Febbre del neonato: ecco cosa fare

Ultimo aggiornamento: 17.09.19

 

Il lattante richiede grande cura e attenzione, parlare con il pediatra è il primo passo per assicurarsi che tutto sia nella norma

 

Ci sono alcuni aspetti da valutare con la dovuta serenità e il distacco, anche se sembra impossibile, quando si tratta di affrontare i casi di malessere dei neonati.

Di solito è molto improbabile che salga la febbre alta a bebè molto piccoli, questo per via dell’immaturità del sistema immunitario e per la particolare natura della febbre.

Ma può capitare che alcuni patogeni come virus e batteri attacchino l’organismo del nenoato che deve essere tenuto sotto stretta osservazione. Non è il caso di allarmarsi per non trasmettere una sensazione di tensione al lattante che in questa fase della vita è molto sensibile ai cambiamenti d’umore degli adulti di riferimento.

 

La febbre è un sintomo da osservare con attenzione

In un individuo sano e nella maggior parte dei casi, la febbre è un fenomeno comune che indica la risposta attiva del sistema immunitaria di fronte all’attacco di agenti patogeni come virus e batteri. Si tratta di un meccanismo sofisticato che permette al corpo di sbarazzarsi degli ospiti indesiderati e di attivare il proprio sistema immunitario. La risposta, in questo caso è automatica e rappresenta uno stato fisiologico e non è di per sé un segnale negativo.

Sono tanti i genitori di bimbi che vanno all’asilo e alle scuole elementari consapevoli che non basterà una febbre a mettere KO i loro piccoli terremoti. Ma per i neogenitori può essere più stressante e preoccupante l’episodio febbrile nel neonato.

L’inesperienza e la difficoltà a comunicare con il bebè rendono più difficile la gestione delle prime febbri. Per questo è bene sapere cosa osservare con attenzione per essere certi di intervenire in maniera tempestiva e non inopportuna.

Il malessere del bebè non è sempre associato al pianto forte, anche altri fattori come l’inappetenza, o la difficoltà a idratare il piccolo sono elementi da considerare con attenzione. La risposta alle terapie deve essere osservata con attenzione e monitorata per seguire con scrupolosità e attenzione il piano terapeutico proposto dal pediatra.

Per questo è bene tenere traccia dell’orario della somministrazione dei farmaci quando necessari. In più è bene avere un riferimento scritto anche dell’andamento febbrile per comprendere bene la risposta dell’organismo agli stimoli esterni che riceve.

 

 

Comportamenti del bebè da prendere in considerazione

La respirazione, il suo ritmo e il movimento dell’addome, sono segnali da tenere in considerazione parallelamente alla misurazione della temperatura corporea. Infatti possono indicare la presenza di infezioni e infiammazioni alle vie respiratorie.

È importante considerare che l’infezione delle vie aeree è pericolosa per le sue conseguenze indirette. Il neonato non è subito in grado di respirare con la bocca e può anche compromettere la sua capacità di alimentarsi. Ecco che si rischia un pericoloso circolo vizioso per cui il piccolo non riesce ad alimentarsi a sufficienza per contrastare l’attacco degli agenti patogeni che possono prendere il sopravvento.

Avere ben chiare queste condizioni cliniche è importante per poterle riferire correttamente al farmacista o al pediatra che segue il bebè. La valutazione del personale competente è fondamentale per determinare quali devono essere gli step successivi e il tipo di intervento che è necessario attuare.

Particolare spossatezza può portare il piccolo a sentirsi molto debole e dormire più del solito. Si tratta di un dato difficile da valutare con oggettività in un bebè che può dormire, in condizioni normali, anche 19 ore al giorno. Eppure è indispensabile verificare se risponde correttamente agli stimoli, specie dopo la somministrazione dei farmaci prescritti dal pediatra. Quindi se mostra interesse alle azioni degli adulti, se segue gli oggetti con lo sguardo, tenta di afferrarli e in generale si vede vispo e allegro.

 

L’importanza della corretta misurazione della temperatura

Per valutare se la temperatura sia quella corretta è bene misurarla con gli strumenti adatti e nelle modalità raccomandate in base all’età. Specie per i neonati è frequente trovare la raccomandazione di usare il termometro rettale con un bulbo particolarmente sottile adatto a quest’area. Eppure le linee guida della Società Italiana di Pediatria sconsigliano questa pratica, le ragioni sono ovvie: la zona è estremamente delicata ed è difficile tenere il piccolo fermo fino alla fine. Nel frattempo potrebbe muoversi di scatto e procurarsi pericolose lesioni.

Invece è meno rischioso adoperare termometri digitali, quindi flessibili e infrangibili, per misurare la temperatura ascellare. In questo modo è più facile avere una stima affidabile e il più possibile veritiera del valore reale.

 

Evitare tassativamente l’automedicazione

Questa raccomandazione andrebbe seguita su se stessi e a maggior ragione lo deve essere sui neonati che hanno precise necessità da rispettare. La loro fisiologia è molto diversa rispetto a quella degli adulti e anche dei bambini più grandi e per questo è indispensabile prestare la massima attenzione al protocollo da seguire.

Le indicazioni del pediatra vanno seguite con attenzione e scrupolosità. Non dovrebbe essere vissuta come una prevaricazione la richiesta di motivazioni per il tipo di cura proposta. Si tratta di fare grande attenzione al tipo di effetto che si desidera ottenere e le ragioni che spingono il medico a proporre un tipo di terapia o un’altra. Sarà utile per essere certi che l’andamento della cura sia positivo.

È una pratica diffusa pensare che l’antibiotico sia indispensabile dopo tre giorni di febbre. In realtà si tratta di un falso mito difficile da sfatare e che rischia di portare conseguenze molto avverse. L’antibiotico elimina esclusivamente i batteri ed è inefficace nel caso di infezioni da parte di virus. Al contrario, una somministrazione non necessaria rischia di indebolire il bebè e renderlo più vulnerabile all’attacco di altri patogeni.

 

 

La tosse e la febbre sono sintomi e non malattie di per sé

Può essere davvero difficile mantenere la calma di fronte ai nemici invisibili che si manifestano con la comparsa di febbre e tosse. Eppure noi genitori dovremmo cercare di fare uno sforzo per non cadere nell’errore di pensare a questi sintomi come la malattia in sé.

I sintomi sono la manifestazione di un malessere, osservarne con attenzione l’evoluzione e l’andamento, o i suoni che producono, aiutano a determinare le cause profonde e intervenire con i giusti mezzi.

Per questo è importante attenersi alle indicazioni del pediatra e agire di conseguenza seguendo i suoi consigli.

 

 

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