Cos’è un seggiolino salvabebè

Ultimo aggiornamento: 20.11.19

 

Il dispositivo anti-abbandono avvisa se rileva la presenza del bambino nell’auto parcheggiata e a motore spento

 

In tempi recenti è diventata legge la proposta che vede l’obbligo di installare i sistemi che avvisano il conducente di una vettura nel caso di aver dimenticato il bambino a bordo.

L’obbligo vale per tutti i veicoli immatricolati fatta eccezione dei pulmini e autobus. Per il resto, dalle utilitarie ai tir, tutti devono disporre di un sistema di allerta antiabbandono in caso si trasportino bambini a bordo.

La legge non fa differenza tra seggiolini dotati di sistema integrato al momento della fabbricazione e seggiolini dotati di un dispositivo ad hoc in un secondo momento. Quel che conta è cooperare insieme alle famiglie per tutelare la sicurezza dei soggetti più esposti in caso di viaggi in auto.

 

Come funziona un dispositivo antiabbandono

Si tratta di oggetti molto semplici e intuitivi. Sono realizzati per lo più sfruttando un’app o il collegamento Bluetooth al telefono del conducente. Un semplice sistema di rilevamento del peso del piccolo passeggero è sincronizzato con la vettura. Quando il motore è spento e l’auto è chiusa, un cicalino si attiva e il telefono del conducente avvisa del rischio d’aver lasciato il bebè a bordo. Il dispositivo deve essere anche in grado di rilevare l’intervento del conducente in un tempo utile, trascorso il quale provvede diversamente a lanciare l’allarme.

Infatti, perché il dispositivo sia a norma deve poter avvisare almeno altri tre numeri utili. Per essere certi di intervenire tempestivamente recandosi sul posto, il dispositivo invia le coordinate dell’ultimo parcheggio con un messaggio che raggiunge i nonni, gli zii o altri adulti che possano prendersi carico di un intervento tempestivo.

Portano la firma italiana alcuni progetti in fase di ricerca e sviluppo che prevedono anche l’abbassamento automatico dei finestrini in caso di mancato intervento da parte del conducente.

 

 

Quali sono le falle della legge e dove si possono cogliere le opportunità

La norma è stata varata anche sull’onda lunga dell’emotività. Si tratta di un provvedimento che aggiunge un importante tassello in fatto di diffusione della cultura della sicurezza su strada. Infatti, al momento varrebbero gli stessi gap che riguardano l’attuazione della norma che prevede l’obbligo dell’uso della cintura di sicurezza per tutti i passeggeri. Non è facile determinare a tappeto l’applicazione delle misure di tutela dei passeggeri.

Solo un accertamento a campione può rivelare il mancato adempimento delle norme di sicurezza. Non solo è importante usare il seggiolino a bordo, per esempio. È indispensabile farlo bene seguendo determinati principi.

Quindi i soggetti preposti alla verifica del corretto uso dei dispositivi antiabbandono dovrebbero essere anche in grado di valutare la corretta applicazione della norma tout court.

È previsto il lancio di campagne di sensibilizzazione nei confronti del corretto uso di cinture e seggiolino insieme all’importante potenziale di questi prodotti volti a eliminare il rischio di involontario abbandono del lattante.

 

Perché abbiamo bisogno di un seggiolino salvabebè

L’introduzione dell’obbligo d’acquisto di un nuovo dispositivo per la cura del bebè potrebbe infastidire i neogenitori. È comprensibile.

Sono sovraccaricati da numerose ansie e paure, i rischi cui è esposto un neonato nei suoi primi mesi di vita sono così tanti da stordire chi non è mai stato alle prese con un bebè. Eppure l’obbligo di migliorare la sicurezza in auto deve essere letto come un intelligente sistema per rendere più semplice il trasporto dei bimbi in auto.

Non sempre si è in due quando ci si occupa dei neonati e spesso servono mille occhi e forse di più per essere certi di prevenire i possibili incidenti. Poter contare su un supporto che assicuri il bebè all’auto e ammortizzi il colpo in caso di urto con un ostacolo è un aiuto al pari di un dispositivo che avvisi del possibile rischio di lasciare in macchina il piccolo.

Si tratta di episodi rari, associati a particolari periodi di stress e stanchezza che si manifestano come la naturale reazione dell’organismo per autodifendersi dall’eccessivo carico fisico e mentale.

Ma possono accadere e la nostra società così frenetica e isolante mette tutti i mezzi perché questi fenomeni possano verificarsi.

 

Cosa sono l’amnesia dissociativa e il blackout della memoria

Gli episodi di questo genere vengono attribuiti allo stress e all’eccessiva stanchezza. Si tratta di fenomeni che possono riguardare chiunque, specie se si è sottoposti a un grande sforzo cognitivo e fisico.

Stare sempre all’erta richiede una grande energia che spesso non è compatibile con i nostri ritmi. La necessità di rientrare presto nella normale routine lavorativa e degli impegni della famiglia concorre a rendere ancora più faticosa la gestione dei primissimi mesi di vita del piccolo. Fino ad almeno tre anni, e spesso oltre, un bambino è interamente dipendente dalle cure dell’adulto. I suoi ritmi sono diversi da quelli cui i genitori sono abituati, spesso le sue esigenze possono essere più incalzanti di quanto si sia disposti a reggere.

Elementi che ogni genitore conosce bene e in cui si sa rivedere. La quotidianità con i bambini può essere esaltante ma anche tremendamente spossante.

In queste condizioni non deve stupire che il cervello opponga una particolare resistenza, spegnendosi per alcuni, fatali, istanti.

 

 

Non sono figli di un amore minore

Non è il caso di colpevolizzare nessuno, dunque. Se non di chiedersi se la società contemporanea sia davvero la migliore possibile.

È sempre più frequente la mancanza di reale supporto alle famiglie. Le comunità sono slegate, non ci sono vincoli di prossimità, né tra parenti o tra vicini di casa per esempio. E il tipo di supporto sociale è sempre al di fuori del nucleo familiare, nidi lontani da casa e spesso sovraffollati.

Rischiare di sentirsi sopraffatti non è sintomo di debolezza, né la prova di mancanza di amore o di un istinto debole alla genitorialità.

La necessità di ricorrere a strumenti elettronici a sostegno della mancanza di rete sociale, potrebbe essere il pretesto per interrogarci a fondo su come è vissuta la famiglia. Compreso il tipo di consapevolezza che richiede da parte di tutta la società.

 

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