Proteggere i bebè da influenza e raffreddore con le giuste mosse

Ultimo aggiornamento: 13.11.19

 

I malanni di stagione non risparmiano i più piccoli: ecco cosa fare per evitarli o per non ammattire se il nasino è tappato

 

L’evenienza di un’influenza per il bebè appena arrivato in famiglia è molto sgradevole. A seconda della sua costituzione, l’età e la copertura vaccinale, può rappresentare un vero e proprio rischio grave. Ecco perché è importante evitare di esporre il piccolo a stress non necessari e tutelarlo nel momento di maggiore fragilità.

Si tratta di semplici accorgimenti da seguire a tempo debito per evitare il contagio e i disturbi legati a questo fenomeno. Non tutti sanno che è già possibile vaccinare il bebè contro la pertosse quando ancora è nella pancia della mamma. In questo modo si limita il contatto con alcuni tra i più pericolosi patogeni quando l’organismo del bimbo appena nato è troppo debole per contrastarli.

 

La vaccinazione in gravidanza

Il protocollo vaccinale prevede l’obbligo di iniziare a partire dal 61° giorno di vita. Quindi quando inizia il terzo mese si ritiene che l’organismo del bebè sia in grado di trarre il massimo vantaggio dall’inoculazione del vaccino che aiuta a sviluppare le difese necessarie contro malattie gravi ed evitabili.

Nella finestra compresa tra la nascita e l’inizio del calendario vaccinale un bebè è più esposto al rischio di contagio senza avere a disposizione le risorse sufficienti per contrastare la malattia. È per questo motivo che è stata sviluppata la nuova metodologia del vaccino da fare durante la gravidanza. In questo modo è possibile tutelare il piccolo ancora nel grembo materno dal rischio di contrarre la pertosse, temibile e spesso mortale o altrimenti invalidante.

In gravidanza è anche possibile vaccinarsi contro l’influenza. Se da un lato questo tipo di vaccino non può essere somministrato direttamente al feto, è noto che l’organismo materno riesce a trasferire in questo modo gli anticorpi sviluppati anche al proprio bambino.

 

 

Norme di igiene personale

Una volta nato, l’organismo del nuovo nato impara progressivamente a riconoscere e neutralizzare l’attacco dei microrganismi che si trovano nell’ambiente esterno. Ma questo processo richiede del tempo, una costituzione sana e, soprattutto, il rispetto di determinate norme che possono evitare di esporre inutilmente il piccolo a sollecitazioni eccessive.

Lavarsi bene le mani prima di toccare il bebè è il requisito minimo per non rischiare di trasferire microbi che vi si possono trovare. Anche evitare di baciargli le mani o il volto, specie se a farlo sono persone estranee alla ristretta cerchia della famiglia. Questa raccomandazione non dovrebbe valere per la mamma o il papà, i baci, lo scambio di carezze ed effusioni sono preziose per il piccolo tanto quanto le regole della profilassi.

 

Rinunciare a visitare posti sovraffollati

Un neonato che entra presto in contatto con un gran numero di persone che non fanno parte della famiglia, magari in un luogo poco aerato, è più esposto al rischio di contagio.

Quante più persone si trovano in un ambiente chiuso, tanto maggiore sarà la quantità di virus e batteri in circolazione. Non tutti si ammalano solo perché trascorrono del tempo in un posto affollato e lo stesso vale per i bebè, ma rischiare sulla pelle di un neonato di poche settimane non è di certo una scelta raccomandabile.

Anche in casa si deve cercare di mantenere ben aerato l’ambiente per evitare che i batteri che comunemente si producono in ambiente domestico prendano il sopravvento. È importante aprire le finestre di ogni stanza, magari una alla volta per evitare di esporre il piccolo al freddo delle folate invernali. La temperatura della casa non deve essere eccessiva, si consiglia di non superare 19 o 20 gradi, con o senza neonato.

Un ulteriore suggerimento che è utile prendere in considerazione è valutare la possibilità di non mandare a scuola il fratellino o la sorellina più grande. Specie durante i periodi di maggiore diffusione delle malattie, i bimbi che hanno una socializzazione già avviata possono essere più esposti al rischio di contagio. Se sono cagionevoli e facilmente contraggono raffreddore o influenza potrebbe essere utile valutare la cautela anche per il grande ed evitare il contagio del bebè ancora molto piccolo.

 

L’allattamento al seno è la prima difesa del bebè

Ammalarsi è normale ed è bene chiarire che quando si suggerisce di allattare al seno per proteggere il bambino non si intende che non avrà mai la febbre o un raffreddore.

Si tratta invece di fornire al piccolo gli strumenti per poter contrastare l’attacco da parte di agenti patogeni, quindi anche di sviluppare una febbre. Nei casi normali, la febbre rappresenta la migliore difesa contro l’attacco di virus o batteri e consente all’organismo di reagire in tempi brevi e in maniera decisa. Per questo motivo non serve demonizzare la febbre di per sé, quanto piuttosto prestare grande attenzione alla maniera con cui si manifesta, al suo andamento e la durata che sono segnali importanti per comprenderne la natura e decidere quale tipo di intervento adottare.

Allattare al seno significa trasferire al piccolo una serie di nutrienti detti specie specifici, cioè precisamente cuciti addosso per completare le funzioni vitali dell’organismo che le riceve. Insieme al pacchetto di grassi, zuccheri e acqua che compone il latte di mamma ci sono anche particolari ceppi di batteri che aiutano la formazione della flora batterica del bebè, il primo baluardo di difesa contro tanti microbi.

 

 

Cosa fare quando il bebè si ammala

Se, dopo tanto affannarsi a cercare di proteggere il bebè questo manifesta dei segnali di congestione nasale e difficoltà a respirare non c’è da preoccuparsi. Sapere cosa fare è la migliore arma per reagire di fronte a ogni evenienza. Se il neonato è ancora troppo piccolo è il caso di rivolgersi al pediatra e seguire i suoi consigli.

L’igiene del naso, in queste circostanze aiuta molto a facilitare la respirazione del bebè che ancora non è in grado di farlo dalla bocca. I migliori aspiratori nasali (controllare qui la lista delle migliori offerte) in commercio si prestano perfettamente per questo scopo. Possono essere regolati in modo da aspirare il muco in eccesso senza far male al piccolo e si usano con semplici gesti in pochi minuti.

È importante ricordare che non è possibile intervenire in modo diverso ed è solo possibile aspirare il muco quando il bebè è raffreddato, è caldamente raccomandato non somministrare farmaci ai bambini al di sotto dei 12 mesi se non espressamente prescritto dal pediatra.

 

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