Il Baby Pit Stop dell’Unicef è un posto dove prendersi una pausa e smettere di correre

Ultimo aggiornamento: 21.11.19

 

Il cambio, l’allattamento, il gioco e in generale le pause per il bebè sono importanti anche quando ci si trova in luoghi non pensati per essere fruiti solo da bambini

 

Baby Pit Stop è un’idea lanciata dall’Unicef che ha predisposto la realizzazione di ambienti protetti per i neonati e gli adulti che devono occuparsene anche in luoghi che di solito non sono associati alla presenza di bebè. Si è portati a immaginare che in un asilo nido non possa mancare un fasciatoio, uno scaldabiberon e tutto l’occorrente per l’allattamento al seno. Piano piano prende piede l’idea che anche altri luoghi pubblici debbano essere attrezzati per ospitare questi oggetti perché siano fruibili a chi si occupa del bebè.

Quindi si salutano con approvazione le leggi che prevedono l’obbligo di realizzare aree per il cambio nei centri commerciali. Oppure si moltiplicano i bar arredati con gusto e stile un po’ naif e dedicati in maniera specifica alle mamme e ai bimbi più piccoli.

Eppure i luoghi in cui una mamma può portare il proprio piccolo sono i più disparati, spesso anche quelli cui non si vorrebbe associare la presenza di un neonato. Ospedali, tribunali, uffici pubblici, sono tante le incombenze che riguardano la vita di ogni giorno e che possono essere svolte meglio se tutti i luoghi fossero attrezzati per accogliere anche i bebè.

 

In cosa consiste l’iniziativa dell’Unicef

Unicef lancia questa iniziativa proprio per rilanciare l’importanza di favorire l’allattamento al seno in ogni contesto, al di fuori dell’intimità domestica. In occasione delle attività legate alla promozione degli “Ospedali & Comunità Amici dei Bambini” lancia la proposta di attrezzare ognuna delle proprie sedi in Italia di un’area specificamente dedicata.

Nasce così Baby Pit Stop, idea pensata proprio per offrire alle mamme un posto comodo e rilassante dove allattare al seno, cambiare il pupo con agio, e offrirgli tutta l’assistenza di cui ha bisogno. Per realizzarla si dispongono lo scaldabiberon, le sedie a dondolo, i giochi per i fratellini più grandi in attesa. E un opuscolo informativo sui benefici dell’allattamento al seno.

Il sito dell’organizzazione internazionale riporta la citazione pubblicata sul The Lancet del prestigioso ricercatore John Dobbing, che si riferisce con l’espressione Warm Chain, “catena calda”, per definire il sistema di sostegno che necessita l’allattamento al seno per essere portato avanti. A differenza della nota catena fredda che serve per mantenere stabili le proprietà di un medicinale, di un alimento o di un vaccino, la catena calda si riferisce alla solidarietà della comunità intorno alle madri che scelgono di allattare al seno.

 

 

Di cosa si occupa l’Unicef

L’Unicef è il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia. Si occupa di promuovere e tutelare i diritti delle bambine e dei bambini di tutto il mondo come missione principale.

Le campagne a favore dell’allattamento naturale sono tra le più significative condotte da questa associazione su scala mondiale. Si tratta di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo un tema che non è bene dare per scontato.

Anche all’interno della comunità di madri favorevoli all’allattamento naturale sorgono grossi dubbi, le difficoltà rappresentano una grossa fetta di questa intensa esperienza.

Il potenziale emotivo è molto alto, la tempesta ormonale legata alla produzione di prolattina è in grado di stravolgere gli equilibri del metabolismo di una donna. E questo avviene tanto sotto il profilo psicologico che fisico.

Eppure, Unicef insieme a OMS e il sistema sanitario nazionale di ogni stato continuano a ribadire che non esiste soluzione più adatta al nutrimento umano nelle prime fasi di vita del latte materno. Oltre a essere un alimento specie specifico perfettamente bilanciato, è anche fonte naturale di difese immunitarie preziose per il piccolo organismo in piena formazione.

 

Quante strutture hanno aderito all’iniziativa

La proposta di allestire le aree di sosta per le mamme è ancora in via di definizione. Sono state create 1.000 aree, una per ciascuna sede Unicef sparsa per l’Italia.  Non è così diffusa come ci si aspetterebbe né è stata proposta a livello normativo per diventare buona pratica da diffondere in tutti i luoghi pubblici. Eppure servirebbe poco più di una sedia comoda e una panca per rendere l’allattamento al seno in luogo pubblico un’esperienza gradevole e semplice da condurre.

Chi ha esperienza di allattamento prolungato può collezionare una lunga lista di frasi inopportune espresse a vario grado da persone della propria cerchia o da perfetti sconosciuti. Tanto lunga da compilarne lo stupidario, c’è chi l’ha fatto. Ma la strada di deridere chi non comprende l’importanza e la naturalità di questo gesto non porta lontano.

Come mamme abbiamo bisogno di sostegno da parte dell’intera comunità, istituzioni in testa. Insieme alla possibilità di usufruire di servizi accessibili in ogni luogo pubblico. Così come non ci stupisce trovare un bagnetto per gli avventori anche del più piccolo bar, dovrebbe essere ritenuto normale dare ospitalità a una mamma che deve calmare i morsi della fame del bebè.

 

L’esempio del tribunale di Savona

Recentemente è stato realizzato un Baby Pit Stop presso il tribunale di Savona. L’esempio è molto calzante. Ci sono luoghi in cui ci si augura un neonato o un bambino non debbano mai mettere piede. Eppure la realtà ci insegna che posti come il tribunale siano fruiti anche da neomamme chiamate per deporre in udienza, o in quanto parenti dei detenuti che desiderano recarsi in tribunale per ascoltare la sentenza a carico dei propri familiari.

La possibilità di poter contare su un’area di sosta confortevole e comoda, in cui una madre possa trovare tutto ciò di cui ha bisogno può rendere meno sgradevole un’esperienza che non si può dire sia piacevole di per sé.

 

 

Un mondo a misura di bambino è migliore anche per gli adulti

Durante la scorsa edizione della Maratona di Londra ha sezione Sport della BBC ha intercettato una mamma che ha interrotto la sua corsa a metà per fermarsi ad allattare il piccolo di 8 mesi. Quindi è ripartita e ha completato la sua corsa.

L’emittente britannica ha riportato la news sui propri social e qui la mamma, che è rimasta anonima, ha raccolto complimenti e approvazione da parte dei commentatori. Lo stesso giornalista che ha pubblicato la notizia ha definito “leggenda” la mamma in questione. Mentre le neomamme che hanno avuto remore a partecipare alla corsa, nei commenti la definiscono “eroica”.

Di certo buona parte dello stupore che suscita questa mamma fantastica è tutta nel potere di un gesto così inusuale ma meraviglioso.

 

 

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