Igiene quotidiana del bebè, tutto quello che c’è da sapere

Ultimo aggiornamento: 12.09.19

 

La pratica di pulizia del neonato si ripete varie volte durante il giorno ma è possibile distribuire nell’arco del tempo le diverse operazioni 

 

Prendersi cura di un neonato significa prestare particolare attenzione anche alla propria igiene personale. È importante ricordarsi di lavarsi spesso le mani, specie prima di toccare il bebè ed abbandonare cattive abitudini in casa, come per esempio fumare.

L’igiene quotidiana è fatta di tanti piccoli gesti, che spesso si ripetono varie volte nell’arco della giornata o della notte. I ritmi di vita di adulto e neonato sono scanditi da continui interventi per garantire la migliore cura, e ogni altra attività si adatta di conseguenza.

Per sapere come e cosa fare è utile chiedere consiglio al pediatra di riferimento, ma anche il personale dell’ospedale può dare preziosi suggerimenti da usare durante i primissimi giorni. Puericultrice, ostetrica, altre mamme e la propria, tanti sapranno dare utili consigli, a volte anche contraddittori. Per questo motivo sarà bene cercare di chiarirsi prima le idee per sapere cosa potrebbe essere meglio per sé.

 

L’igiene del neonato a cominciare da quella dell’adulto

Una delle primissime raccomandazioni che si fanno ai neogenitori riguarda la propria igiene. Le mani che sono sempre a contatto con il bambino possono trasmettergli microrganismi potenzialmente pericolosi. Per questo si raccomanda di lavarle spesso e con attenzione, specie tra gli interstizi e i punti in cui possono annidarsi sporcizia e altro non sempre visibili. Gli anelli possono essere il posto in cui i batteri sfuggono all’azione del sapone per poi moltiplicarsi sul resto della superficie della mano.

Durante le prime settimane sono tanti i parenti e gli amici in visita che desiderano vedere il bebè. Potrebbe essere utile (sebbene un po’ drastico…) avvisare in anticipo e chiedere di evitare le visite fino al terzo mese di vita. Oltre a proteggere il bebè dal contatto con virus potenzialmente molto pericolosi, si ha tempo per assestare i nuovi equilibri in compagnia del neonato.

 

 

Un po’ di buon senso aiuta molto in questi casi: dei microrganismi non si dovrà avere paura sempre e in ogni fase della vita del bambino. Un bimbo sano è esposto continuamente  ad agenti patogeni e non per questo ne è sempre vittima. 

È importante avere chiari quali sono i passaggi che rendono il bambino resistente all’attacco delle malattie. L’allattamento al seno è tra le principali forme di autodifesa che si assicurano al piccolo, la copertura vaccinale che si pratica dal 61° giorno di vita e un’esposizione controllata agli agenti esterni, consentono al piccolo di formare il proprio sistema immunitario in maniera sana e sicura.

 

La cura del moncone del cordone ombelicale

Le routine di igiene quotidiana rappresentano un appuntamento frequente che scandisce il ritmo delle giornate. La cura del corpo, della sua igiene e l’attenzione costante verso lo stato della pelle che deve essere sempre tutta asciutta, segue delle direttive particolari. È facile perdere la cognizione del tempo quando si accudisce un bebè, specie se lo si fa da soli e senza poter contare su grande supporto altrui. Invece di guardare l’orologio è possibile seguire le necessità del bebè e quindi a ogni poppata controllare il pannolino per il cambio e contestualmente pulire il moncone del cordone ombelicale fino alla sua caduta.

Per farlo a regola d’arte, oggi si consiglia di avvolgerlo in una garza imbevuta di alcol, sarà lo stesso pannolino a fare in modo che resti ferma al suo posto. Piegando la garza intorno al fermo di plastica che rimane attaccato al cordone, è facile avvolgere tutto il moncherino senza rischiare che la base rimanga scoperta.

L’obiettivo è proprio quello di far asciugare il cordone dove è ancora attaccato all’ombelico perché si stacchi senza che l’umidità residua provochi infezioni. L’alcol è indicato proprio per questo scopo, infatti ha un’azione essiccante e leggermente antisettica.

È necessario che la parte sia sempre asciutta, quindi bisogna fare attenzione a non bagnarla quando si lava il bebè. L’umidità che proviene da acqua o pipì reidrata il cordone che così tarda a cadere aumentando il rischio che si possa infettare.

 

Il bagnetto

È uno dei momenti più divertenti della cura del bebè. Se in un primo tempo capita di sentirsi un po’ impreparati e maldestri, man mano che il tempo passa si acquisisce sempre maggiore sicurezza.

Tante sono le vasche proposte oggi con il termometro integrato che indica la temperatura dell’acqua espressa in gradi. Ma la prova più efficace rimane sempre il test con l’incavo del polso. Qui la pelle dell’adulto è particolarmente sottile e ha una sensibilità simile a quella del neonato. Lo stesso non vale per la punta delle dita, una parte più spesso sollecitata e che forma uno strato calloso protettivo che rende difficile percepire la reale temperatura dell’acqua.

Stare a mollo permette di rilassarsi e di godersi un momento di pausa e divertimento. Questo è il momento per fare dei piccoli giochi d’acqua mentre l’umidità e il vapore della stanza aiutano ad ammorbidire la sporcizia che si accumula tra le pieghe della pelle.

Dietro le orecchie, tra le pieghe del collo e delle gambe possono accumularsi lanugine, peli e altra sporcizia che insieme al sudore si depositano e sono più difficili da togliere se non inumiditi.

 

 

Pulire le orecchie e il naso

Persino gli adulti dovrebbero evitare di usare i cotton fioc per la pulizia delle proprie orecchie: un movimento errato può provocare lesioni al timpano. Questo vale a maggior ragione per i neonati, i cui movimenti sono spesso repentini e imprevedibili.

Per pulire bene le orecchie dei più piccoli è sufficiente una pezzuola umida, mentre si fa il bagnetto. Spesso la sporcizia si accumula tra le pieghe che si formano dietro e intorno al padiglione e questi posti sono semplici da raggiungere col dito e una mussolina inumidita.

L’igiene del naso è importante ma non è il caso di accanirsi eccessivamente con la pulizia delle narici se non è in corso un raffreddore o se il bebè respira regolarmente. A differenza di quando si faceva in passato, anche gli ospedali hanno abbandonato la pratica di pulire meccanicamente le narici per aspirare l’eventuale presenza di liquido amniotico. Se non è solidificato o se il muco non è troppo denso, qualsiasi impurità scivola via da sola senza necessità di intervento manuale.

In caso di congestione nasale per colpa di un raffreddore o per la produzione di muco in eccesso è sufficiente fare dei brevi lavaggi con soluzione fisiologica, ne bastano poche gocce per un neonato di poche settimane e un misurino intero se il bebè è più grande. Quindi è importante dotarsi di un ottimo aspiratore nasale per rimuovere eventuali depositi di muco che non scivolano via con la sola acqua.

 

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