Come togliere il pannolino e non perdere il sorriso

Ultimo aggiornamento: 27.10.20

 

Scoprite le tecniche dello spannolinamento più efficaci e di sicura riuscita, da condire con una ricca dose di pazienza

 

Un po’ tutti i bebè del pianeta la fanno da qualche parte, almeno durante i primissimi anni di vita. Poi, pian pianino, si impara a controllare gli sfinteri e dirigersi verso il luogo igienicamente preposto a contenere gli escrementi. Questo, a grandi linee, è quello che succede a tutti gli esseri umani che prima o dopo si devono scontrare con un appuntamento importante nella loro vita. Smettere di essere dei bebè e cominciare a diventare adulti.

L’abbandono del pannolino, almeno in Occidente, comincia ad assumere uno scenario tragicomico. Si può pensare che i piccoli non siano pronti, ma il più delle volte non lo sono i genitori che devono accompagnare i figli verso il grande salto. Verso il WC.

Se si mantiene la calma e il controllo, se si accetta che come ogni percorso anche questo è segnato da progressioni e regressioni, nessuno si farà del male. Anzi, la vita familiare si arricchirà di simpatici aneddoti da raccontare durante le riunioni di famiglia.

 

Le tappe di uno “spannolinamento” graduale

Levare il pannolino equivale a far prendere al piccolo la consapevolezza del proprio corpo. Né più né meno. Il piccolo diventa via via sempre più consapevole di quello che gli succede a livello fisico e le reazioni che causa il suo comportamento gli diventano sempre più prevedibili. Non diventa una cosa che succede, ma quello stimolo che smuove il pancino o il basso ventre pian piano assume i contorni di un evento da poter mantenere sotto il proprio controllo.

Considerando che per almeno due anni, spesso molti di più, i piccoli sono abituati a farla addosso l’introduzione del gabinetto può avere una portata rivoluzionaria. Lo stravolgimento è tanto maggiore quanto più è grandicello il bimbo. Quindi aumenta l’impatto di questa trasformazione delle routine quando il piccolo è abituato a riconoscerle e farle proprie.

Ci sono alcuni elementi che si possono introdurre nelle routine di accudimento che servono al piccolo a prendere dimestichezza con l’idea che si farà del proprio corpo, delle sue funzioni e degli organi preposti alle diverse funzioni.

Man mano che il bebè cresce, sarà una buona idea parlare di quello che succede quando si fa il cambio del pannolino. Nominare gli eventi, quindi dare loro un nome consente al piccolo di riconoscerli quando succedono. Fin quando sarà il piccolo stesso a indicare all’adulto la necessità di essere cambiato.

 

 

Meglio non aspettare il momento dell’ingresso alla scuola dell’infanzia

Quando si tratta di stabilire quale sia il momento migliore per iniziare lo spannolinamento tante famiglie lasciano che siano eventi esterni alle abitudini della famiglia a determinarlo.

L’ingresso alla scuola dell’infanzia, dove le maestre non sono tenute a cambiare (spesso non possono nemmeno toccare) i bambini, oppure in concomitanza con degli eventi straordinari, come viaggi o traslochi o il rientro al lavoro di uno o entrambi i genitori.

Eppure il momento in cui si dovrà passare alla biancheria intima è un passaggio che a un certo punto segnerà la vita di ogni individuo. È consigliabile impostare le azioni quotidiane e le abitudini in modo da far prendere dimestichezza con il vasino o il gabinetto sin da subito.

Tante mamme si abituano a far sedere il piccolo sin da quando è in grado di reggersi da sé in questa posizione. Dove non ha importanza: sul vasino il piccolo ha accesso in maniera più autonoma, mentre il gabinetto con il riduttore è una meta piuttosto complessa da scalare e serve sempre l’aiuto di un adulto.

Oppure, quando è possibile, si può anche cercare di impostare una routine della toilette. Quindi associare l’uso dei servizi a momenti particolari della giornata: appena svegli, prima di uscire o andare a letto, a metà mattinata e dopo il riposino del pomeriggio. Giusto per fare qualche esempio.

 

Segnali che permettono di capire se il piccolo è pronto (o se lo sono i genitori)

È bene tenere a mente sempre alcune regole basilari quando si ha a che fare con un bambino: il più delle volte non è in grado di veicolare le proprie emozioni in maniera chiara, né a se stesso né agli altri, adulti o bambini che sia.

Quindi è probabile che il disagio che prova il piccolo di fronte a questa piccola, ma significativa, sfida della sua vita, sia segnata da momenti di progressi e momenti di fallimenti che non devono scoraggiare nessuno.

Un bimbo davvero troppo piccolo, per esempio quelli che compiono in autunno il loro secondo anno di vita, potrebbero avere difficoltà a controllarsi e padroneggiare la faccenda prima che arrivi la stagione fredda e l’aumento degli strati di abitini tende a far procrastinare l’addio. Quando poi arrivano al secondo appuntamento con la successiva bella stagione, possono essere già troppo grandicelli per non provare un po’ di spaesamento, per lo meno per i primi tempi.

Eppure un piccolo che è in grado di comunicare che l’ha fatta, o che la deve fare, che sa muoversi con autonomia e che ha capito come funziona la faccenda in teoria, potrebbe essere pronto per mettere in pratica quanto appreso.

Per i genitori, è inutile negarlo, si tratta di un periodo di rinnovato sforzo e impegno. Si ritorna a dover interrompere il ciclo del sonno per aiutare il piccolo a farla in bagno durante la notte, il numero delle lavatrici subisce una nuova impennata per avere sempre a disposizione cambi puliti, e i pavimenti vanno lavati più spesso.

 

Come fare, in pochi step

Carpe diem. Quando il piccolo manifesta il proprio interesse verso la propria produzione, quello è il momento da cogliere al volo. Se però per qualsiasi motivo in casa non si è ancora pronti, niente panico. La partenza verrà solo ritardata di poco.

Si fa in bagno. Attrezzate il bagno in modo che sia accogliente per il piccolo, quindi scegliete un vasino, non serve che sia un’astronave con luci e suoni, e un riduttore e vedete in che modo il piccolo si trova più a proprio agio per la sua pausa meditativa. Poi se ritenete che possa essere utile, spostate il vasino dove il piccolo trascorre più spesso il proprio tempo per consentirgli di arrivare prima alla meta.

Cambi di vestiti. Potrebbe essere utile aspettare che inizi la bella stagione per poter avere sempre i cambi pronti per evitare di restare a corto quando il piccolo riesce a bagnarsi anche sei volte di fila in due ore.

Come tutti gli atleti che si preparano per dare il meglio di sé, anche il pupo sperimenta i propri limiti e scopre che sono pressoché infiniti. Ma se non si vuole o non si può andare troppo oltre, potrebbe essere una buona idea avere a disposizione anche dei pantaloni in più per ogni evenienza.

Cambi di lenzuola. Si bagneranno, non c’è niente da fare. E probabilmente continueranno a bagnarsi per qualche anno a venire. Purtroppo si sa che controllarla di notte è proprio complicato. Alcuni optano per uno stratagemma interessante: mettere alcuni strati di lenzuola uno sull’altro, inframezzati da strati impermeabili. In questo modo se il piccolo bagna il letto è più facile tirare via tutto quello che si è sporcato e contare sul cambio pulito e asciutto già al proprio posto.

 

 

E cosa evitare di fare, a tutti i costi

Respirare profondamente e praticare la meditazione trascendentale è un suggerimento che aiuta sempre quando si diventa genitori. A prescindere dall’età dei figli e dal tipo di sfida vogliano proporre ai genitori.

In particolare serve mantenere la calma ed evitare categoricamente di arrabbiarsi perché il piccolo si è bagnato di nuovo e di nuovo. Può essere estremamente difficile e richiede molta determinazione, tanta quanta ne serve al piccolo per accettare un cambiamento così radicale delle proprie condizioni di vita. Ma ripaga in termini di sicurezza e conquista dell’autonomia da parte del bimbo.

È sempre importante ricordare che si tratta di un passaggio molto delicato e che richiede grande concentrazione e determinazione da parte dei genitori e degli adulti che gli stanno accanto.

 

 

Una società si può cambiare… un pannolino alla volta. La parità di genere sta anche nella suddivisione equa dei compiti di cura del bebè

 

Una società in grado di rispettare i diritti dei bambini è una società sana. Lo sostengono tanti, pacifisti e pedagogisti, filosofi e paladini della difesa dei diritti umani. E in ultimo lo conferma la neuroscienza, dimostrando che sane relazioni nell’epoca della primissima infanzia sono essenziali per lo sviluppo di un individuo adulto sano. E in grado di arricchire la società in cui vive.

Che ha a che fare tutto questo con il cambio dei pannolini? È una questione di rispetto della dignità altrui. Soprattutto di quella dei papà che spesso si vedono privati dei diritti fondamentali di accudimento del bebè. Gli stessi che si dà per scontato debbano essere prerogativa della mamma e che non fanno che sfinirla e privarla di ogni energia.

Passarsi il testimone tra genitori, consente di bilanciare in maniera equilibrata e semplice il complesso e delicato equilibrio di gioie immense e stanchezza inenarrabile che comporta l’accudimento del bebè. Anche quando si fa una passeggiata lontano da casa.

 

 

Papà di tutto il mondo, uniti nella lotta per il cambio del pannolino

A seguito di una campagna di sensibilizzazione che è partita dalla Florida, improvvisamente si sono accesi i riflettori su un aspetto che a molti era sfuggito. Solo il bagno delle signore, nei locali pubblici, è dotato di fasciatoio.

Se state pensando “Embè?” siete vittime di una trappola mentale. Chiunque si sia avventurato nel mondo portando con sé un piccolo pargolo munito di pannolino sa di esporsi al rischio di dover cambiare in corsa un bel pannolino gonfio di fumante pupù.

E se questo succede in una biblioteca o in un centro commerciale, l’esito della faccenda cambia se a cambiare il pannolino è la mamma o il papà.

Negli Stati Uniti come in Italia ci si è resi conto che il fasciatoio nel bagno degli uomini è il convitato di pietra. Tutti i papà ne sentono il bisogno, tutti vorrebbero che fosse lì, ma per pudore e per non sentirsi additati di qualche colpa ancestrale preferiscono tacere e non segnalare la mancanza.

Invece la presenza di un fasciatoio accessibile anche ai papà sarebbe proprio il segnale di un cambiamento in meglio della nostra società occidentale. La riprova che questa famosa parità dei sessi comincia proprio dal godimento, nel bene e nel male, dei lattanti finché sono piccoli. Cosa che non dura a lungo.

 

L’hashtag #iocambio risponde alla campagna statunitense per la difesa dei diritti della famiglia

Anche l’Italia, dunque, non si è fatta trovare impreparata di fronte alla riflessione di grande civiltà made in USA e condotta a suon di foto. E un hashtag divertente che la dice lunga.

Infatti i promotori di questa campagna di sensibilizzazione hanno deciso di solleticare l’attenzione del pubblico di Instagram con #squatforchange. Squat proprio come la posizione accovacciata che si fa per conquistare i glutei scultori e slanciare le gambe. Accovacciati come deve stare un papà che cambia il piccolo di pochi mesi direttamente sulle proprie cosce per evitare che possa sporcarsi.

Per portare a termine la missione, il papà che effettua il cambio, o il cambiamento sociale, deve destreggiarsi tra limitazioni oggettive e muri mentali.

In Italia lo slogan è stato modificato e perde leggermente efficacia. Infatti oggi, a poco più di un anno dal lancio della campagna, resta ben poco sul social più visual di tutti dell’hashtag #iocambio.

Eppure, specie nelle grandi città, l’evento ha suscitato una certa eco e sollevato l’interesse di tanti soggetti. Compresi quelli istituzionali.

 

Una società che riconosce i diritti di tutti è il migliore dei mondi possibili

Con l’esercizio, difficile, dell’immedesimazione delle esigenze dell’altro si esce sempre rafforzati e temprati nello spirito. Si tratta di saper dare importanza alle proprie necessità ma di comprendere anche quelle di individui completamente distanti da noi.

È il caso dell’accettazione della prospettiva del papà da parte della mamma, quando si tratta di definire i diversi approcci e le criticità dell’essere genitore.

Ma è anche importante considerare il punto di vista del diretto interessato. Mettere un fasciatoio nel bagno degli uomini non è una conquista dei diritti civili degli uomini e, direttamente, delle donne che si affrancano dal ruolo esclusivo di cura all’interno delle famiglie. È anche l’occasione per riconoscere i diritti dell’infanzia.

Pensare gli spazi pubblici dalla prospettiva del bambino è un segno di grande civiltà e di attenzione verso il futuro della propria collettività. Chi ci guadagna della scelta di rendere i bagni adatti al cambio del pannolino sono anche gli individui senza figli. Perché migliore sarà la società in cui staranno vivendo.

 

Perché il fasciatoio è indispensabile

Al di là delle facili ideologie, la scelta di dotare i servizi pubblici di uno spazio destinato ai bebè è importante sotto diversi punti di vista.

Il cambio del pannolino (Ecco i migliori modelli) è quel momento delicato in cui possono succedere gravi incidenti che invece si potrebbe facilmente scongiurare. Se il piccolo non è su una superficie adeguatamente protetta, rischia di cadere e farsi davvero molto male.

Ecco perché è indispensabile contare su un fasciatoio, di solito con i bordi sollevati e in grado di portare ad altezza delle braccia dell’adulto tutta l’operazione del cambio.

 

 

Il disegno di legge proposto in Senato

In Senato si è arenato un progetto di legge che prevede l’ampliamento dei vincoli imposti dalla normativa vigente in tema di dotazioni minime dei servizi pubblici.

L’estensione dei locali frequentati da persone determina il numero di fasciatoi necessari, che si tratti di utenti della pubblica amministrazione o i clienti di un’attività privata.

Con la nuova normativa si richiede di estendere l’obbligo di installazione dei fasciatoi anche nel bagno degli uomini o all’interno di aree comuni.

 

 

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Le statistiche parlano di una tendenza comune a procrastinare il momento di togliere il pannolino ai bimbi e le ragioni sono le più sorprendenti

 

All’appuntamento col vasino si arriva sempre più in ritardo. A far riflettere sono le statistiche proposte dal pediatra Italo Farnetani, professore ordinario alla Libera università degli Studi di scienze umane e tecnologiche di Malta.

Si tratta di un momento importante che ha notevoli ripercussioni sulla salute psicofisica del bambino. Un passaggio delicato che costa ammetterlo, ma è proprio il primo tassello che porta il piccolo dalla fase neonatale a quella di adulto in divenire.

Le ragioni del ritardo sono diverse e tutte valide, ma è bene non lasciarsi sedurre dalle lusinghe della frenesia dei tempi moderni. Affrontare le difficoltà legate a questa tappa è cosa buona e giusta e va fatta seguendo le regole dello sviluppo dei bambini.

 

Quando è consigliato togliere il pannolino

Lo studio condotto dal professor Farnetani mette in evidenza la tendenza a procrastinare il momento adatto a togliere il pannolino in modo quasi sistematico da parte dei genitori di oggi. Le ragioni sono le più diverse, eppure le raccomandazioni in pediatria sono quelle da tenere in considerazione per lanciarsi a volo d’angelo in questa divertente avventura.

L’arrivo dell’estate è il momento più indicato per avvicinare il piccolo alla scoperta del vasino. Complice un vestiario più leggero e la possibilità di restare sgambettanti a gambe nude con maggiore libertà.

Anche la conquista del controllo degli sfinteri è un grande segnale da cogliere al volo per lanciarsi verso l’uso incondizionato del vasino. Per le bimbe si considera che il momento giusto sia a partire dai 24 mesi che diventano 26 per i maschietti. Sono tempi indicativi che in linea di massima vengono identificati con la seconda estate del bebè.

Se però è vero che non tutti i bimbi sono pronti allo stesso tempo, è altrettanto importante considerare che è gravemente sconsigliato che il piccolo tenga ancora il pannolino dopo i 3 anni.

 

 

Non allarmare ma solo far riflettere

Spesso questa dilatazione dei tempi avviene per via delle scelte dei genitori che si ripercuotono su quelle dei piccoli. Saltare l’appuntamento “fisiologico” dei due anni, infatti può determinare un cambiamento nel modo in cui il piccolo si approccia al vasino. O si affeziona e lega al pannolino.

Togliere il pannolino può non essere così semplice come si vorrebbe, spesso quello che viene tradito sono le aspettative. Nessuno dice che sarà facile né che sarà rapido, ma avverrà.

È stato così per tutti gli esseri umani dal momento che, in un modo o nell’altro, un po’ tutti siamo stati in fasce. Eppure può creare qualche reticenza il solo pensiero dell’ennesima notte insonne per cambiare le lenzuola, asciugare il materasso e cambiare di sana pianta il piccolo tutto bagnato. Prepararsi al momento giusto per togliere il pannolino deve essere fatto prestando attenzione anche ai bisogni del bebè.

Improvvisamente sarà il piccolo stesso a essere attratto da quello che fanno i genitori quando siedono sul gabinetto. Si incuriosirà vedendo l’intimo di mamma e papà e, ancora più forte sarà la curiosità vedendo i fratelli più grandi scappare al bagno interrompendo i giochi. Assecondare questa innata capacità adattativa di emulazione delle abitudini familiari è utile perché libera il piccolo dalla continua esposizione delle parti intime all’azione costrittiva del pannolino.

Per ragioni meramente fisiologiche, la pipì esce a 37° e a questa temperatura resta il pannolino che per funzionare deve essere impermeabile e quindi per nulla traspirante. Sono tanti i rischi legati all’esposizione dei genitali a temperature elevate, tanto d’estate come d’inverno quando i piccoli sono esageratamente incappucciati. Lo sviluppo di funghi, batteri e di irritazioni per colpa del sudore e delle temperature alte sono un accompagnamento fisso delle preoccupazioni dei genitori dei bimbi in fasce.

 

I numeri legati al ritardo

Una media di sei pannolini al giorno e una tendenza sempre più marcata a procrastinare l’appuntamento con il vasino oltre il terzo anno di vita hanno un costo complessivo molto alto per le famiglie. Quindi ne risente la spesa pro capite per l’acquisto di nuovi pannolini, o la loro manutenzione nel caso di scegliere i lavabili.

Aumenta l’incidenza di malattie dell’epidermide legate all’uso protratto dei pannolini poco o per nulla traspiranti. E ne risente l’ambiente perché l’impatto dei pannolini è da vero e proprio ecomostro.

Secondo lo studio condotto dal professor Farnetani, il 10% dei genitori che partecipano alla ricerca condotta presso l’università maltese, perde il treno del “momento giusto” e si ritrova a togliere il pannolino dopo il terzo anno di vita.

Lo testimoniano anche il moltiplicarsi di pannolini di taglia più grande, adatti a essere indossati anche dai bimbi più grandetti.

 

Come organizzarsi per togliere il pannolino con successo

A volte non basta sapere cosa può succedere nel peggiore degli scenari, basta avere le idee chiare su come fare per portare a termine l’operazione con successo.

Alcune regolette chiave possono essere d’aiuto, come per esempio rendere facilmente accessibile il vasino al piccolo. Non abbiate paura di ricevere ospiti condividendo nella stessa stanza il vasino, pazienza. Se il piccolo deve farla meglio offrirgli la possibilità di avere a portata di mano il posto giusto. Poco a poco imparerà a trattenere meglio gli sfinteri fino ad arrivare al bagno dei grandi.

Usare delle traverse impermeabili per proteggere il materasso può essere una buona soluzione. Al di sotto della traversa impermeabile c’è chi usa altre lenzuola, sotto e sopra, per poter rifare il letto in un battibaleno se scappa la pipì nel cuore della notte e non si ha voglia di armeggiare tra i cambi nell’armadio.

Per quanto riguarda i vestiti, meglio leggeri e facili da levare e mettere per favorire il piccolo a far da sé e non attendere di essere aiutato dall’adulto. Cambi di vestiti devono essere anche loro pronti e subito a disposizione. Chi ha la possibilità non abbia paura di chiedere una mano con le lavatrici nella cerchia di amici e parenti.

 

 

Da sempre senza pannolino è possibile ma è ancora un’avanguardia

È una tendenza in lieve ma costante aumento e comprende tutti i genitori che hanno scelto di non usare pannolini, compresi i lavabili, per l’accudimento del bebè.

Si chiama EC (Elimination Communication) ed è una frontiera ancora poco esplorata in Italia, solo pochi testi si trovano tradotti in libreria come riferimento. Ma sono attivi tanti gruppi di genitori cui chiedere pareri e confronto.

Il piccolo non indossa pannolino, ma gli viene offerta la possibilità di evacuare liberamente fino a trovare il giusto equilibrio nel momento in cui sarà in grado di controllare autonomamente i propri sfinteri. Una soluzione per certi versi estrema ma che ci fa ben riflettere sulla gravità dello svezzamento da pannolino. Per il piccolo si tratta di accettare improvvisamente l’abbandono di una componente che fa parte della sua quotidianità sin dalla nascita. Merita rispetto.

 

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