I pannolini usa e getta sotto indagine

Ultimo aggiornamento: 15.09.19

 

Questi prodotti d’uso comune possono contenere tracce di sostanze pericolose il cui effetto a lungo andare non è ancora del tutto accertato

 

Sotto i riflettori da qualche mese c’è il rapporto emesso dalla francese Anses, l’Agenzia nazionale per la sicurezza sanitaria cibo, ambiente e lavoro, che evidenzia la presenza di sostanze potenzialmente pericolose nei pannolini per i bebè. I risultati sono stati resi noti dopo un’osservazione durata due anni, dal 2016 al 2018, in cui nei pannolini usa e getta sono state trovate sostanze potenzialmente deleterie per la salute del bebè.

Seppure ancora come ipotesi, lo studio evidenzia la possibilità che l’urina del bambino faccia da veicolo per trasmettere alla pelle le sostanze pericolose trovate nei pannolini. Del resto, lo spessore inferiore della pelle e la sua maggiore permeabilità rispetto all’adulto sono elementi da prendere in considerazione quando si valuta l’impatto di un’esposizione continuata alle sostanze trovate a seguito dello studio.

 

Lo studio condotto in Francia

A presentare lo studio è l’agenzia governativa francese Anses (Agence nationale de sécurité sanitaire de l’alimentation, de l’environnement et du travail). Qui si propone uno scenario particolarmente grave e preoccupante che riguarda la salute pubblica sin dalla più tenera età. Non è nemmeno il primo presentato in Francia e che punta i riflettori su un dato importante da prendere in considerazione sul piano della tutela della salute dei bambini.

Nel 2017 risultati pietosi erano stati portati a galla dalle indagini condotte dall’associazione dei consumatori “60 millions de consommateurs”. A differenza di quest’ultimo studio, il precedente pubblicava i risultati ottenuti dalle singole marche per quanto riguarda il tipo di sostanze rinvenute nei pannolini.

Gli esperimenti e test più recenti sono stati condotti da agenzie governative che hanno fatto le pulci alla composizione dei pannolini commercializzati in Francia durante il periodo dell’indagine. Emergono seri elementi di rischio che hanno portato il governo francese a richiedere l’intervento dei produttori per ridurre sensibilmente la presenza delle sostanze incriminate nei pannolini. In alcuni casi, infatti, gli elementi ritenuti potenzialmente pericolosi sono introdotti volontariamente, come nel caso del profumo aggiunto di proposito ma che può scatenare reazioni allergiche.

 

 

Sostanze pericolose in fase di produzione e lavorazione dei pannolini

La ricerca mette in evidenza la presenza di due tipi di componenti, quelli derivati dalla produzione e dal tipo di materie prime impiegate, e quelli che derivano dalle scelte di marketing aziendale. Come nel caso della scelta di aggiungere profumi che di per sé non rendono più funzionali i pannolini, ma tendono a renderli più appetibili per il consumatore.

La lista delle sostanze con cui la pelle del bambino entra in contatto utilizzando i pannolini usa e getta è lunga e in molti casi fonte di grande preoccupazione. Incriminati sono i processi produttivi e la scelta delle materie prime che possono determinare la presenza di furani e diossine, sostanze dichiaratamente cancerogene, e idrocarburi aromatici policiclici (HAP).

A detta dell’agenzia, la presenza di queste sostanze dipende da una scelta poco oculata delle compagnie che producono i pannolini, spesso su scala europea. Viene incriminata la scelta volontaria di includere profumi nella composizione del pannolino, ma soprattutto la scarsa attenzione in fase di scelta delle materie prime e dell’assemblaggio del pannolino. La diretta conseguenza di queste politiche aziendali sta tutta nella presenza sopra la soglia d’allerta delle sostanze pericolose.

 

Quanti pannolini usa un bebè nei primi 3 anni di vita

La risposta dei produttori di pannolini non si è lasciata attendere e vivaci sono state le proteste di chi si è visto contestare la qualità del proprio lavoro. Di fatto, però, va considerato che la pelle del neonato rimane a stretto contatto con il pannolino ininterrottamente per circa 3 anni. Un lasso di tempo notevole, in cui non sempre viene assicurato la corretta profilassi per evitare irritazioni e infezioni.

Si stima che un bimbo, in media, utilizzi 4mila pannolini durante i primi tre anni di vita. Quindi ci sono certamente bimbi che ne usano di più e più a lungo.

Il punto è che il continuo contatto con le sostanze inevitabilmente presenti, non può non avere un impatto sulla salute complessiva. Malgrado i pannolini vengano prodotti a norma di legge, cioè garantendo il rispetto delle condizioni previste attualmente dalla normativa sulla sicurezza del consumatore. L’intento dello studio francese sembra proprio quello di ridiscutere i limiti da imporre a livello normativo, e ci si augura non solo a livello nazionale.

 

Mancano studi epidemiologici di lungo raggio

Uno dei grossi limiti attualmente nella definizione della soglia di tolleranza è la mancanza di studi sistematici ed epidemiologici dell’impatto dei pannolini sulla salute degli individui.

Si suppone, ma mancano le verifiche a riguardo, che l’esposizione prolungata a queste sostanze fortemente inquinanti e potenzialmente tossiche, possano produrre effetti a lungo termine ancora non documentati.

Nella più rosea delle ipotesi, per esempio, si può attribuire al profumo contenuto nei pannolini la comparsa di allergie e intolleranze che si manifestano a livello cutaneo. Ma di fatto non è ancora completo il campionario delle possibili conseguenze del diretto contatto prolungato con sostanze potenzialmente cancerogene come la diossina e i furani.

Del resto, i pannolini così come li conosciamo oggi sono un’invenzione piuttosto recente. I bambini sono stati sempre avvolti in fasce, quindi strati di tessuto lavabile o di certo di natura biodegradabile, dalle foglie alle stoppie passando per il lino e la lana. E di tessuto sono stati i pannolini di gran parte dei genitori che oggi accudisce i propri figli con pannolini usa e getta. Del resto il primo pannolino realizzato con materiali sintetici e destinato a essere buttato via dopo l’uso è datato intorno alla metà del XX secolo e rimane un bene di lusso fino agli anni ’70.

 

 

Allarme tossicità in numerosi studi sui prodotti assorbenti

Oltre ai due studi citati, il più recente dello scorso gennaio e quello del 2017, sono diversi gli studi che mettono in evidenza i rischi legati alla presenza di sostanze pericolose all’interno dei prodotti assorbenti usa e getta.

Anche i pannolini realizzati con sostanze in apparenza più sostenibili delle materie prime di origine sintetica sono sotto accusa. Si registrano spesso alti livelli di residui di pesticidi nella cellulosa ricavata dal cotone usata per migliorare l’assorbenza dei pannolini.

 

 

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (2 voti, media: 5.00 su 5)
Loading...