Come togliere il pannolino e non perdere il sorriso

 

Un po’ tutti i bebè del pianeta la fanno da qualche parte, almeno durante i primissimi anni di vita. Poi, pian pianino, si impara a controllare gli sfinteri e dirigersi verso il luogo igienicamente preposto a contenere gli escrementi. Questo, a grandi linee, è quello che succede a tutti gli esseri umani che prima o dopo si devono scontrare con un appuntamento importante nella loro vita. Smettere di essere dei bebè e cominciare a diventare adulti.

L’abbandono del pannolino, almeno in Occidente, comincia ad assumere uno scenario tragicomico. Si può pensare che i piccoli non siano pronti, ma il più delle volte non lo sono i genitori che devono accompagnare i figli verso il grande salto. Verso il WC.

Se si mantiene la calma e il controllo, se si accetta che come ogni percorso anche questo è segnato da progressioni e regressioni, nessuno si farà del male. Anzi, la vita familiare si arricchirà di simpatici aneddoti da raccontare durante le riunioni di famiglia.

 

Le tappe di uno “spannolinamento” graduale

Levare il pannolino equivale a far prendere al piccolo la consapevolezza del proprio corpo. Né più né meno. Il piccolo diventa via via sempre più consapevole di quello che gli succede a livello fisico e le reazioni che causa il suo comportamento gli diventano sempre più prevedibili. Non diventa una cosa che succede, ma quello stimolo che smuove il pancino o il basso ventre pian piano assume i contorni di un evento da poter mantenere sotto il proprio controllo.

Considerando che per almeno due anni, spesso molti di più, i piccoli sono abituati a farla addosso l’introduzione del gabinetto può avere una portata rivoluzionaria. Lo stravolgimento è tanto maggiore quanto più è grandicello il bimbo. Quindi aumenta l’impatto di questa trasformazione delle routine quando il piccolo è abituato a riconoscerle e farle proprie.

Ci sono alcuni elementi che si possono introdurre nelle routine di accudimento che servono al piccolo a prendere dimestichezza con l’idea che si farà del proprio corpo, delle sue funzioni e degli organi preposti alle diverse funzioni.

Man mano che il bebè cresce, sarà una buona idea parlare di quello che succede quando si fa il cambio del pannolino. Nominare gli eventi, quindi dare loro un nome consente al piccolo di riconoscerli quando succedono. Fin quando sarà il piccolo stesso a indicare all’adulto la necessità di essere cambiato.

 

 

Meglio non aspettare il momento dell’ingresso alla scuola dell’infanzia

Quando si tratta di stabilire quale sia il momento migliore per iniziare lo spannolinamento tante famiglie lasciano che siano eventi esterni alle abitudini della famiglia a determinarlo.

L’ingresso alla scuola dell’infanzia, dove le maestre non sono tenute a cambiare (spesso non possono nemmeno toccare) i bambini, oppure in concomitanza con degli eventi straordinari, come viaggi o traslochi o il rientro al lavoro di uno o entrambi i genitori.

Eppure il momento in cui si dovrà passare alla biancheria intima è un passaggio che a un certo punto segnerà la vita di ogni individuo. È consigliabile impostare le azioni quotidiane e le abitudini in modo da far prendere dimestichezza con il vasino o il gabinetto sin da subito.

Tante mamme si abituano a far sedere il piccolo sin da quando è in grado di reggersi da sé in questa posizione. Dove non ha importanza: sul vasino il piccolo ha accesso in maniera più autonoma, mentre il gabinetto con il riduttore è una meta piuttosto complessa da scalare e serve sempre l’aiuto di un adulto.

Oppure, quando è possibile, si può anche cercare di impostare una routine della toilette. Quindi associare l’uso dei servizi a momenti particolari della giornata: appena svegli, prima di uscire o andare a letto, a metà mattinata e dopo il riposino del pomeriggio. Giusto per fare qualche esempio.

 

Segnali che permettono di capire se il piccolo è pronto (o se lo sono i genitori)

È bene tenere a mente sempre alcune regole basilari quando si ha a che fare con un bambino: il più delle volte non è in grado di veicolare le proprie emozioni in maniera chiara, né a se stesso né agli altri, adulti o bambini che sia.

Quindi è probabile che il disagio che prova il piccolo di fronte a questa piccola, ma significativa, sfida della sua vita, sia segnata da momenti di progressi e momenti di fallimenti che non devono scoraggiare nessuno.

Un bimbo davvero troppo piccolo, per esempio quelli che compiono in autunno il loro secondo anno di vita, potrebbero avere difficoltà a controllarsi e padroneggiare la faccenda prima che arrivi la stagione fredda e l’aumento degli strati di abitini tende a far procrastinare l’addio. Quando poi arrivano al secondo appuntamento con la successiva bella stagione, possono essere già troppo grandicelli per non provare un po’ di spaesamento, per lo meno per i primi tempi.

Eppure un piccolo che è in grado di comunicare che l’ha fatta, o che la deve fare, che sa muoversi con autonomia e che ha capito come funziona la faccenda in teoria, potrebbe essere pronto per mettere in pratica quanto appreso.

Per i genitori, è inutile negarlo, si tratta di un periodo di rinnovato sforzo e impegno. Si ritorna a dover interrompere il ciclo del sonno per aiutare il piccolo a farla in bagno durante la notte, il numero delle lavatrici subisce una nuova impennata per avere sempre a disposizione cambi puliti, e i pavimenti vanno lavati più spesso.

 

Come fare, in pochi step

Carpe diem. Quando il piccolo manifesta il proprio interesse verso la propria produzione, quello è il momento da cogliere al volo. Se però per qualsiasi motivo in casa non si è ancora pronti, niente panico. La partenza verrà solo ritardata di poco.

Si fa in bagno. Attrezzate il bagno in modo che sia accogliente per il piccolo, quindi scegliete un vasino, non serve che sia un’astronave con luci e suoni, e un riduttore e vedete in che modo il piccolo si trova più a proprio agio per la sua pausa meditativa. Poi se ritenete che possa essere utile, spostate il vasino dove il piccolo trascorre più spesso il proprio tempo per consentirgli di arrivare prima alla meta.

Cambi di vestiti. Potrebbe essere utile aspettare che inizi la bella stagione per poter avere sempre i cambi pronti per evitare di restare a corto quando il piccolo riesce a bagnarsi anche sei volte di fila in due ore.

Come tutti gli atleti che si preparano per dare il meglio di sé, anche il pupo sperimenta i propri limiti e scopre che sono pressoché infiniti. Ma se non si vuole o non si può andare troppo oltre, potrebbe essere una buona idea avere a disposizione anche dei pantaloni in più per ogni evenienza.

Cambi di lenzuola. Si bagneranno, non c’è niente da fare. E probabilmente continueranno a bagnarsi per qualche anno a venire. Purtroppo si sa che controllarla di notte è proprio complicato. Alcuni optano per uno stratagemma interessante: mettere alcuni strati di lenzuola uno sull’altro, inframezzati da strati impermeabili. In questo modo se il piccolo bagna il letto è più facile tirare via tutto quello che si è sporcato e contare sul cambio pulito e asciutto già al proprio posto.

 

 

E cosa evitare di fare, a tutti i costi

Respirare profondamente e praticare la meditazione trascendentale è un suggerimento che aiuta sempre quando si diventa genitori. A prescindere dall’età dei figli e dal tipo di sfida vogliano proporre ai genitori.

In particolare serve mantenere la calma ed evitare categoricamente di arrabbiarsi perché il piccolo si è bagnato di nuovo e di nuovo. Può essere estremamente difficile e richiede molta determinazione, tanta quanta ne serve al piccolo per accettare un cambiamento così radicale delle proprie condizioni di vita. Ma ripaga in termini di sicurezza e conquista dell’autonomia da parte del bimbo.

È sempre importante ricordare che si tratta di un passaggio molto delicato e che richiede grande concentrazione e determinazione da parte dei genitori e degli adulti che gli stanno accanto.

 

 

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