Reborn dolls, le bambole per le donne adulte

Ultimo aggiornamento: 12.09.19

 

Un fenomeno controverso e difficile da interpretare in cui i bambolotti sono in tutto e per tutto simili a neonati veri e a giocare sono le mamme mancate

 

Le reborn dolls sono a tutti gli effetti dei bambolotti per adulte. Donne che non si vedono nel ruolo di madre o che ne hanno perso l’opportunità, che usano un feticcio per riprodurre le azioni tipiche della maternità. È difficile non pensare che si tratti di un fenomeno borderline, a confine tra il collezionismo e lo scollamento dalla realtà. A indagare le pieghe più controverse che può assumere questa passione infiltrandosi in un gruppo di collezioniste, è stato Vincenzo Maisto, in arte il Signor Distruggere, blogger dissacrante e cinico.

Quello che emerge è un quadro complesso, ma sintetizzato ad arte per mostrare le sfaccettature più cupe di disagio, a volte malessere o psicosi, che si esprime anche attraverso il bisogno di accudire una bambola di silicone.

 

Cosa sono le reborn dolls

Traducendo letteralmente, si ha a che fare con bambole rinate. E in effetti può capitare che abbiano l’aspetto di neonati appena perduti dai neogenitori. Fanno la loro comparsa sul mercato alla fine degli anni ’80 negli Stati Uniti e per lo più la loro diffusione è legata al desiderio dei collezionisti di possedere esemplari perfetti.

E in effetti lo sono, perfetti. A tal punto da far pensare a un bimbo vero a una prima occhiata, nemmeno troppo distratta. Sono realizzati in vinile o silicone e possono essere perfettamente identici ai bambini in carne e ossa, intrappolati in un corpo che non cresce mai, inanimato ma oggetto di cure come quelle che si riservano ai bebè.

 

 

È plausibile che il Cicciobello (lista dei migliori prodotti) originale abbia suscitato a suo tempo sensazioni simili, aveva biondi boccoli di capelli a incorniciare il volto, un viso paffuto e tenero, vestitini riprodotti con dedizione e cura. E inoltre, piangeva davvero. Insomma, una replica in scala 1 a 1 dei neonati veri. Anzi, di un neonato realmente esistito nel bergamasco cui l’artista che l’ha creato si è ispirato.

Ma queste bambole vanno decisamente oltre, una rappresentazione in 4K di qualcosa che negli anni ’60 era poco più che analogica. Nessuno dei particolari è lasciato al caso: dalla consistenza della pelle all’uso di capelli veri, il colore tipico dell’incarnato e persino macchie di latte sugli abitini.

 

Il caso del gruppo italiano su Facebook

Il fenomeno non aveva suscitato l’interesse dei più fino a quando è diventato un trend topic grazie all’attività investigativa di un quotato blog satirico. Il Signor Distruggere, nome d’arte di Vincenzo Maisto, mette in mostra il quadro impietoso di alcune donne che posseggono le bambole reborn e condividono in un gruppo segreto le emozioni legate al loro accudimento.

Il taglio estremamente cinico e a tratti perfido dell’osservatore coglie gli aspetti più meschini di quello che assomiglia più a una parafilia che al desiderio di colmare mancanze. Difficile immedesimarsi e comprendere quello che spinge le donne a ricercare nel simulacro di un bebè l’appagamento del desiderio di maternità.

Tante le crude contraddizioni, una per tutte la consapevolezza di essere incomprese dagli altri e quindi la reticenza nel comprendere le esigenze altrui. Come nel caso, disarmante, dei commenti di solidarietà e conforto per la mamma che dimentica la bambola in auto, nel parcheggio del supermercato. Il nodo della questione è d’aver trovato dei passanti intenti a forzare la portiera dell’auto nel disperato tentativo di salvare la vita di quello che pensavano fosse un neonato. Da qui il moto di rabbia e disprezzo dei passanti alla scoperta di essersi presi uno spavento inutile, e un minaccioso “ci parli tu con la polizia, ora” si conclude con la fuga in retromarcia della sedicente mamma.

 

E i corrispettivi esempi d’oltralpe e oltre oceano

Vissuti difficili o difficoltà a crescere in un mondo in apparenza ostile? È difficile indagare le ragioni di tanto desiderio di simulare le azioni che compie una mamma anche quando l’età anagrafica dei giochi si è abbondantemente conclusa. Eppure il fenomeno non è così isolato a giudicare dal successo che suscitano i canali YouTube delle appassionate collezioniste. Fanno il pieno di visualizzazioni quelli che mostrano le mamme di reborn intente a portare a spasso il proprio bebè, oppure ne mostrano le routine del mattino. 

Attualmente circolano i video di una donna che è mamma di otto reborn e di una bimba vera, i video mostrano con dovizia di particolari come si compone la giornata tipo e la sequenza di azioni di accudimento. In alcuni di questi video si trovano i tutorial che suggeriscono di macchiare il pannolino con silicone marrone per simulare un vero e proprio cambio a regola d’arte al parco. E poi vestiti, accessori, biberon di latte in formula “bevuti” davvero dal bambolotto. Insomma, un gioco per veri duri.

 

 

Un fenomeno complesso e difficile da interpretare

Il costo di queste bambole è molto variabile e il fatto di essere spesso esemplari unici e su ordinazione concorre a farne lievitare il prezzo. Uno dei canali più usati per la compravendita di bambolotti è eBay, la piattaforma ospita modelli che vanno da poche decine fino a diverse migliaia di euro.

Artigiani dal talento innegabile sono in grado di realizzare riproduzioni pressoché identiche di bambini veri. Un lavoro certosino che può richiedere anche settimane di lavoro, attrezzature e materiali altamente specializzati. Che può arrivare a valere molto più di quanto un’impiegata con uno stipendio medio possa permettersi.

Per spiegare la necessità di accudire le bambole reborn, in alcuni casi si è fatto ricorso al bisogno di elaborare il lutto, oppure offrire un senso di appagamento e serenità a persone con gravi malattie mentali e demenze. Ma rimane di fatto difficile classificare in un’unica definizione cosa spinge un individuo adulto a voler ritornare a giocare con le bambole con così accanita precisione.

Il caso italiano è interessante perché offre una panoramica ricca sui casi tipo che queste donne desiderano riprodurre nel gioco. Non solo portare il bebè a spasso, al parco o al bar con le amiche, qui la necessità di vivere simulando il ruolo di mamma è impellente. Come nel caso di chi pubblica un falso annuncio per baby sitter, simula di stare in fila dal pediatra, oppure fa un falso ordine di 120 bomboniere per il battesimo, rischiandosela grossa, perché porta con sé il bebè dal prete per chiedere informazioni. 

 

 

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