Il neonato con la pancia piena dorme di più ma non per forza meglio

Ultimo aggiornamento: 12.11.19

 

Lo rivela una ricerca di un team di pediatri, ma i risultati ottenuti vanno letti in un’ottica più ampia considerando anche la qualità del sonno 

 

Introdurre alimenti diversi dal latte prima dei sei mesi determina un intervallo più lungo del sonno del neonato. A rivelarlo è una ricerca condotta da un team di pediatri del King’s College e dell’Università St. George’s di Londra. Il guadagno sembra essere stimato in 17 minuti in media a notte sul campione dei neonati osservati e svezzati già a partire dal terzo mese. Questa pratica è in assoluta contraddizione con le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Salute che sostiene l’importanza dell’allattamento esclusivo, meglio se al seno materno, almeno per sei mesi.

 

I risultati della ricerca inglese

La ricerca è stata condotta su un campione di 1.300 bambini i cui genitori sono stati interrogati tramite questionario online riguardo le abitudini legate allo svezzamento e alle abitudini del sonno. Lo studio è stato condotto principalmente per indagare la correlazione tra l’introduzione prematura degli allergeni e la probabilità che si scatenino reazioni allergiche nei poppanti. A quanto pare la correlazione tra introduzione prematura degli alimenti e maggiore durata del sonno è stata una scoperta inaspettata che è avvenuta di riflesso.

Infatti è emerso che ben il 26% degli intervistati ha ammesso di aver introdotto i cibi solidi in anticipo allo scopo di favorire il sonno dei neonati. Si conferma così la veridicità di una credenza popolare e cioè che far cenare il neonato più tardi concili il sonno, ma il prezzo da pagare è molto salato.

Qui non si parla di dare una pappa preparata con un omogeneizzatore (i migliori modelli) di tanto in tanto se il piccolo è irrequieto e sembra avere fame. Ma i risultati della ricerca non dovrebbero di per sé incoraggiare questa pratica a livello sistematico. Quindi per riposare meglio è bene trovare altri metodi e cercare soluzioni diverse che non compromettano il corretto sviluppo del metabolismo del bambino.

 

 

Le raccomandazioni dell’OMS in tema di alimentazione complementare

Sul tema dell’introduzione dei cibi solidi nell’alimentazione del neonato ci sono ancora grosse perplessità ed è facile incappare in teorie contraddittorie tra di loro.

Eppure su un tema esiste unanimità: l’importanza di introdurre gli alimenti diversi dal latte solo a partire dal sesto mese di vita. Queste sono le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che in particolare suggerisce che il latte sia esclusivamente materno, come alimento specie specifico per eccellenza.

Le stesse linee guida suggeriscono di allattare al seno, in combinazione con altri alimenti solidi e liquidi, fino almeno il secondo anno di vita. Un tempo che per molte mamme rappresenta una meta irraggiungibile ma che invece si ottiene facilmente una volta superata la fase critica delle notti insonni e il primo rodaggio nella relazione madre/figlio. In più pare essere fonte inesauribile di salute e benessere per il bambino.

Le ragioni per cui è altamente sconsigliato di introdurre alimenti diversi prima di questa data, di certo almeno prima del quarto mese, risiedono nella immaturità del tratto digerente.

L’intestino non è ancora sufficientemente formato per processare alimenti diversi dal latte, materno o di formula. Per questo motivo è molto rischioso sovraccaricare le membrane con nutrienti ancora difficili da elaborare.

 

Perché è importante resistere alla tentazione di guadagnare un po’ di sonno in più

Dare da mangiare alimenti alternativi al latte prima del compimento dei sei mesi, o più correttamente prima che il sistema digerente sia maturo, è rischioso per diverse ragioni.

La prima è che i nutrienti diversi da quelli contenuti nel latte non siano processati correttamente e che quindi causino disfunzioni a livello metabolico.

Ma la ragione più facile da intendere è quella empirica. Basti pensare a come ci si sente dopo il cenone di Ccapodanno, sarebbe sconsiderato mangiare così tanto e così tardi ogni giorno. Pensare di sottoporre l’organismo del bebè allo stesso sforzo sin da quando ha tre mesi, potrebbe rendere l’idea della fatica che vive.

Così come gli adulti si sentono intorpiditi e assonnati dopo un pasto pesante, allo stesso modo deve sentirsi il neonato impegnato a digerire alimenti diversi da quelli di cui ha stretto bisogno.

 

L’introduzione prematura degli alimenti non provoca allergie di per sé

Una delle principali ragioni per cui è stata condotta la ricerca riguarda l’indagine dell’eziologia delle allergie. Argomento tuttora molto dibattuto e di cui non si sa quali siano i fattori scatenanti e le condizioni per il loro sviluppo, le allergie rimangono una grave incognita sui cui i ricercatori si interrogano.

In passato si è ipotizzato che la causa dell’insorgere delle allergie alimentari risiedesse nell’errore di introdurre prematuramente alimenti potenzialmente allergizzanti, come uovo, pomodoro, fragole ecc. Una ricostruzione più approfondita di quelle indagini valuta anche la maggiore diffusione della pratica dello svezzamento prematuro.

Specie quando il latte di formula era molto diffuso e ai suoi primi impieghi si è notato che non era sufficiente a soddisfare le esigenze nutrizionali del bambino. Da qui l’esigenza di introdurre in anticipo altri alimenti per sopperire a queste mancanze. Ma come si è già evidenziato, la manifestazione di intolleranze e reazioni allergiche non è da attribuirsi all’alimento di per sé, quanto al sovraccarico dell’intestino prima che sia pronto a digerire altro dal latte.

 

 

L’igiene del sonno è importante

Il corretto sviluppo del bambino passa anche dal suo corretto riposo. La fase del disordine iniziale del sonno è seguita da una progressiva regolarizzazione. Deve essere spontanea e favorita dalle abitudini familiari, alterarla cercando di appesantire il piccolo con pasti poco prima dell’ora della nanna può avere conseguenze negative.

Una delle prime considerazioni da fare è che la digestione è un processo complesso e che coinvolge molte funzioni vitali. Potrebbe alterare la qualità del riposo e renderlo meno efficace. Con il sonno il bambino si assicura il corretto equilibrio del suo sviluppo.

Potrebbe essere controproducente associare il cibo al momento del sonno per via delle ripercussioni che comporta in quanto ad abitudini alimentari e del ciclo del riposo.

Il ciclo del sonno si regolarizza progressivamente ed entro i tre anni trova il suo naturale assetto. In questa fase è bene cercare, per quanto possibile, di rispettare dei rituali e delle buone pratiche che aiutino il piccolo a sentirsi rassicurato e sereno al momento di staccare la spina e dormire. E lasciar dormire.

 

 

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