Cosa significa dividersi le gioie e i dolori dell’essere genitori

Ultimo aggiornamento: 15.09.19

 

I genitori hanno un compito importante che richiede grande impegno nei confronti del figlio: devono aiutarlo a diventare un individuo adulto sano e ben integrato nel proprio contesto. Per fare la mamma o il papà non sono mai state fornite istruzioni per l’uso, e negli ultimi tempi i ruoli di uomo e donna hanno visto un importante rimescolamento. Tra tanta confusione e spaesamento, il buon senso e l’amore dovrebbero essere la guida per stabilire i doveri di ciascuno nel nucleo famigliare.

 

Lo recita la Costituzione all’articolo 30 che “è dovere e diritto del genitore mantenere, educare e istruire i figli, anche se nati fuori dal matrimonio”. Non c’è un discrimine sul genere del genitore che deve occuparsi di mantenimento o educazione. Si intende che sia l’armonia familiare a ripartire i ruoli perché siano ben distribuiti e non gravino solo su uno dei due membri della coppia.

Fare squadra è l’obiettivo che non andrebbe mai perso di vista, un modo per collaborare insieme a un unico scopo finale, quello di far crescere individui sani in grado di relazionarsi agli altri nella società.

 

I compiti del genitore sono tanti

Come genitori, entrambi hanno un ruolo importante nell’accudimento dei figli che si sviluppa sotto diversi punti di vista. Quello che avviene durante i primi mesi di vita del bebè sembra lo scoglio più difficile da superare eppure i bisogni del bambino in questo momento sono i più basilari. Paradossalmente rappresentano quelli cui è più semplice dare una risposta adeguata.

I genitori devono occuparsi di soddisfare le esigenze essenziali, alimentari, di igiene e di protezione. Strutturare l’ambiente, renderlo idoneo alla vita di un bambino è un altro degli elementi che si sviluppano con l’arrivo del bebè e che continua a rappresentare un elemento importante anche durante la crescita. Insieme, inoltre, cooperano per favorire l’inserimento del bebè all’interno della società, lo mettono in condizione di relazionarsi ai suoi pari e agli altri adulti, per offrire il modo di apprendere le regole alla base del comportamento collettivo.

 

 

L’esempio è la prima forma di apprendimento

Entrambi i genitori sono lo specchio nei quali si riflettono i bambini. L’esempio rimane l’unico vero elemento educativo. I piccoli apprendono per imitazione e quindi non c’è scampo: tutto quello che il bambino vedrà fare ai genitori, verrà ripetuto imprimendosi fermo e vivido nella propria struttura cognitiva. Non importa quante volte si ripete che è importante lavare i denti ogni giorno, se i piccoli non lo vedono fare ai genitori non apprenderanno il valore astratto del gesto.

La struttura di valori che fondano un individuo si ripropone automaticamente e senza filtri attraverso le proprie azioni. Queste vengono interiorizzate dal bambino e riprodotte fino a diventare una parte strutturante della loro personalità.

Qui fonda gran parte della crisi genitoriale che si vive nei nostri giorni. Un alto tasso di separazioni e convivenze impossibili dipende anche da una difficoltà di adattarsi al mutamento delle condizioni di vita attuali rispetto al modello appreso durante la propria infanzia.

Se in passato la suddivisione dei ruoli tra madre e padre si è mantenuta più rigida e distinta, oggi prevale la necessità di maggiore flessibilità e adattamento alle esigenze sempre mutevoli. L’incremento del tasso di occupazione femminile, la volontà di produrre reddito, investire il proprio tempo nella formazione professionale, sono elementi che snaturano il ruolo di caregiver per eccellenza che è stato della donna e continua a essere tuttora un punto di riferimento.

 

Cosa fa la mamma

La mamma oggi non fa solo la mamma, ha altri interessi oltre la famiglia, lavora, si occupa di attività diverse che necessitano un’organizzazione del tempo molto rigida. Nonostante tante incombenze, la disparità di generi si sente ancora forte tra uomo e donna, dove quest’ultima spende maggiori energie per incastrare tante attività così diversificate all’interno delle dinamiche familiari.

Dalla gravidanza in poi si attribuisce alla donna il compito della cura, l’accudimento e la tutela dei bisogni primari dei bambini e della famiglia. Una visione che invece cozza con il naturale corso degli equilibri tra individui che vede l’importanza di redistribuire in maniera equa e progressiva tutto il carico di doveri e incombenze.

La mamma ha un ruolo fisiologico importante, si occupa di dare nutrimento ed è il primo riferimento per il neonato nella creazione del proprio universo di riferimento. Non c’è molto altro posto, durante i primi mesi, per mettere a fuoco altro oltre il viso della madre. O in generale di un individuo che si occupi del bebè in maniera intensa.

È paradossale considerare che solo la madre possa accudire il bebè, comprenderne i bisogni, e disporre tutto il necessario. Basti pensare ai casi in cui la madre non sopravvive al parto, fatto terribile ma che non preclude il corretto sviluppo psicologico del bambino se cresce in un ambiente amorevole.

 

Qual è il ruolo del padre

Quello che oggi si chiede al padre è molto più chiaro e semplice di quanto sembri, deve essere il supporto sul quale fondare l’equilibrio familiare. Non molto diverso dal ruolo che gli è sempre stato richiesto, dunque. Ma in questo momento storico non serve solo portare a casa il denaro da spendere per le necessità familiari, o il risultato della caccia di ancestrale memoria.

Oggi ai padri si chiede che stiano al fianco delle proprie compagne, per sostenere lo sforzo che la maternità comporta in modo da assicurarsi che le necessità primarie della madre siano soddisfatte. Proprio mentre lei è occupata a garantire al nuovo nato tutto l’accudimento necessario.

Non significa trasformarsi in mammo, far brillare la casa o svuotare l’ottimo mangiapannolini ma un po’ più di intraprendenza è richiesta per concentrarsi sulle necessità domestiche e provvedere perché siano soddisfatte. Una certa dose di creatività è concessa e non ci sono penalizzazioni se per portare pasti caldi a tavola si farà ricorso al take away o all’aiuto della propria mamma. Quel che conta è comprendere quali sono le reali esigenze della famiglia e attivarsi perché siano sempre garantite. Specie nei delicati momenti in cui la mamma è occupata a riprendersi dal parto e accudire il bebè.

In seguito, sarà compito del padre separare il piccolo dalla madre. Introdurlo alla meraviglia che è la vita e il resto del mondo anche lontano dall’abbraccio sicuro che gli ha permesso di adattarsi alla vita extrauterina.

 

 

Una questione di volontà da parte di entrambi

Rinegoziare, comprendere le necessità di entrambi e strutturare le proprie giornate in modo da comprendere i bisogni reciproci. Questo dovrebbe guidare l’equilibrio all’interno di una famiglia.

Si tratta di un importante e faticoso obiettivo ma che consente ai bambini di apprendere nozioni importanti sulla convivenza e il rispetto degli altri. Vale più di mille parole ed è efficace solo quando si riesce ad attuarlo nelle dinamiche profonde delle relazioni di coppia.

 

 

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