Cicciobello, il primo pupazzo interattivo e la storia dei suoi creatori

Ultimo aggiornamento: 12.09.19

 

Il bambolotto culto non solo in Italia ma anche nel resto d’Europa ha già abbondantemente superato i 50, ma non lo dimostra

 

Ha attraversato buona parte delle vicende dello Stivale e del resto d’Europa, eppure Cicciobello non ha mai perso il suo appeal sulle piccolette. Non si conta il numero totale di Cicciobello venduti online e nei negozi sin da quando è stato lanciato sul mercato negli anni ’60. Da allora, miriadi di bimbe, ragazzine e mamme hanno perso la testa per questo adorabile bambolotto di pezza che, in più, somiglia tanto a un vero bebè.

E di vera rivoluzione si è trattato. Questo non era un semplice bambolotto, ma il primo in assoluto a piangere davvero. Poi, col tempo sono aumentate le funzioni che è in grado di simulare, come bere dal biberon oppure far apparire o scomparire macchie dal corpo.

La sua evoluzione si lega a trama fitta con quella dell’Italia del secondo dopoguerra, quando un improvviso desiderio di benessere e spensieratezza coglie la popolazione in pieno boom economico. La recente scomparsa del papà, lo scultore che per primo ne ha disegnato le fattezze, è una notizia che non lascia indifferenti e parla di un pezzo della nostra storia.

 

La storia del primo pupazzo parlante

È il 1962 quando l’azienda Sebino lancia sul mercato Cicciobello, il primo pupazzo parlante. O per meglio dire, piangente. Infatti si fa forte di un aspetto molto realistico che si ispira alle fattezze di un bimbo vero, realmente esistito nel bergamasco. E per copiarlo in tutto e per tutto monta per la prima volta un brevetto giapponese che gli permette di piangere a comando.

La Sebino ottiene per prima in Europa la concessione in esclusiva di un’invenzione della ditta giapponese Ozen che consente, con un disco intercambiabile, di attivare la registrazione del pianto del bebè. Per la prima volta, Cicciobello piange se perde il ciuccio.

Innovativo è anche il materiale usato. Anche se in parte rimane una bambola di pezza, quindi morbido e piacevole da abbracciare e manipolare, viene impiegato un materiale speciale per la realizzazione di braccia, piedini e testa. 

Un’altra felice intuizione del fondatore che ci vede lungo e concorre a realizzare un pupazzo irresistibile. Lo speciale materiale che non è plastica rigida ma ha una certa morbidezza è prodotto da un’azienda del bergamasco, la Pezzoli.

 

 

Un fenomeno stupefacente

Insomma, ci sono tutte le carte in regola per il lancio di un prodotto imbattibile e così sarà. Nulla è lasciato al caso, compreso il packaging che è di per sé così accattivante da risultare irresistibile a centinaia di migliaia di mamme e bambine che adorano il bambolotto già dalla prima produzione. È venduto nella sua bella confezione rossa che, con lo stesso polistirolo che lo avvolge, realizza la speciale seduta che si trasforma in culla o sdraietta. Cicciobello è pronto per sfondare.

Anche se non ci sono stime ufficiali e dati di vendita esatti risalenti all’epoca, il fenomeno è ben chiaro se si guarda alla portata del cambiamento dentro l’azienda. Nel giro di pochissimi anni il numero dei dipendenti passa a 500 unità, senza considerare la portata dell’indotto che genera la produzione del fenomenale bambolotto.

Non sono ancora gli anni ’70 quando la ditta che lo produce lancia il proprio bambolotto su scala mondiale. Ci vede lungo il fondatore della Sebino, Gervasio Chiari, e fa realizzare altre due versioni di Cicciobello, l’Angelo Nero, un bel bambolotto nero, e il cinese Ciao-fiu-lin.

In netto anticipo sulle campagne di Oliviero Toscani, lo storico fotografo delle campagne di Benetton, Cicciobello viene lanciato in commoventi rappresentazioni multiculturali in cui bimbe di ogni nazione giocano con i loro pupazzi cosmopoliti.

 

Chi sono i creatori di Cicciobello

Gervasio Chiari è stato il primo a formulare l’idea del pupazzo parlante e interattivo. Classe ’23, fu anche reduce di guerra e della campagna di Russia, teatro bellico tra i più importanti alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Nella sua vita conquista varie onorificenze, tra le quali l’Ordine al Merito della Repubblica.

Ma quello che meglio lo identifica è la frase che fa diventare slogan: “Lavoriamo per chi deve giocare”. E di fatto il lavoro è proprio tanto. La grande cura dei particolari, la maniacale attenzione verso gli accessori e le diverse versioni che si susseguono negli anni sono la prova della grande attenzione che l’azienda riserva a questo pupazzo rivoluzionario. Chiari muore nel 2011, ma già da diversi anni il marchio è stato ceduto al colosso italiano Giochi Preziosi.

Il primo Cicciobello è stato disegnato da un artista locale, Silvestro Bellini anche lui recentemente scomparso (nel 2016). Lo scultore si ispira a un neonato vero, nato nel bergamasco e che ha contribuito a fare da ispirazione per la realizzazione del prototipo. Anche questo dettaglio contribuisce a conferire massima verosimiglianza al bambolotto.

 

Il corredino e il culto intorno a un bambolotto

Uno dei punti forti di Cicciobello è l’incredibile proliferazione di gadget che gli fanno da corredino. Dai vestitini alle mille varianti di oggetti per la cura del bebè, collezionarli tutti è pressoché impossibile. Eppure il successo del bambolotto sta proprio nella capacità di attirare un numero sempre maggiore di utenti interessate all’acquisto di tutto quello che orbita intorno alla cura del bambolotto.

Immancabile il passeggino che serve per portare a spasso la bambola come fosse un pupo vero. Poi si moltiplicano negli anni i set di gioco. Quindi è possibile trovare tante versioni, simulazioni delle giornate tipo dei bebè, oppure ne vengono creati di più surreali e fantasiosi. Dalle versioni Rockstar degli anni ’80 fino alle più recenti ambientazioni con unicorni e arcobaleni.

 

 

Un presente fatto di grandi cambiamenti

Negli ultimi anni però, Cicciobello registra una brusca virata e la fascia d’interesse nei suoi confronti si restringe progressivamente. Se un tempo le bambole erano usate anche fino a 10 o 11 anni, oggi Giochi Preziosi dichiara che le bambine giocano con Cicciobello solo fino a 4 massimo 7 anni.

Un calo fisiologico e dovuto al fatto che nel tempo gli interessi delle bambine cambiano e sono sottoposti a stimoli sempre più sofisticati e diversi. Non basta più un semplice bambolotto che piange ad attirare la loro attenzione. Ma c’è da dire che nonostante i cambiamenti che hanno caratterizzato il mondo intorno, Cicciobello porta ancora bene i propri 50 anni di vita, e veleggia sereno verso il compimento del sessantesimo. 

 

 

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