La lista della spesa per l’arrivo del bebè

Ultimo aggiornamento: 12.11.19

 

Quante cose servono davvero per crescere un figlio? Ci sono varie scuole di pensiero al riguardo ma ognuno trova il proprio modo

 

C’era una volta un altro modo di vivere la vita. Le cose si facevano con calma, avevano bisogno di tempo e di meditazione. Un tempo in cui non ci si sentiva sempre impreparati, ma si viveva e basta. O almeno, questo è il passato che si tende a idealizzare quando ci si trova catapultati a dover scegliere cosa dovrà servire al neonato una volta atterrato su questa terra. La faccenda della puericultura si è molto complicata, i settori merceologici si sono moltiplicati all’impazzata e si rischia di non sapere come muoversi in questo incerto terreno fatto di gadget hi-tech e oggetti indispensabili da usare una sola volta, se va bene.

In più i neogenitori devono anche destreggiarsi tra le richieste di chi vuol partecipare del lieto evento portando doni e regali. Per evitare che siano inappropriati è bene suggerire cosa farsi comprare. Peccato che, il più delle volte, non si potrà mai dire con sicurezza cosa servirà al neonato e cosa rimarrà saldamente ancorato al proprio cellophane.

In questo articolo vogliamo offrirvi una rapida panoramica degli ambiti in cui si concentra la cura per il bebè e cosa potrebbe essere utile per dare una buona risposta.

 

Gli spostamenti

A meno di non partorire in casa, beata chi ce la fa, il pupo dovrà tornare a casa dall’ospedale o la clinica dove è nato. E, a meno di non vivere proprio a due passi dall’ospedale e decidere di tornare a piedi, qui risiede l’unica categoria di oggetti prescritti per legge. Il trasporto in auto è regolato dalla normativa europea che prevede un mezzo omologato per ancorare il pupo ai sistemi di sicurezza. Infatti, le automobili non sono predisposte per offrire cinture per chi è alto meno di 150 cm o pesi meno di 36 chili. Il seggiolino auto sarà il vostro fedele compagno durante gli spostamenti per circa 12 anni.

Questo elemento è di solito venduto in combinazione con i sistemi trio per il trasporto del bebè fino a quando impara a reggersi ben dritto e stare seduto comodamente da sé. Dal semplice trio di fascia economica, passando per le soluzioni extralusso o quelle specifiche come il passeggino trio gemellare, in commercio si trovano tante proposte per portare il pupo a spasso.

Il passeggino si può ulteriormente specializzare in modelli più adatti per esigenze specifiche. Può essere maneggevole, aprire e chiudersi con una sola mano, può essere leggero, leggerissimo o persino da corsa. Il bimbo si può anche portare, e per dare riposo alle braccia sfinite ci sono marsupi ergonomici o fasce. Per queste ultime è bene preventivare un breve corso con una consulente del portare. Un bel modo per fugare tutti i dubbi, e chiedere un regalo davvero utile.

 

 

Il vestiario

Al mondo veniamo nudi e il calore di mamma è il primo elemento di cui dovremmo vestirci. Al di là delle complesse teorie scientifiche le quali provano che lo scambio della popolazione batterica presente sul corpo della madre consenta la colonizzazione di batteri buoni per il bebè; a parte le teorie sul bonding e lo scambio di sensazioni tattili e olfattive per assicurare il riconoscimento della madre; tolte le supposizioni riguardo la capacità di fomentare l’autonomia dello sviluppo neuronale… una sola rimane la verità vera in assoluto: tenere in braccio quel frugoletto è la sensazione più bella che si possa provare, davvero. E per tutta la vita.

Però non potremo tenerlo indosso ancora a lungo e passato il primo minuto le ostetriche ci chiederanno gentilmente di poterlo prendere per rendercelo ripulito e vestito coi vestitini che avremo messo in valigia. Di due cose è bene fare tesoro. Il piccolo, nell’istante stesso in cui nasce, non percepisce la temperatura allo stesso modo rispetto a un adulto. È stato a temperatura stagna intorno ai 37° per circa 40 settimane, adesso la percezione del clima è una capacità da affinare. Potrebbe aver bisogno di vestiti un po’ più pesanti e di contatto.

Presto svilupperà la capacità di regolare la temperatura in maniera autonoma così come fanno gli adulti. Per sapere come coprirli date uno sguardo a quello che avete indosso e decidete in sintonia.

 

L’alimentazione

Anche qui si potrebbe stare a discutere per giorni. Non ne vale la pena. Tra le fazioni di estremiste convinte si trovano miriadi di sfumature che si definiscono e chiarificano solo di fronte al dato di fatto. Quindi non potremo mai sapere se lo sterilizzatore sarà o meno necessario, almeno fino a quando l’allattamento non sarà rodato e si saranno stabilite delle routine. Anche chi allatta al seno può usare il biberon per dare il latte, artificiale o quello tirato.

Chi ama trascorrere tempo ai fornelli, probabilmente non sentirà il bisogno di comprare barattolini di omogeneizzati. Ma chi si colloca in una posizione intermedia potrebbe gradire la possibilità di ottimizzare le risorse facendosi aiutare dall’omogeneizzatore che in parte automatizza e semplifica la procedura.

Ancora sul tema dell’alimentazione, le stoviglie speciali possono servire oppure no. C’è chi ama i dettagli e quando apparecchia cerca una certa armonia. I piattini, i bicchierini, le posate cicciottelle sono uno spasso per la vista. Ma il piccoletto mangerà altrettanto bene usando un cucchiaino già presente in dispensa; i piatti di ceramica e i bicchieri di vetro sono, secondo la Montessori, l’esempio perfetto per insegnare ai piccolissimi il valore della causalità: se il bicchiere cade (causa) si rompe (effetto).

 

Il riposo

Anche qui lo scontro di civiltà è dietro l’angolo. Tra favorevoli al co-sleeping e chi proclama il diritto a non dividere con nessuno il proprio lettone, ci sono però le raccomandazioni dell’OMS. Per un periodo si è considerata l’importanza di far dormire il piccoletto da subito nella propria stanzetta. Oggi si sconsiglia questa pratica per via dell’importanza che ha rassicurare il bimbo con la presenza dei genitori nella stessa stanza. Però soprattutto perché si ha il tempo di rendersi conto se il piccolo smette di respirare e quindi diminuisce l’incidenza delle morti bianche.

La culla può essere quella del trio, una culla a sé con o senza baldacchino, in stile classico o moderno. Può avvicinarsi al letto ed essere facile da ancorare al materasso dei genitori e di fatto diventare una terza piazza. Oppure il pupo viene a letto con mamma e papà, con i due che fanno da sponde per evitare cadute. Qui si può decidere di stare tutti insieme appassionatamente oppure di usare dei cuscini riduttori per delimitare lo spazio del piccolo ed evitare di schiacciarlo rigirandosi nel sonno.

 

 

I ricordi

Tra i tanti cambiamenti che segnano le generazioni di genitori che nascono oggi rispetto ai loro genitori c’è che per primi vivono la dematerializzazione dei ricordi. Sono i primi a collezionare una quantità incredibile di foto e video di ogni momento di vita del pupo, ma anche i primi a non vedere stampati su carta o supporto statico questi ricordi.

E se ai neogenitori oggi si rimprovera di stare un po’ troppo dietro lo smartphone e di osservare la vita dei loro figli quasi solo attraverso lo schermo, loro per primi rischiano di perdere questi ricordi. È facile subire una perdita di dati e vedere scomparire giga su giga di foto e video dei primissimi mesi. Fare un libro delle tappe del primo anno è di certo una buona idea.

 

 

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