Cosa serve per viaggiare in treno con un neonato

Ultimo aggiornamento: 12.09.19

 

Pensare di affrontare un viaggio in treno con un bebè può essere un po’ destabilizzante, ma è più facile di quanto si immagini. E può rappresentare un ambito trofeo di cui vantarsi con amici e parenti.

 

La combo passeggino e marsupio salvavita

Viaggiare in treno significa poter contare su alcuni comfort e vantaggi che di certo non possono passare inosservati. Si ha disposizione più spazio per i propri movimenti e si possono portare più cose rispetto all’aereo, sempre che non siano troppo ingombranti per una persona sola.

Ma tra tutti gli accessori di cui non si dovrebbe fare a meno quando ci si sposta per lunghe distanze con il bambino c’è sicuramente il passeggino. Meglio se leggero e con l’apertura a una sola mano. Non sarà sempre possibile far accomodare il piccolo direttamente sul sedile del treno come un comune passeggero. Potrebbe essere pericoloso. 

A seconda della durata del viaggio non è il caso di stare sempre con il bimbo in braccio, meglio staccare un po’. Si può invece puntare alla scelta di uno tra i marsupi per neonati più venduti per proporre una passeggiatina al pupo e fargli esplorare i dintorni del treno. I diversi vagoni, le facce dei passeggeri, qualche altro bebè in viaggio. Le possibilità di distrarre il piccolo sono tante e sono tutte da cogliere per reggere bene l’attesa fino alla meta finale.

 

 

Essere pronti ad affrontare ogni clima

È bene ricordare che in treno non si sa mai che stagione si troverà. I vagoni possono essere climatizzati ma spesso l’impianto non funziona a dovere, riscaldando o raffreddando troppo l’ambiente. Oppure i climatizzatori possono essere spenti e l’unico ricambio d’aria è affidato ai finestrini, anche questi non è detto che si possano sempre aprire bene.

La classe e il tipo di treno dovrebbero essere dei parametri utili per determinare il grado di comfort offerto dal vagone. Ma non sempre questa è una verità assoluta.

È importante essere pronti ad affrontare qualsiasi clima e ricordare che il bebè ha una percezione della temperatura esterna molto vicina a quella che sperimenta un adulto. Quindi non ha senso coprirlo eccessivamente se c’è caldo. Si può anche intervenire per cercare di migliorare la qualità dell’ambiente interno al vagone, magari usando una mussolina per schermare il getto d’aria più forte che esce dagli impianti di raffreddamento o riscaldamento.

Basta seguire semplici accorgimenti e usare un po’ di buon senso per affrontare anche le temperature più ostili. Se si hanno dubbi riguardo alla percezione della temperatura reale da parte del bebè, un trucco da ostetrica sempre valido è testare la temperatura del bebè mettendo un dito dietro la nuca, per vedere se la schiena è sudata e quindi il piccolo sente caldo.

 

Preparare la pappa e cambiare il piccolo con semplici gesti

Si astengano le mamme allattanti e autosvezzanti dal fare facili ironie su quanto sia facile tirare fuori la tetta pret a manger o approntare un pasto bilanciato anche in cima alla vetta d’un monte. Chi deve provvedere ai pasti del bebè con latte artificiale o con pappe e omogeneizzati avrà bisogno di ottimizzare lo sforzo e le risorse utili per sfamare il pupo.

Si può puntare a tante soluzioni snelle e agili per scaldare l’acqua per la polvere della formula o direttamente il latte del brik. Non tutti gli scaldabiberon richiedono la presa elettrica, ci sono thermos o soluzioni da collegare alla powerbank. Cambiare un bebè deve essere un gesto semplice, basta una traversina impermeabile non per forza imbottita e uno zaino con le tasche per avere quel che serve a portata di mano.

 

Niente panico se il bebè piange

A seconda dell’età del piccolo si possono giocare alcune carte per cercare di non sovrastimolare il bebè che potrebbe stancarsi e stressarsi durante il viaggio. Meglio scegliere l’ora del viaggio, se possibile, in prossimità dell’orario della pennichella, oppure della pappa per impegnarlo in attività che consentano di trascorrere parte del viaggio facendo qualcosa di noto e confortante.

Ma, nonostante le buone intenzioni, il piccolo potrebbe non gradire il cambio di routine e non riuscire a mangiare o dormire cedendo alle distrazioni. Il cambiamento delle abitudini potrebbe produrre un eccesso di eccitazione che di solito sfocia in un pianto inconsolabile e a dirotto perché il piccolo prova malessere ma non è in grado di calmarsi da sé.

Tutti vorremmo che il viaggio col bebè fosse un momento da ricordare sempre come prova del grande talento genitoriale. Eppure, i guai possono capitare e anche riuscire a risolverli senza farsi contagiare dal clima di agitazione è un punto da mettere a segno in vista della vittoria della medaglia di genitore modello.

Il piccolo potrebbe piangere. Questo di solito scatena reazioni scomposte nei passeggeri che di solito manifestare apertamente disappunto o desiderio di intervento. Entrambe le fattispecie possono creare imbarazzo nel genitore che non sa che pesci prendere per far calmare il bebè, e gli altri passeggeri. È importante tenere a mente che il tornado passa sempre. Meglio farsi trovare preparati alla bufera e non farsi trascinare nel vortice insieme al pargolo che conta sulla nostra capacità di gestire la questione.

 

 

Chiedere aiuto è lecito e segno di profonda civiltà offrirne

Nell’ostinato desiderio di dimostrare, a se stessi e al mondo, di potercela fare da sé, si potrebbe rischiare di commettere un grave errore di valutazione. E cioè che farcela da soli è inutile, ci sarà sempre una persona che potrà darci una mano al momento opportuno.

Quindi non è una cattiva idea prendere l’iniziativa e chiedere a qualcuno dei passeggeri che sta per scendere alla nostra fermata una mano per mettere a terra il passeggino con il bebè dentro. Oppure chiedere aiuto per posare e poi riprendere i bagagli.

La maggior parte degli esseri umani, e forse viventi in generale, è programmata per offrire il proprio aiuto a un bebè in difficoltà. Sapere di essere utili a una mamma sola in viaggio con il bebè infonde un senso di beata completezza che fa star bene chi si prodiga per offrire il proprio aiuto. Perché privare il prossimo di questa meravigliosa sensazione di benessere interiore?

 

 

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