L’importanza dell’abbraccio

Ultimo aggiornamento: 11.11.19

 

Il contatto per il bebè è di vitale importanza, al punto che può diminuire la sua percezione del dolore se è tra le braccia di un adulto che lo cura

 

Una ricerca condotta in Italia ha recentemente aggiunto un significativo tassello su base scientifica che dimostra l’importanza del contatto con il bebè. In particolare è stato dimostrato che lo stimolo del dolore è minore se avviene quando il neonato è tra le braccia materne. Si attivano dei recettori neuronali in risposta al dolore come messaggio che stimola il cervello a impartire l’ordine di allontanarsi dal pericolo che lo causa. Quando il bebè è tra le braccia della madre, però, l’area del cervello deputata a ricevere lo stimolo e reagire di conseguenza si attiva con minore intensità rispetto a quando il piccolo è da solo.

Si tratta di reazioni dettate dalla componente istintiva che in parte regola i comportamenti dell’adulto, ma che per i neonati ne determina la maggior parte. Lo studio di questi fenomeni ci consente di comprendere meglio il funzionamento del cervello e delle sue aree specifiche.

Ma soprattutto ci insegna che le richieste di contatto da parte dei bebè non sono arbitrarie. Invece vanno incoraggiate perché determinano un corretto sviluppo neuronale e dell’individuo nel suo complesso.

 

Abbracciare il neonato è la migliore arma per sconfiggere il dolore

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Pediatrics ed è stato condotto da un’equipe di studio italiana su un campione di 80 bambini.

Lo studio si è concentrato sulle reazioni del neonato dopo essere stato punto dalla siringa, quella che normalmente si usa per fare il prelievo di un campione di sangue utile per lo screening metabolico. La puntura si fa sul tallone ed è sufficiente raccogliere una goccia di sangue da sottoporre ad analisi di laboratorio per effettuare esami predittivi della comparsa di alcune malattie genetiche rare.

Ma fa male e il piccolo, come ci si aspetta, protesta. Ma se la puntura avviene mentre il bebè è in braccio alla mamma, magari anche attaccato al seno, il segnale trasmesso al cervello è di entità più lieve. Per identificare quali aree del cervello erano state coinvolte dall’esperienza dolorosa si è usato uno strumento non invasivo. Con la Spettroscopia nel vicino infrarosso (NIRS), si è potuto rilevare il cambiamento dei livelli di ossigeno nel cervello come parametro che indicasse l’entità del dolore percepito.

Lo studio è stato effettuato su un campione suddiviso in quattro gruppi, due dei quali dove i bimbi erano a contatto diretto con la madre e gli altri due no e il prelievo veniva fatto sul fasciatoio.

 

 

L’importanza di contatto e attaccamento per il corretto sviluppo del neonato

Questo studio si colloca in un più ampio filone che indaga cosa scatena il contatto diretto tra il neonato e l’adulto che lo accudisce. I dati rivelano una stretta correlazione tra il corretto sviluppo della struttura dell’individuo, tanto dal punto di vista psicologico che, più in generale fisico.

Il processo di attaccamento che lega il neonato alla madre è strutturato da un codice comportamentale ancestrale. Quello cui in genere ci si riferisce parlando di istinto materno. Cioè tutta una serie di gesti, stimoli e risposte che avvengono in maniera spontanea e naturale già nelle prime ore dopo il parto.

Non è un caso che il protocollo relativo alla nascita in ospedale si stia orientando verso un maggiore rispetto di questo attaccamento che prevede un contatto immediato e sereno tra madre e bimbo. Procedure come il rooming in che prevede la realizzazione di tutti gli accertamenti della salute del piccolo nella stessa stanza che condivide con la madre, o al più sempre in presenza della madre; o in particolare favorire il bonding suggerendo alla madre di tenere il piccolo a contatto pelle con pelle dopo la nascita e oltre. Sono tutti interventi che diventano la routine anche in strutture complesse come gli ospedali o le cliniche attrezzate con il reparto di maternità.

Il piccolo riconosce immediatamente la fisionomia femminile, risponde positivamente agli stimoli sonori della voce della mamma, è già in grado di fissare il proprio sguardo su quello della mamma. E, cosa ancora più importante, è in grado di riconoscere l’odore del latte materno e il seno per provvedere al proprio nutrimento. In maniera naturale, cioè spontanea e che segue un impulso biologico molto forte.

 

Un esperimento toccante e significativo

Non deve stupire che un insieme così complesso di comportamenti e dinamiche legate alle primissime fasi del post parto siano anche associate alla minore percezione dello stimolo del dolore. Il neonato nasce fortemente immaturo, questo significa che ha assoluto bisogno dell’accudimento dell’adulto e ha bisogno del suo contatto ancora più che del nutrimento in sé. La teoria dell’attaccamento è stata elaborata dallo psicologo statunitense Harry Hallow che durante gli anni ’50 e ’60 propone una serie di ricerche la cui portata si rivela sconvolgente. Sottopone dei primati, dei macachi a un esperimento che permise di ribaltare le convinzioni finora radicate sul significato di amore e reciprocità.

Fino agli anni ’50 era convinzione comune che l’amore filiale verso la madre fosse il risultato dell’apprendimento. Cioè la risposta in termini emotivi dopo aver compreso e appreso che sia la madre la fonte principale dell’accudimento. Quindi dato che è la madre che notoriamente dà cibo, protezione e conforto, il piccolo d’uomo impara l’amore in contraccambio.

L’esperimento condotto sui primati consisteva nel proporre ai piccoli separati dalla madre poche ore dopo la nascita, due stimoli distinti. Da una parte una sagoma foderata di tessuto morbido e una vaga sembianza con una vera scimmia. Dall’altra un oggetto neutro ma dove i piccoli trovavano il cibo. I piccoli macachi sceglievano in maniera inequivocabile di tenersi vicini al primo oggetto, evitando di avvicinarsi al secondo se non per procacciarsi il cibo.

 

 

Rispondere alle richieste del bebè non significa viziarli

Lo studio che stravolge il punto di vista sulla nostra vita perinatale, da quando veniamo al mondo al momento in cui conquistiamo la fiducia nelle nostre capacità è spesso citato per la sua epocale importanza.

Ribaltando il concetto alla base delle necessità del neonato, mettendo al primo posto quella di contatto e rassicurazione, Hallow getta le basi per un nuovo concetto di pedagogia e di puericultura.

Il contatto con la madre, o più in generale con l’adulto di riferimento, non è opzionale: è propedeutico al corretto sviluppo dell’individuo. Si tratta di una grossa differenza, un radicale cambio di prospettiva che mette il contatto in cima alla lista degli elementi indispensabili per crescere bimbi felici e adulti sani.

Si tratta quindi di offrire sicurezza per garantire autostima e indipendenza futura.

 

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (2 voti, media: 5.00 su 5)
Loading...