L’uso del passeggino influenza l’esposizione allo smog

Ultimo aggiornamento: 13.09.19

 

L’altezza del bebè nel passeggino è proprio quella dei tubi di scappamento, per questo è bene scegliere i percorsi con attenzione

 

I bambini dentro il passeggino sono più esposti all’inquinamento ambientale per via della loro maggiore prossimità ai tubi di scappamento delle auto. Si tratta di una riflessione che tutti i genitori dovrebbero fare quando scelgono il percorso ottimale per raggiungere la propria destinazione insieme al bambino.

In dettaglio, uno studio del 2018 parla di un’esposizione per i bambini superiore del 60% rispetto agli adulti. Il metro circa che divide i neonati dagli adulti è sufficiente per esporli al rischio di una maggiore concentrazione di sostanze altamente inquinanti. Metalli pesanti, particolato e polveri sottili che affliggono le nostre città hanno nei bambini più piccoli il bersaglio più facile. Le conseguenze sono chiare e alla portata di tutti. Senza bisogno di ricorrere alle statistiche è facile riconoscere l’aumento delle malattie legate alle difficoltà respiratorie, asma e disturbi collegati a bronchi e polmoni.

Le alternative esistono e dovrebbero essere impiegate come strategia di tutela della popolazione. Ognuno nel suo piccolo può dare il proprio contributo.

 

I dati dello studio su scala globale

Lo scorso agosto 2018 la rivista scientifica Environment International ha pubblicato i risultati di una ricerca condotta presso l’Università del Surrey, in Inghilterra. Lo studio si concentra sulla valutazione dell’impatto dell’inquinamento nei soggetti più deboli, in particolare i bambini trasportati in passeggino. Risulta che la loro esposizione alle sostanze inquinanti che affliggono le nostre città e l’aria in generale, sia maggiore del 60% rispetto a quello che subiscono i genitori.

La ragione risiede nel fatto che i passeggini in media espongono il bebè a un maggiore rischio per via della loro altezza ridotta. Nello studio si valuta che in media un bebè si trova tra 55 e 85 cm da terra. Un’altezza molto vicina a quella dei tubi di scappamento.

Ad aggravare la situazione si aggiunge il fatto che il bebè nelle primissime fasi di vita è in buona parte immaturo. Quindi i tessuti che compongono i polmoni non sono ancora del tutto formati e non riescono a opporre la stessa resistenza che contrappone il fisico di un adulto nei confronti degli agenti inquinanti.

Al riguardo non ci sono delle conferme scientifiche ma le ipotesi sugli effetti delle sostanze inquinanti sullo sviluppo dell’organismo del bambino sono molto scoraggianti. Lo studio avanza la possibilità, ancora da confermare, che l’esposizione prolungata a sostanze inquinanti possa essere responsabile del mancato sviluppo della corteccia cerebrale.

 

 

Suggerimenti di urbanistica per migliorare l’impatto dell’inquinamento sui bambini

Lo studio avanza alcune ipotesi utili da prendere in considerazione su grande scala per ridurre l’effetto della sovraesposizione nei confronti delle sostanze inquinanti.

I suggerimenti proposti sono scaglionati a seconda della rapidità e dell’impatto dell’intervento. Le proposte sono diverse e strutturate anche tenendo conto dell’attività che svolge il centro di ricerca che ha presentato i risultati dello studio in questione.

Per mezzo della ricerca che porta la sua firma, il professore Prashant Kumar, direttore fondatore del Global Centre for Clean Air Research, avanza alcune proposte interessanti. Sono classificate come attive e passive.

Nel primo caso, le soluzioni attive consistono nell’implementazione e nel rafforzamento di politiche di controllo delle emissioni come avviene già in gran parte delle metropoli. Quindi puntare a rafforzare il sistema di trasporto pubblico e ridurre il traffico nei centri delle città dove maggiormente si concentrano gli agenti inquinanti.

Sul versante delle soluzioni passive ci sono anche i suggerimenti legati alla realizzazione di siepi lungo i marciapiedi per creare delle barriere tra pedoni e gas di scarico.

 

Quali accorgimenti adottare nel breve tempo

In attesa che le auto siano veramente a zero emissioni e che le fonti di inquinamento siano penalizzate in maniera efficace, è indispensabile provvedere autonomamente a garantire l’incolumità del proprio piccolo.

La valutazione del percorso è la prima scelta da fare quando si decide di portare il piccolo a spasso. L’esposizione all’aria all’esterno è, in molti casi, meno rischiosa di quella domestica dove virus e batteri spesso ristagnano all’interno e dove si possono creare focolai di inquinamento proveniente dall’esterno e che resta intrappolato in casa.

Per questo l’alternativa non è mai tenere il piccolo sempre chiuso in casa, ma esporlo in maniera controllata ai rischi che comporta l’aria aperta. E la vita in generale.

Nei limiti del possibile è bene decidere il percorso in modo da evitare incroci affollati, grande traffico e marciapiedi poco praticabili. Scegliere di andare a passeggiare al parco rimane la soluzione ottimale.

 

Alternative al passeggino

Il passeggino non è l’unico modo per portare i bambini e questo ormai è un dato di fatto che tanti genitori hanno imparato a riconoscere.

Portare i piccoli in braccio non significa viziarli o creare eccessiva dipendenza verso l’adulto. È anche il modo migliore per instaurare un legame duraturo e gettare salde basi per il loro sviluppo.

Per portare con maggiore agilità, le fasce rimangono lo strumento migliore e più versatile. Sono ergonomiche, consentono al piccolo di assumere la migliore posizione nel rispetto della loro particolare fisionomia e sono anche calde, comode, avvolgenti…

Bisogna riconoscere che gestire 5 metri di tessuto non è sempre facile e anche i marsupi rappresentano una valida alternativa per portare i piccoli alla stessa altezza dell’adulto. Quel che conta è considerare che non tutti i modelli in vendita sono realmente ergonomici come dichiarato in confezione.

 

 

E passeggini alternativi

Se non è possibile portare in braccio il piccolo non c’è da scoraggiarsi, esistono soluzioni alternative anche tra i tradizionali passeggini.

Modelli proposti da marchi come Stokke propongono sedute particolarmente alte che permettono al piccolo di stare al di sopra della soglia di massima allerta come avviene per gran parte dei supporti a rotelle.

Attualmente sono allo studio anche modelli pensati per creare delle bolle d’aria pura intorno all’abitacolo del bebè. Ma questa è la frontiera futuristica che avremmo desiderato non conoscere mai.

 

 

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