Come utilizzare un ciuccio

Ultimo aggiornamento: 01.03.24

 

I ciucci rientrano tra gli oggetti più venduti e acquistati quando una famiglia si arricchisce di un nuovo piccolo membro.

Pur non essendo accessori indispensabili od obbligatori, offrono numerosi benefici e in pratica tutti i neonati li usano.

Tuttavia, dal momento che il loro utilizzo comporta anche degli svantaggi da non sottovalutare, è fondamentale usarli nel modo giusto e al momento giusto.

 

Quando iniziare a dare il ciuccio?

Sebbene l’uso del ciuccio sia un tema capace di dividere tanto le generazioni dei genitori quanto quelle dei pediatri, secondo gli esperti andrebbe proposto al neonato dopo le prime quattro settimane di vita, quando l’allattamento e la suzione sono ben avviati.

Questo perché il suo utilizzo dai primissimi giorni dopo la nascita potrebbe interferire con l’attaccamento al seno e il corretto consolidamento della montata lattea.

Secondo alcuni studi, inoltre, dare il ciuccio tra il primo e il sesto mese, non solo ha un effetto calmante quando il bimbo è stanco, nervoso o annoiato, ma aiuta anche a ridurre il rischio di SIDS.

Si tratta della Sudden Infant Death Syndrome o Sindrome della Morte Improvvisa del Lattante, nota anche come “morte in culla”.

Il ciuccio previene gli episodi di apnea notturna e altri comportamenti ad alto rischio, come dormire a pancia in giù.

Gli svantaggi legati all’uso del ciuccio

Uno dei principali svantaggi dell’uso eccessivo e prolungato del ciuccio riguarda il corretto sviluppo delle arcate dentarie, provocando problemi ai denti di varia natura.

Per esempio, il morso aperto, ovvero una scorretta chiusura dei denti – di tipo “verticale” – che comporta l’impossibilità di totale e corretta chiusura della bocca.

Altro rischio è il morso incrociato, una malocclusione dentale in cui l’arcata superiore non è allineata con quella inferiore.

Inoltre, anche se spesso il ciuccio ha un effetto calmante sui bambini, è importante ricordare che dietro ogni pianto c’è sempre una richiesta.

Pertanto, non deve mai essere utilizzato in sostituzione al rapporto genitore-figlio.

Se il bimbo piange perché cerca il contatto materno, un abbraccio e una carezza sono sicuramente da preferire, anche perché serviranno a rafforzare ancora di più il legame con i genitori.

Allo stesso modo se il pianto è dovuto alla fame, alla noia o alle coliche, il ciucciotto ovviamente non risolverà il problema.

È fondamentale, quindi, individuare le cause del pianto e dare il ciuccio al bebè solo se può aiutarlo a calmarsi, ma mai come sostituto del pasto né del fondamentale rapporto con la mamma e il papà.

Come proporre il ciuccio al bambino e i comportamenti da evitare

Nei bambini allattati al seno, succhiare un ciuccio richiede una tecnica differente che può essere acquisita solo dopo svariati tentativi.

Inoltre, il fatto che quando si succhia non fuoriesca il latte può creare una certa confusione sia nei bimbi allattati in modo naturale sia in quelli alimentati con il biberon.

Per incoraggiare il proprio figlio a utilizzare il ciuccio, le prime volte che gli viene offerto sarebbe opportuno accarezzargli delicatamente le labbra con le dita.

Questo per fargli aprire la bocca e reggere il succhietto nel momento in cui inizia a succhiare in modo che lo sputi subito.

Se il piccolo non vuole il ciuccio non bisogna insistere ma, piuttosto, proporglielo ogni tanto senza forzarlo, evitando tassativamente di intingere la tettarella nel miele o in altre sostanze dolci, perché molto dannose soprattutto durante il primo anno di vita.

Infine, qualora il bimbo perda il ciucciotto mentre dorme è meglio evitare di rimetterglielo in bocca, a meno che non si svegli cercandolo.

 

 

 

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