Tutte le conquiste di un bebè di tre mesi

Ultimo aggiornamento: 17.10.19

 

Si è portati a pensare che il bebè appena nato non abbia affatto competenze. Eppure è dotato di una spiccata capacità di adattamento che gli permette di comprendere quello che avviene intorno a lui e da questo trarre insegnamenti. Ecco perché, già dal terzo mese, i neonati sono in grado di fare e comprendere molte più cose di quanto un adulto possa immaginare.  

 

Si immagina erroneamente che il bebè appena nato non abbia particolari competenze e che man mano, come fosse un contenitore vuoto, vada aiutato a riempirsi di conoscenze e talenti. Nulla di più lontano dalla realtà, è ormai assodato che il piccoletto sa già il fatto suo sin dalle prime ore di vita e che assecondarne le iniziative sia essenziale per consentirgli di svilupparsi al meglio.

A tre mesi si affina la sua capacità di distinguere quello che succede intorno e sono tante le piccole scoperte che notano anche i genitori. Non si contano più i progressi che lo fanno crescere a vista d’occhio. La vista si fa più nitida e la coordinazione dei movimenti migliora, possono portare la mano o il piedino alla bocca. In alcuni casi riescono ad afferrare le cose. Questo, di solito è il momento in cui oggetti potenzialmente pericolosi cominciano a sparire dalla portata della mano. Forbici e oggetti appuntiti ad altezza delle spalle dei genitori pian piano cedono il posto a sonagli e giocattolini.

 

Il sorriso sociale

Il piccoletto sorride quasi subito, si considera che la deliziosa curva verso l’alto delle labbra sia il riflesso di uno stato d’animo appagato e soddisfatto. Dopo aver mangiato, quando prende sonno, o se è in braccio alla mamma o al papà, il bebè abbozza un sorrisino.

Si definisce sorriso endogeno ed è associato a un comportamento involontario che poco a poco cede il passo a un sorriso di riflesso, noto come sorriso esogeno. È causato dal desiderio di imitazione delle espressioni dell’adulto ma non è ancora consapevole e finalizzato a esprimere un sentimento.

Con l’arrivo del terzo mese, invece, il sorriso si fa volontario e compare in risposta a uno stimolo esterno. In questo momento stare col pupo diventa un vero spasso.

Malgrado non sappia ancora stare seduto, abbia bisogno di essere supportato in qualsiasi attività, diventerà subito l’anima della festa imparando a richiamare l’attenzione per ricevere quegli stimoli che lo faranno ridere di gusto. Dal sorriso alla risata gorgogliante il passo è breve e tarderà ancora pochi mesi ad arrivare.

 

 

Le coliche esistono davvero?

Sulle coliche sono stati scritti libri, venduti ettolitri di preparati più o meno ineccepibili per quanto riguarda gli ingredienti, si sono sperimentate posizioni speciali per favorire il ruttino. I nonni sono professionisti nel tenere il pupo a pancia in giù, su un braccio mentre con l’altra mano danno colpetti ritmici per favorire l’espulsione della fantomatica aria dal pancino.

Eppure, a quanto pare, le coliche non esistono. Cioè, il pianto inconsolabile che coglie il bebè, fino appunto il terzo mese circa, non dipende da aria, da una scarsa alimentazione, troppo o poco contatto fisico. È tuttora uno dei misteri che non trova soluzione nel campo della puericultura.

I neonati allattati al seno difficilmente possono ingerire aria durante la suzione, nella maggior parte dei casi, il latte materno non fermenta nello stomaco e quindi non produce gas. Una remota ipotesi potrebbe essere un’allergia alimentare ad alcune sostanze ingerite dalla madre e che possono passare attraverso il latte. Ma anche qui la situazione non è del tutto chiara: il suggerimento sempre valido è che la mamma mangi di tutto in gravidanza come durante l’allattamento per permettere all’intestino del bebè di processare tutti gli alimenti, compresi quelli allergizzanti.

La cosa potrebbe cambiare col latte in formula, ma anche qui le probabilità che il piccolo produca gas per colpa di una intolleranza sono remote. Mentre gli scoppi di pianto inconsolabile sono una realtà per molti neonati fino al compimento del terzo mese. Non c’è molto altro da fare se non armarsi di tanta pazienza e aspettare che passi il peggio.

 

La percezione del mondo che lo circonda si affina

Il piccolo in questo momento è capace di puntare lo sguardo verso l’esterno. La percezione del mondo da qualche tempo non è più limitata ai pochi centimetri che dalla tetta gli permettono di mettere a fuoco i lineamenti della mamma. Adesso ha una visione più ampia anche se i colori troppo accesi possono ancora infastidirlo e confonderlo.

Le sagome degli oggetti si distinguono con sempre maggiore precisione e dall’alto della sua sdraietta buona ed economica (controllare qui la lista delle migliori offerte) il piccolo può osservare i gesti che compiono gli adulti di riferimento.

Questo è il momento adatto per appendere degli oggetti al soffitto o in cima alla sua culla. Il piccolo potrà osservarli con crescente interesse, percependone le forme, i colori e il movimento. Anche le cose d’uso comune possono attirare la sua attenzione e, in alcuni casi, i piccoletti cominciano ad afferrare quello che trovano alla loro portata.

Questo è il magico istante in cui comprendono di avere mani e piedini, aumentando poco per volta la consapevolezza del proprio corpo e la sua integrità.

 

La prima ginnastica

Se messo a pancia in giù, il piccolo inizierà a far forza sulle proprie mani e sulle braccia per sollevare il collo. Poco a poco inizierà a sollevare anche le spalle e parte del busto. Questo movimento tenero e un po’ buffo lo compiono tutti i neonati e serve per preparare la muscolatura a reggere il peso della schiena e della testa. Poi questo sforzo sarà ripagato con la conquista dell’equilibrio, prima su quattro punti d’appoggio e poi su due quando, verso l’anno, inizieranno a muovere i primi passi.

È importante assecondare questo impulso che spinge il piccolo a sforzarsi di tenere la testa alta quando è girato a pancia in giù. Anche se si è preoccupati dalla possibilità che possa farsi male, è sempre bene non limitare i movimenti, anzi è importante incoraggiarli mettendo il piccolo in sicurezza.

Un tappeto morbido, una trapunta ben imbottita direttamente a terra sono la base perfetta per poter fare i primi esercizi e la ginnastica che sarà utile a sviluppare la muscolatura.

Questa posizione richiede sorveglianza da parte dell’adulto che deve accertarsi che il piccolo non si faccia male sbattendo la testa se le braccia cedono sotto il peso del corpo del bebè. Ma è ancora controindicata come posizione per il sonno perché si ritiene una tra le principali cause di morte in culla, che possono avvenire per soffocamento.

 

 

Cosa succede a mamma e papà

Il ritmo del sonno del piccolo comincia a stabilizzarsi, non è una regola sempre valida ed è possibile che ci vorranno ancora anni prima che il ciclo del sonno si allinei perfettamente con quello dell’adulto. O ne rispecchi le aspettative. Eppure, poco per volta, i risvegli per confermare la presenza dell’adulto diventano sempre meno, anche le richieste di latte cominciano a diradarsi.

In questo periodo molte donne recuperano buona parte delle energie spese durante il parto. Questo è il momento in cui ci si riavvicina come coppia e si ritrova l’energia e il desiderio sessuale. È importante considerare che l’allattamento in tanti casi è un buon anticoncezionale, ma non è così affidabile come si crede. Mentre chi ha deciso di non allattare si trova nella delicata situazione d’essere particolarmente fertile.

Le possibilità di una gravidanza non programmata si impennano in questo periodo, per questo è importante fare scelte consapevoli e valutare le opzioni. Chiedere un parere al proprio medico può essere una buona idea.

 

 

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