolare le pareti uterine che da qui a poco dovranno assecondare la fuoriuscita del bambino attraverso il canale del parto.

È importante sottolineare che non sono queste le doglie, cioè non è in questa fase che avviene la dilatazione della cervice, essenziale affinché inizi il parto vero e proprio. Per riconoscere con chiarezza quando andare in ospedale bisogna considerare la frequenza con cui si manifestano questi dolori. Possono durare da 30 a 60 secondi, ma sono irregolari cioè non hanno una cadenza precisa e ravvicinata come avviene per le doglie. Seppure possono essere molto fastidiose e in alcuni casi debilitanti, non c’è da spaventarsi nel considerare che possono durare anche dei giorni.

Uno degli aspetti più sorprendenti del dolore legato al parto è di esaurirsi nell’esatto istante in cui la contrazione scompare. Non ha strascichi permanenti come avviene con un dolore provocato da un trauma. Questo significa che la donna ha un tempo di recupero da sfruttare tra una fitta e l’altra.

 

Comprendere la funzione delle contrazioni in gravidanza

Molte cose assumono un alone di disagio e inquietudine se non se ne conoscono le ragioni profonde. È bene considerare che questo spiacevole episodio che accompagna l’ultima fase della gravidanza e che può avere una durata indefinita, ha uno scopo preciso.

Così come si fa quando ci si allena in palestra, bisogna accettare di sopportare un intenso dolore provocato dalla contrazione del muscolo. In questo caso, la contrazione dell’utero è funzionale al rafforzamento muscolare della zona che interviene in maniera attiva nell’espulsione del feto. Inoltre, la contrazione che non provoca dilatazione ha l’effetto di dirigere il flusso sanguigno verso la placenta.

Cioè, è utile al corpo per prepararsi ad affrontare la fase finale della gravidanza. Qui la donna sfida se stessa, resistendo alle paure, incertezze e tempeste emotive che, è inevitabile, segnano il passaggio dall’essere in un solo corpo a diventare due individui distinti. Questo è il momento giusto per seguire le proprie pulsioni e liberarsi di zavorre inutili che intralcerebbero la fase finale, quella che porta la donna a diventare madre.

Ci si libera ciò che produce disagio. Alcune donne vomitano se la digestione diventa difficile da gestire nel contempo, altre mangiano se sentono di aver bisogno di energie. Alcune si liberano del reggiseno per allattamento altre si denudano completamente. La nascita è segnata dalle esperienze che, indelebili, marchiano l’esperienza della mamma.

 

I segnali che mettono in allarme

Le contrazioni del parto hanno una natura diversa rispetto a quelle della fase prodromica. La condizione ottimale è recarsi in ospedale solo quando si manifestano le doglie in grado di provocare la dilatazione del collo dell’utero. Ma è bene non sottovalutare segnali altrettanto importanti. Specie nelle ultime fasi della gravidanza, questo tipo di contrazione può associarsi alla rottura delle acque, l’amnioressi. 

In questo caso è bene consultare il medico che valuterà come monitorare lo stato del feto a seconda delle condizioni specifiche. Altri eventi come i sanguinamenti o la comparsa di forti dolori addominali non devono essere sottovalutati ed è importante ricorrere all’assistenza medica.

La fase dilatante

Come riconoscere le contrazioni vere e proprie, dunque? Nell’ultima fase che precede l’espulsione, il corpo si prepara per fare spazio al piccolo perché possa uscire. In quest’ultima fase il collo dell’utero si dilata, ed è qui quando si manifesta il dolore a basso ventre e schiena con diramazioni fino alle cosce e il pube.

L’avvento della dilatazione è segnalato dall’espulsione del tappo mucoso. Questo si trova nella cervice e protegge l’utero dalla penetrazione dei batteri. Quando viene espulso è denso e biancastro, in molti casi è misto a poco sangue. Il dolore man mano segna il ritmo della dilatazione sempre più incalzante e segna il tempo in cui la donna può intervenire per favorire l’espulsione. In questa fase il collo dell’utero si appiana e si accorcia completamente fino a sparire. La dilatazione prosegue e da 3 cm passa ai 10 necessari per consentire il parto.

 

 

 

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