Kangaroo mother care la terapia a base di mamma per i prematuri

Ultimo aggiornamento: 17.10.19

Premature baby born at 25th week of pregnancy sleeping during the kangaroo care session in hospital. Genuine emotions, real scene. Natural light, AdobeRGB profile.

 

Nota anche come KMC è la chiave di volta che permette in molti casi di salvare la vita ai bebè nati prima del termine e quindi più esposti a rischi.

 

Una pratica nota già negli anni ‘70

Da oltre cinquant’anni si conosce e si documenta l’effetto positivo sui neonati del contatto pelle con pelle. In particolare, nel caso dei bebè nati pesando meno di un chilo, quindi i prematuri, il contatto con il corpo dell’adulto è vitale. Sì perché è indifferente che si tratti di mamma, papà, o un estraneo, quel che serve al piccolo è stare quanto più tempo possibile a stretto contatto con la pelle di un adulto fino a quando il calore del proprio corpo si stabilizza.

Persino per i bambini di peso inferiore a 600 grammi, dei pulcini, l’omeotermia che si raggiunge con lo scambio di calore tra neonato e adulto porta risultati sorprendenti.

I primi a sperimentarne i principali vantaggi sono stati i neonati delle popolazioni più povere del mondo. In quei paesi dove una culla termica può avere un costo insostenibile per le strutture sanitarie, ha fatto miracoli ovviare al problema permettendo al bebè di stare in braccio alla mamma.

E così oggi questa pratica permette di salvare numerose vite di neonati prematuri in Africa o in altre parti del mondo ad alto rischio povertà. Ma è importante sottolineare che anche i nostri ospedali altamente tecnologici hanno accettato di buon grado l’introduzione di questa pratica.

 

 

La terapia a costo zero

È nel Canada degli anni ’70 che si fa questa scoperta essenziale. I prematuri riescono mantenere la corretta temperatura corporea se a stretto contatto con un adulto, pelle con pelle o “skin to skin” per usare l’espressione accademica. E possono farlo da subito, anche nel malaugurato caso in cui raggiungano appena 600 grammi di peso alla nascita. Inoltre si scopre che quanto più tempo il neonato trascorre in questa posizione, tanto maggiori saranno i benefici e veloce la ripresa.

L’effetto positivo è immediato e permette di salvare la vita di tanti prematuri in America Latina, dove le condizioni in cui versavano gli ospedali non consentivano di garantire a tutti la terapia intensiva con la culla termica e l’attrezzatura adeguata. Oggi questa pratica continua a essere quella prediletta nelle strutture sanitarie in Africa, dove le mamme possono stare a contatto con il proprio piccolo e offrire il proprio calore per consentirgli di crescere e superare la fase critica.

 

I neonati prematuri hanno bisogno di tante attenzioni

Anche un bebè nato a termine è più esposto all’attacco da parte degli agenti patogeni che trova fuori dal guscio protettivo che è stata la placenta. Una volta nato, il piccolo ha bisogno di tempo per adattarsi alle condizioni del mondo esterno. Ma lo fa avendo completato buona parte del suo sviluppo all’interno del ventre materno.

I neonati umani non nascono del tutto formati, questa è la ragione per cui si tarda almeno un anno prima di camminare con le proprie gambe e almeno tre anni prima di raggiungere una certa autosufficienza. Tempi che difficilmente si possono riscontrare in altri mammiferi. Basti pensare che un puledro trotterella appena venuto al mondo.

I prematuri hanno gravi carenze, il mancato sviluppo del sistema respiratorio e di altre importanti funzioni metaboliche li espongono a tanti rischi. In particolare è difficile mantenere la giusta temperatura corporea che permetta loro di continuare a crescere anche fuori dall’utero materno.

 

L’importanza di creare un legame duraturo

In Occidente si valuta l’effetto positivo della marsupioterapia anche per favorire il benessere della mamma. Infatti, è stato provato e misurato che il contatto allevia la tensione e lo stress tanto del bebè come della mamma. Partecipare alla fase critica in cui il piccolo è appeso tra la vita e la morte consente alla mamma di migliorare il proprio umore. Sente di fare del suo meglio per salvare il proprio bambino. Fa la mamma, insomma.

I risultati si misurano in termini di maggiori probabilità che l’allattamento al seno si avvii correttamente, la temperatura corporea è più stabile, inoltre c’è una minore incidenza di malattie rispetto ai piccoli tenuti solo nell’incubatrice.

Così come fa bene ai prematuri, è bene ricordare che tutti i neonati possono trarre vantaggio dall’abitudine di stare molto tempo a contatto con la mamma o col papà. A tutte le mamme si consiglia l’attaccamento immediato del bebè dopo la nascita. Non importa che il piccolo nasca prima del suo tempo o alla corretta settimana di gestazione.

Permettere a mamma e bebè di scoprirsi, odorarsi, ammirarsi nel primissimo istante di vita crea un legame indissolubile. Dal punto di vista scientifico, questa pratica si consiglia per favorire uno scambio positivo di batteri. Uscito dall’ambiente sterile della placenta, i primi batteri a colonizzare la pelle del bebè sono quelli che si trovano già sulla pelle della mamma.

 

 

Un protocollo che ancora non è adottato in tutti i reparti di neonatologia

Non tutti gli ospedali nel nostro paese sono attrezzati per favorire la marsupioterapia. Spesso dopo il cesareo mamma e bebè prematuri sono separati e possono passare ore prima di riuscire a vedersi e toccarsi. Una pratica che può procurare ansia e stress nella madre, infondere insicurezze che poi tardano a sbiadire, ma che può precludere possibilità di ripresa più rapida per il bebè.

In questo senso, i reparti di neonatologia stanno cercando di adattarsi al protocollo KMC, per favorire quanto prima il contatto. Questo primo approccio, specie durante i primissimi giorni deve essere fatto tenendo conto di alcune caratteristiche importanti. Ma è chiaro che in questo momento non occorre precipitarsi a comprare un marsupio ergonomico per neonati, sarà sufficiente stare sdraiati insieme al bebè, cuore a cuore.

 

 

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