Palestrina per neonati: quando usarla

Ultimo aggiornamento: 12.09.19

 

Ecco a cosa serve il tappeto con le attività per i neonati e perché è importante garantirgli sempre lo spazio per muoversi liberamente

 

La vita di un neonato è molto più complessa e impegnata di quanto si potrebbe pensare a un primo sguardo superficiale. È scandita da fasi molto nette e distinte in cui si susseguono scoperte che riguardano il mondo che lo circonda e sviluppo di capacità motorie e neuronali.

Un delicato, affascinante e avvincente susseguirsi di sviluppo e crescita verso la conquista della propria individualità.

Tolte le primissime settimane in cui le uniche attività visibili che lo riguardano sono mangiare dormire e fare pupù. l’assalto alla vita prende presto il sopravvento.

Quando si vuole proporre un’attività o un gioco al piccolo è importante tenere conto di due elementi essenziali. Esiste un momento specifico della giornata in cui il piccolo è recettivo e ci sono delle fasi scandite in maniera netta in cui si sviluppano determinate competenze.

 

Come si struttura la giornata del bebè

Appena nato, il frugolino pare dormire e basta. E tolti i momenti in cui dichiara al mondo e all’universo intero che qualcosa non va esattamente per il verso giusto, la vita col bebè sembra semplice e facile da affrontare.

Ci si stupisce delle narrazioni di altri genitori che descrivono i piccoli come attentatori della vita e salute mentale dei genitori. Si crede che si avrà tempo a sufficienza per fare tutto: tenere in ordine la casa, preparare pasti bilanciati e intrattenere il pupo con giochi educativi.

Ma il piccolo trascorre dormendo gran parte della giornata e questo spiazza i genitori che sono meno avvezzi alle dinamiche della vita sin dai suoi primi istanti.

L’idillio sin dai primi giorni non è una regola valida per tutti. A infrangerlo ci pensano alcuni elementi fisiologici, come l’andamento del parto, troppo sofferto o troppo rapido, il primo transito intestinale, la difficoltà di interpretare i segnali del montare della fame.

Presto si arricchisce la complessità di capacità e delle relative richieste da parte del piccolo. Il momento adatto per proporre degli stimoli strutturati deve essere individuato in maniera chiara.

Il piccolo si dice in veglia quieta quando è sveglio, sazio e non è c’è nulla che lo disturbi. Questo è il momento migliore per proporgli delle attività e osservare le sue reazioni per scoprire se sono di suo gradimento. Se qualcosa sembra infastidirlo, sarà sufficiente interrompere l’attività e riproporla in seguito.

 

 

Fasi sensitive che accompagnano la scoperta del mondo

Man mano che passano i giorni il piccolo sviluppa nuove competenze e si ampliano le possibilità che il corpo gli offre per relazionarsi con il mondo.

Tra i mammiferi, l’uomo si distingue per il fatto di nascere immaturo. Le fasi dello sviluppo che in altre specie sono intrauterine non lo sono per gli esseri umani. Le ragioni sono prevalentemente due: il canale del parto non è tale da poter ammettere il passaggio di un bambino dal cervello completamente formato, che continua il suo sviluppo al di fuori dell’utero materno. Anche il peso del feto e del sacco uterino è retto prevalentemente dai muscoli del perineo e non di tutto l’addome come avviene per gran parte dei mammiferi.

Non deve stupire, quindi, che il piccolo alla nascita non solo non sia in grado di camminare o esprimersi chiaramente oltre che col pianto. Anche la vista, l’udito e le capacità sensoriali sono rarefatte.

La capacità adattiva dell’uomo nel corso dei millenni si è concentrata soprattutto sulla capacità di entrare in profonda sintonia con l’adulto che lo accudisce. Non è un caso che le emozioni prevalenti che segnano le prime settimane siano condivise dal bebè e dalla mamma.

 

Osservazione

Appena nato, il piccolo non ha bisogno di altro che di nutrimento e di contatto fisico. Studi affascinanti dimostrano l’importanza del bonding, cioè di creare un contatto pelle a pelle tra mamma e bebè per creare una base stabile che segnerà il rapporto della coppia nel corso degli anni. Ma che è determinante nella conquista dell’autonomia e nella sicurezza dell’individuo negli anni a venire.

Non deve stupire, quindi che il bebè nelle prime settimane di vita non veda oltre una ventina di centimetri. Quelli che gli sono necessari per creare un legame oculare forte con la mamma che lo allatta, al seno o col biberon.

Quando il piccolo comincia a mostrare curiosità e interesse verso punti distanti da sé, allora quello è il momento adatto per proporgli di osservare oggetti che penzolano e che si muovono nello spazio. La palestrina può essere usata proponendo solo un oggetto alla volta da fargli guardare.

 

Interazione

La crescita dell’individuo è caratterizzata da tappe ben scandite in una prima fase della vita e che si ripropongono in scala anche successivamente. Il piccolo appena nato avrà interesse a richiamare l’attenzione su di sé per essere certo di non essere abbandonato, di trovare nutrimento e calore. Quando queste piccole conquiste saranno assodate, il cucciolo passerà alla fase esplorativa in cui si potrà rendere conto della propria influenza sullo spazio circostante. Questo è il momento per proporgli oggetti penzoloni che interagiscano con il movimento delle sue braccia e delle gambe.

Un semplice esperimento di fisica che gli permette di comprendere che il suo agire ha ripercussioni nello spazio circostante. Che nessuno si azzardi a dire che la vita di un neonato è una passeggiata!

Per un adulto non è impossibile identificarsi in questa fase della vita del bebè. È facile immedesimarsi nel senso di stupore, o smarrimento, che si prova quando si fa una cosa nuova per la prima volta. Per esempio, parlare in pubblico oppure esplorare un ambiente mai visto prima.

 

 

Movimento

Un puledro appena nato è in grado di reggersi sulle zampe e trotterellare già poco tempo dopo il parto. Un essere umano impiega almeno un anno prima di riuscire a reggersi in equilibrio su due gambe e ne passa ancora prima che riesca a correre o saltare.

È necessario tanto allenamento per arrivare pronti a questa importante tappa dello sviluppo psicomotorio, cioè in cui il cervello del bimbo è in grado di coordinare con efficacia gli impulsi verso i muscoli perché si muovano.

Nella palestrina (ecco i migliori modelli) il piccolo trova tanti stimoli sul tappeto stesso. Ci si potrebbe chiedere per quale ragione il tappeto sia così ricco di disegni, oggetti rumorosi e finestrelle per giocare a nascondino, dato che il pupo passa gran parte del tempo supino.

Presto arriverà per lui il momento di rigirarsi sul fianco e poi a pancia in giù. L’adulto resta vigile e osserva questi progressi senza intervenire se non per assicurare la sua incolumità. Presto, senza necessità di ricevere istruzioni, il piccolo inizierà a sollevare il collo verso l’alto facendo perno sulle braccia. Trovare dei simpatici giochini sul tappeto potrebbe solleticarne l’interesse e stimolarlo a seguire il suo impulso verso il movimento.

 

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