La chimica delle coccole

Ultimo aggiornamento: 13.09.19

 

Si allarga la base scientifica che dà fondamento alla teoria che per il neonato è indispensabile ricevere contatto fisico per svilupparsi correttamente

 

Ormai è ricco il filone di ricerca che attribuisce estrema importanza al contatto fisico con il neonato. Tenere in braccio un piccolo il più possibile e ogni volta che lo richieda significa rispondere a un suo innato bisogno di contatto. Questo contatto è l’elemento basilare per sviluppare il senso dell’attaccamento.  

Piccoli elementi si uniscono a comporre un puzzle articolato e strutturato: quanto più si assicura al bebè il contatto fisico con un adulto, tanto meglio si svilupperanno le sue funzioni cognitive. E anche più in generale si assicura la crescita di un individuo sano.

Per questo fa piacere riportare l’iniziativa di un’associazione attiva nell’area torinese che si occupa di garantire la necessaria dose di coccole ai neonati che ne hanno bisogno.

 

La misura dell’efficacia del contatto fisico dimostrata dalla ricerca scientifica

Il contatto visivo, quello di pelle con pelle e persino la conformazione delle braccia che consentono un abbraccio avvolgente. Tutti questi elementi si strutturano insieme per offrire al neonato tutta la stabilità e la certezza che richiede una nuova vita appena venuta al mondo. Infatti la richiesta di contatto fisico è innata e serve ai piccoli ancora immaturi a trovare lo stesso conforto e sicurezza che hanno provato nel ventre materno durante la gestazione. La riflessione sull’immaturità del neonato alla nascita è importante perché dà un importante elemento per comprendere quanto sia importante offrire contatto fisico per rassicurare il bebè.

Per sua conformazione il corpo della donna sostiene il peso della gravidanza, quindi del bebè e del sacco amniotico, solo sui muscoli del perineo. Si tratta di una fascia elastica che forma un otto tra ano e vagina. Una fascia muscolare molto stretta e sottile e che di certo è supportata anche da altri elementi, ma di certo poca cosa rispetto agli addominali come nel caso dei quadrupedi che con questi sorreggono il peso dei piccoli. Anche le dimensioni del canale vaginale non sono tali da poter sopportare il passaggio di un essere completamente formato.

Non è un caso che le ossa del cranio non siano completamente chiuse alla nascita, proprio per favorire l’espulsione durante il parto.

Tutti questi elementi dovrebbero far riflettere sulla necessità di offrire al bebè gli stessi elementi di contenimento, protezione e accudimento così come li riceveva nell’utero materno. Questi saranno gli ingredienti essenziali per raggiungere il miglior completamento dello sviluppo dell’individuo sano.

 

 

Non prende il vizio, il neonato sviluppa le proprie competenze

Quindi, quando un bimbo reclama a gran voce il proprio diritto di stare in braccio, non fa che rispondere a un bisogno vero e proprio. Quello che gli permetterà di sentirsi protetto e al sicuro nonostante sia assolutamente vulnerabile a qualsiasi rischio possa celarsi nell’ambiente intorno a lui.

Il bisogno di contatto e rassicurazione è tanto vero quanto ricambiato. Il sentimento che suscita un neonato negli individui adulti non a caso è di tenerezza. Anche nell’adulto si rilasciano sostanze che fanno reagire il cervello provando una naturale sensazione di attenzione e protezione verso il neonato.

Anche se completamente inerme, il neonato però dispone di alcuni importanti strumenti. Usa il pianto per richiamare l’attenzione su di sé e quindi si assicura che l’adulto di riferimento sia sempre nei pressi e non l’abbia abbandonato. Manifesta con segnali che si imparano presto a riconoscere, i bisogni diversi e soprattutto ha una spiccata capacità empatica. Sarà in grado di comprendere lo stato d’animo della madre, per esempio. Ed è questa la ragione per cui, spesso, i neonati tardano ad addormentarsi proprio quando la madre è più stanca: ne percepiscono il disagio e lo manifestano di riflesso.

Ma anche di riconoscere le prime routine e i preparativi di attività che gli risultano particolarmente gradite. Per esempio, imparerà presto a distinguere i preliminari di un bagnetto anche se si svolgono in gran parte sullo stesso fasciatoio dove avviene il cambio del pannolino.

 

Come i primati in cerca di contatto e accudimento

Ogni pretesto per offrire contatto visivo e fisico, ma anche con parole e gesti quotidiani è la soluzione migliore per dare al piccolo elementi che gli consentiranno di acquisire le competenze che servono per stare al mondo.

Verso la fine degli anni ’50 uno studio condotto negli Stati Uniti rivelò l’importanza dell’attaccamento dando vita a un ricco filone di studi sulla definizione dell’amore.

Si propose a dei macachi allontanati dalle madri dopo poche ore dalla nascita di stare in gabbie vuote o con dei manichini che assomigliassero vagamente a delle scimmie. I cuccioli manifestarono presto il loro interesse verso quei manichini dotati di rivestimenti morbidi di tessuto anche se non offrivano cibo. E soprattutto mostrarono maggiore interesse anche in presenza di oggetti simili, ma spogli e da cui poter ottenere cibo.

L’impatto di questo esperimento nell’evoluzione della scienza moderna è molto importante. Insieme alle teorie sull’attaccamento che determina la scansione delle diverse fasi dello sviluppo neonatale, non si rivoluzionano solo i principi alla base della pedagogia. Offre strumenti per approfondire l’analisi del funzionamento cerebrale.

 

 

Un travolgente cocktail di ormoni del benessere tra adulto e neonato

Le carezze hanno un ruolo importante già durante le fasi del travaglio, quindi sono preziose per aiutare la donna a trovare il giusto rilassamento e la concentrazione che servono durante le fasi dell’espulsione.

Il contatto favorisce il rilascio degli ormoni che intervengono durante il parto, le endorfine che determinano la percezione del dolore e l’ossitocina che regola le contrazioni ma è anche l’ormone della felicità.

Il rilascio dell’ossitocina è associato anche alla produzione di prolattina, che regola la formazione del latte. Il succhiare delle labbra del bambino ne stimola la produzione e la prima conseguenza è che l’utero rientra nella sua forma normale, allontanando il rischio di dissanguamento della madre.

D’altra parte, le carezze, gli sguardi e il contatto pelle con pelle offre al neonato tutti gli elementi per sentirsi rassicurati e protetti.

 

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