Cambio pannolini: il simbolo di parità di genere

Ultimo aggiornamento: 13.11.19

 

Una società si può cambiare… un pannolino alla volta. La parità di genere sta anche nella suddivisione equa dei compiti di cura del bebè

 

Una società in grado di rispettare i diritti dei bambini è una società sana. Lo sostengono tanti, pacifisti e pedagogisti, filosofi e paladini della difesa dei diritti umani. E in ultimo lo conferma la neuroscienza, dimostrando che sane relazioni nell’epoca della primissima infanzia sono essenziali per lo sviluppo di un individuo adulto sano. E in grado di arricchire la società in cui vive.

Che ha a che fare tutto questo con il cambio dei pannolini? È una questione di rispetto della dignità altrui. Soprattutto di quella dei papà che spesso si vedono privati dei diritti fondamentali di accudimento del bebè. Gli stessi che si dà per scontato debbano essere prerogativa della mamma e che non fanno che sfinirla e privarla di ogni energia.

Passarsi il testimone tra genitori, consente di bilanciare in maniera equilibrata e semplice il complesso e delicato equilibrio di gioie immense e stanchezza inenarrabile che comporta l’accudimento del bebè. Anche quando si fa una passeggiata lontano da casa.

 

 

Papà di tutto il mondo, uniti nella lotta per il cambio del pannolino

A seguito di una campagna di sensibilizzazione che è partita dalla Florida, improvvisamente si sono accesi i riflettori su un aspetto che a molti era sfuggito. Solo il bagno delle signore, nei locali pubblici, è dotato di fasciatoio.

Se state pensando “Embè?” siete vittime di una trappola mentale. Chiunque si sia avventurato nel mondo portando con sé un piccolo pargolo munito di pannolino sa di esporsi al rischio di dover cambiare in corsa un bel pannolino gonfio di fumante pupù.

E se questo succede in una biblioteca o in un centro commerciale, l’esito della faccenda cambia se a cambiare il pannolino è la mamma o il papà.

Negli Stati Uniti come in Italia ci si è resi conto che il fasciatoio nel bagno degli uomini è il convitato di pietra. Tutti i papà ne sentono il bisogno, tutti vorrebbero che fosse lì, ma per pudore e per non sentirsi additati di qualche colpa ancestrale preferiscono tacere e non segnalare la mancanza.

Invece la presenza di un fasciatoio accessibile anche ai papà sarebbe proprio il segnale di un cambiamento in meglio della nostra società occidentale. La riprova che questa famosa parità dei sessi comincia proprio dal godimento, nel bene e nel male, dei lattanti finché sono piccoli. Cosa che non dura a lungo.

 

L’hashtag #iocambio risponde alla campagna statunitense per la difesa dei diritti della famiglia

Anche l’Italia, dunque, non si è fatta trovare impreparata di fronte alla riflessione di grande civiltà made in USA e condotta a suon di foto. E un hashtag divertente che la dice lunga.

Infatti i promotori di questa campagna di sensibilizzazione hanno deciso di solleticare l’attenzione del pubblico di Instagram con #squatforchange. Squat proprio come la posizione accovacciata che si fa per conquistare i glutei scultori e slanciare le gambe. Accovacciati come deve stare un papà che cambia il piccolo di pochi mesi direttamente sulle proprie cosce per evitare che possa sporcarsi.

Per portare a termine la missione, il papà che effettua il cambio, o il cambiamento sociale, deve destreggiarsi tra limitazioni oggettive e muri mentali.

In Italia lo slogan è stato modificato e perde leggermente efficacia. Infatti oggi, a poco più di un anno dal lancio della campagna, resta ben poco sul social più visual di tutti dell’hashtag #iocambio.

Eppure, specie nelle grandi città, l’evento ha suscitato una certa eco e sollevato l’interesse di tanti soggetti. Compresi quelli istituzionali.

 

Una società che riconosce i diritti di tutti è il migliore dei mondi possibili

Con l’esercizio, difficile, dell’immedesimazione delle esigenze dell’altro si esce sempre rafforzati e temprati nello spirito. Si tratta di saper dare importanza alle proprie necessità ma di comprendere anche quelle di individui completamente distanti da noi.

È il caso dell’accettazione della prospettiva del papà da parte della mamma, quando si tratta di definire i diversi approcci e le criticità dell’essere genitore.

Ma è anche importante considerare il punto di vista del diretto interessato. Mettere un fasciatoio nel bagno degli uomini non è una conquista dei diritti civili degli uomini e, direttamente, delle donne che si affrancano dal ruolo esclusivo di cura all’interno delle famiglie. È anche l’occasione per riconoscere i diritti dell’infanzia.

Pensare gli spazi pubblici dalla prospettiva del bambino è un segno di grande civiltà e di attenzione verso il futuro della propria collettività. Chi ci guadagna della scelta di rendere i bagni adatti al cambio del pannolino sono anche gli individui senza figli. Perché migliore sarà la società in cui staranno vivendo.

 

Perché il fasciatoio è indispensabile

Al di là delle facili ideologie, la scelta di dotare i servizi pubblici di uno spazio destinato ai bebè è importante sotto diversi punti di vista.

Il cambio del pannolino (Ecco i migliori modelli) è quel momento delicato in cui possono succedere gravi incidenti che invece si potrebbe facilmente scongiurare. Se il piccolo non è su una superficie adeguatamente protetta, rischia di cadere e farsi davvero molto male.

Ecco perché è indispensabile contare su un fasciatoio, di solito con i bordi sollevati e in grado di portare ad altezza delle braccia dell’adulto tutta l’operazione del cambio.

 

 

Il disegno di legge proposto in Senato

In Senato si è arenato un progetto di legge che prevede l’ampliamento dei vincoli imposti dalla normativa vigente in tema di dotazioni minime dei servizi pubblici.

L’estensione dei locali frequentati da persone determina il numero di fasciatoi necessari, che si tratti di utenti della pubblica amministrazione o i clienti di un’attività privata.

Con la nuova normativa si richiede di estendere l’obbligo di installazione dei fasciatoi anche nel bagno degli uomini o all’interno di aree comuni.

 

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