I papà e il diritto di cambiare i pannolini

Ultimo aggiornamento: 12.09.19

 

Non sempre è facile trovare i fasciatoi nei bagni pubblici, ma lo è ancora di più trovarli nel bagno degli uomini

 

Tutto è iniziato quando la signora Palmer di St. Augustine, Florida, negli Stati Uniti, ha fatto notare al marito che per lui cambiare il pannolino al piccolo fuori casa è un gesto da ninja. La ragione è presto detta. Non esistono, lì come in Italia, postazioni pubbliche negli esercizi o negli spazi comuni destinate al cambio del pannolino da parte dei papà.

Noi mamme abbiamo salutato con grande stupore e meraviglia la comparsa dei fasciatoi nei gabinetti delle signore, all’inizio timida poi via via più stringente e attualmente regolamentata da una norma. È stato visto come un segno di grande civiltà il fatto di incitare le famiglie e trascorrere del tempo insieme in ogni loro attività. Quindi senza fare una distinzione tra le uscite destinate al divertimento dei bambini e quelle per lo svago degli adulti.

Eppure abbiamo dovuto fare un passo indietro e constatare che, no, per un uomo solo a spasso col proprio bebè, la faccenda non è così facile. A meno di non essere disposti a fare squat.

 

La storia di una campagna per i diritti civili delle famiglie, a partire da quelli del papà

Donte Palmer è il papà di tre giovanotti che vive con orgoglio la propria partecipazione attiva e determinata alle vicissitudini della famiglia. Marito e moglie dividono con equilibrio i compiti domestici, tutti. E li svolgono a seconda della loro disponibilità in un determinato momento e non classificandoli in base al genere.

Quindi non ci sono compiti da donna o da uomo in casa, e tutti sono coinvolti nella realizzazione di quel fantastico lavoro che è portare avanti una società. Sì, perché anche i fratelli più grandi sono coinvolti nella gestione delle faccende che riguardano la famiglia.

Così il grande che ha sette anni accompagna in bagno il papà quando deve cambiare il pannolino al fratello di due anni. Lo fa perché serve una mano per sorreggere cambi, vestiti sporchi, pannolini puliti e tutto quello che si produce quando c’è un’emergenza in corso.

Nel frattempo papà si accovaccia, fa squat come insegnano in palestra i personal trainer per allungare i muscoli delle cosce e rinforzare l’addome. Il piccoletto è sdraiato sulle sue ginocchia e aspetta che papà completi l’operazione.

Se ci fosse un fasciatoio anche nel bagno degli uomini la faccenda non si svolgerebbe in questi termini. Magari i muscoli di papà sarebbero meno tonici, e meno solleticata l’autostima del fratello maggiore esentato dal dare una mano durante il cambio.

 

 

Riconoscere i diritti dei papà per mirare al miglioramento della società

Quindi l’idea geniale. Così come avviene per la famiglia Palmer in Florida, allo stesso modo tanti altri papà in buona parte del mondo condivide la stessa mancanza. Cioè quella di vedere riconosciuto pari diritto rispetto alla mamma di godersi il bello e il brutto di essere genitori. Sì perché il momento del cambio non è solo un incontro ravvicinato con piccole bombette di armi batteriologiche. Ma il pretesto per guardare il piccolo negli occhi, giocare con le parole e i gesti mentre ci si bea della visione delle rotondità perfette, i piedini piccoli e le cosciotte tracagnotte.

I papà di vecchia scuola che proclamano con orgoglio di non aver mai cambiato un pannolino (Lista dei migliori prodotti) in vita loro, non sanno cosa si sono persi. Non sanno del piacere di accarezzare il piccolo, di cantargli una canzone, di giocare a distanza ravvicinata, senza ostacoli.

Certo, si dirà, si può fare in casa. Nessuno limita il diritto di far vivere la genitorialità agli uomini solo perché manca un fasciatoio nei bagni pubblici. E invece, questo piccolo gesto, potrebbe essere il capostipite di tanti piccoli passi che portano a una nuova accettazione del ruolo paterno che si radica nella società.

 

La risposta italiana alla provocazione statunitense

Il papà, dunque, non è più solo il procacciatore che scompare nella nebbia alle prime luci dell’alba lasciando a casa la prole e la moglie, raccoglitrice. No, le dinamiche ancestrali che ci accomunano all’uomo delle caverne sono altre e di queste strutture mentali possiamo fare a meno. Quindi è tempo di comprendere e gridare a gran voce che il legame per la vita, tra genitori e figli, si costituisce anche con i piccoli gesti quotidiani. Cambio del pannolino incluso.

Affascinati come siamo nel Bel Paese per le mode che vengono d’oltreoceano, anche noi siamo pronti a recepire l’insegnamento e reagire a tono alla provocazione cogliendo l’importanza di questa campagna.

Negli Stati Uniti, la protesta si è concretizzata in una campagna visuale condotta a colpi di foto su Instagram al grido di #squatforchange. E il gioco di parole, geniale, tra cambiamento – di vedute – e cambio – di pannolino – ha conquistato gli States. In Italia la campagna social è stata recepita e tradotta con l’hashtag #iocambio e non è passata del tutto inosservata.

 

Milano come esempio provocatorio

L’eco della protesta italiana si è arenata sullo scoglio di un certo provincialismo, restando più legata a certi ambienti social ed è stata rimbalzata da alcune testate online di rilievo, dall’Huffpost al sito di La Repubblica.

Nel giro di un anno l’entusiasmo iniziale che aveva infervorato Milano non è riuscito a fare presa altrove. Ma l’idea rimane comunque meritevole di narrazione e di essere ancora rilanciata nella speranza che anche altri ne seguano l’esempio.

Portavoce della campagna italiana è stata Isabella Musacchia, palermitana d’origine e milanese d’adozione, ha fondato l’associazione Onalim, Milano al contrario, che mira a scardinare preconcetti e vecchie consuetudini che limitano la visione in prospettiva di tutte le opportunità che la vita ci offre.

Come, per l’appunto, la possibilità di vedere in un fasciatoio nel bagno per gli uomini il baluardo per un nuovo concetto di parità dei diritti tra i sessi.

 

 

Un disegno di legge nel cassetto del Senato della Repubblica

In Senato è stata presentata nell’estate del 2018 una proposta di legge che ancora non ha visto la luce, ma che merita di essere presa in considerazione come metro dell’importanza dell’argomento.

Attualmente la normativa prevede che i luoghi aperti al pubblico, delle amministrazioni o dei privati, che abbiano una notevole estensione sono tenuti a offrire servizi igienici per i propri visitatori e clienti. A seconda delle dimensioni delle aree, da uno a due fasciatoi sono d’obbligo nel bagno delle donne o nell’area comune.

Il tassello che si desidera aggiungere a questo punto è proprio quello di rendere obbligatoria l’installazione di fasciatoi anche nel bagno degli uomini. Che non si dica che manca lo spazio o che siano necessarie grosse opere di restauro: ormai lo sanno anche i muri che i migliori fasciatoio sono quelli pieghevoli.

 

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