Giochi Preziosi, un colosso italiano tra i grandi dei giochi

Ultimo aggiornamento: 13.09.19

 

Contende a colossi come Hasbro, Mattel e Lego il trono del regno dei giocattoli. La multinazionale dei giochi con sede in Brianza è sulla cresta dell’onda dalla fine degli anni ‘70

 

Quella di Giochi Preziosi è una storia legata a doppio filo a quella del suo fondatore. Non è un caso che ne porti il nome e che, malgrado i decenni trascorsi, sia ancora Enrico Preziosi a detenere la maggioranza delle quote societarie. Si tratta di un esempio tipico e molto efficace di talento imprenditoriale, condito con una buona dose di fortuna e lungimiranza che rendono questo tipo di storie tanto intriganti e affascinanti.

Oggi il gruppo è una holding cui fanno capo diverse aziende ancillari e tutte legate a vario titolo al settore dell’infanzia. Sono state lanciate anche aziende che puntano alla distribuzione di alimenti legati ai marchi e ai loghi più amati dai bambini. Una scelta di diversificazione e posizionamento che ha portato il gruppo a diventare uno dei leader di riferimento. Giochi Preziosi, sullo scacchiere mondiale, si contende il mercato con marchi come Mattel, Hasbro e Lego. Non proprio una cosuccia da niente.

 

Storia di Enrico Preziosi

È ancora sedicenne quando il futuro re italiano del giocattolo scappa di casa, da Avellino, per cercare fortuna. Trova lavoro prima in Calabria e poi, coi primi risparmi, riesce ad acquistare il biglietto del treno per Milano. Un’avventura che inizia a metà degli anni ’60 e che costerà ancora del tempo prima di mettere le radici del futuro impero. Lavori occasionali, un lungo periodo trascorso lavorando come rivenditore di elettrodomestici e un importante fallimento. Ecco le premesse che gli offriranno l’esperienza necessaria per diventare, intorno ai trent’anni, un punto di riferimento nel settore dei giocattoli.

La prima sede dell’ingrosso di giocattoli è il garage di casa propria, a Baruccana di Seveso, l’idea di fondo è buona. Avendo perso tutti i soldi della propria liquidazione in un investimento rivelatosi fallimentare, punta agli ambulanti rivendendo loro i giocattoli acquistati dai produttori. Il pagamento avviene in contanti, quelli che servono per riottenere la fiducia della banca che acconsente ad aprire un fido. L’accesso al denaro gli permetterà di investire al punto di poter contare, nel giro di quattro anni, su un magazzino di 800 metri quadrati e ben 25 dipendenti.

 

 

Da grossista a punto di riferimento in Italia

Fino alla fine degli anni ’80 i giocattoli sono importati in grandi quantità da Hong Kong e rivenduti ai dettaglianti lombardi. Poi la decisione di accorciare la filiera e aprire la prima catena di negozi dove rivendere direttamente i giocattoli. È il momento in cui nasce il primo franchising di negozi di giocattoli in Italia. Giocheria sarà la mecca per tanti bimbi nati intorno a quegli anni e bombardati dalla pubblicità massiccia che il gruppo fa specialmente sulle reti Mediaset.

Con Silvio Berlusconi, neanche a dirlo, i rapporti sono fraterni e la fiducia reciproca porta a un investimento stimato intorno ai 35 miliardi di euro l’anno sui canali del biscione. Sono gli anni del vento in poppa e la storia di tanti imprenditori si ripete. Acquisizioni importanti e accentramento di diverse funzioni nella catena di distribuzione, produzione e rivendita anche all’estero, sono gli ingredienti di un successo inarrestabile.

 

Gli anni ‘90

In questa fase di assestamento, in cui il fatturato aziendale raggiunge quota 500 miliardi di lire (oggi stimato a oltre 900 miliardi di euro), si concentrano le principali acquisizioni e la produzione di giocattoli propri. Viene assorbita l’azienda Sebino, famosa per i numeri da capogiro ottenuti con un imbattibile bambolotto che piange davvero. Cicciobello diventa uno dei marchi registrati di proprietà di Giochi Preziosi, e anche se oggi più di una mamma delusa lamenta che il Cicciobello economico comprato alla figlia non somigli proprio a quello dei propri ricordi, la vendita di questo giocattolo non sembra cedere al ricambio generazionale e ai tempi che cambiano.

Questo è il periodo in cui viene acquistata anche GiG, altro punto di riferimento per i bimbi nati a cavallo degli anni ’70 e ’80. Una sede di produzione viene aperta direttamente a Hong Kong, in questo modo accorciando ulteriormente i passaggi intermedi tra tutti gli attori coinvolti in fase di progettazione, realizzazione e distribuzione dei giocattoli.

Malgrado la crisi dei primi 2000 non passi inosservata, non è tale da determinare la caduta dell’impero che invece continua a crescere e diversificare i settori di attività.

La holding comprende decine di altre imprese dedite a settori ancillari a quello dei giocattoli, un impeccabile classico dell’imprenditoria italiana di quegli anni.

 

Le avventure calcistiche

Come già detto, gran parte delle vicende dell’impresa leader mondiale nel settore giochi ha tanti punti in comune con le storie di altri grandi imprenditori italiani. Tanti sono i baby boomer che hanno saputo cavalcare la grande influenza della nascente TV privata, la fiducia incrollabile del radioso futuro promesso dagli anni ’80, complice anche la manodopera a basso costo proveniente dalla Cina, e l’inarrestabile attrazione verso il mondo del calcio.

In un periodo non troppo lontano, le squadre di serie A hanno rappresentato un interessante terreno per gli investimenti, la creazione di relazioni e l’attivazione di canali e contatti utili per i propri affari. Lo fa notare il giornalista del Sole 24 Ore, Paolo Bricco, in un’interessante ricostruzione della storia legata a Enrico Preziosi.

Attualmente il nome di Preziosi è legato alla presidenza del Genoa. Lo è diventato dopo l’acquisto del Saronno e del Como, una vicenda sentimentale dai risvolti non proprio sereni dal momento che gli è poi costata gli arresti domiciliari nel 2005 per bancarotta fraudolenta.

Il mondo del calcio non è più quello di vent’anni fa e adesso le dinamiche interne alla gestione della squadra non sono così semplici da spiegare in poche battute, ma Preziosi continua, oggi, a essere il referente per il Genoa.

 

 

La quotazione in borsa

È recente la decisione del grande salto in borsa che si considera avverrà intorno alla fine del 2019. Data in cui verranno proposte agli investitori istituzionali le quotazioni della società. La ragione è la volontà di continuare a crescere e acquisire il maggior gruppo spagnolo del settore, la Famosa Toys SA. Quindi la ricerca di capitale avviene tra gli azionisti e dovrebbe essere capace di generare un fatturato ulteriore di 200 milioni di euro.

Questo mentre da pochi mesi sono stati ufficializzati i rumors secondo i quali Giochi Preziosi stia per acquisire Trudi, punto di riferimento per il settore peluche in Italia.

Insomma, non sembra arrestarsi la crescita di questo marchio che punta all’obiettivo di diventare leader indiscusso. Non è un gioco da ragazzi.  

 

 

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