Cosa controllano gli assistenti sociali e quando intervengono?

Ultimo aggiornamento: 19.04.21

 

In diverse occasioni gli assistenti sociali possono intervenire per controllare che le condizioni in cui versano la famiglia o un individuo siano consone al rispetto della dignità della persona

 

Il Servizio Sociale è uno strumento istituito presso tutti i paesi democratici al fine di garantire il rispetto e la tutela dei diritti della persona. Ma di fatto, cosa controllano gli assistenti sociali?

Questa figura si occupa di valutare che le condizioni in cui la persona vive rispettino i bisogni sociali essenziali nella vita quotidiana. Intervengono in caso di gravi violazioni della sicurezza personale, in caso di violenza domestica in particolare per la tutela dei minori, per garantire che sia offerta la dovuta assistenza a disabili. Possono intervenire per offrire la loro consulenza e competenza professionale con una visita domiciliare durante il percorso di adozione se una famiglia decide di intraprendere questa strada.

Possono entrare in conflitto con situazioni di vita marginali in cui è difficile riuscire a intervenire senza urtare la sensibilità personale. Può capitare quindi che una delle parti coinvolte durante l’intervento dell’assistente sia in disaccordo con le decisioni prese.

 

Assistente sociale: cosa fa

Va chiarito che l’assistente sociale non lavora in autonomia ma rappresenta un elemento di un organo collegiale. Cioè agisce in seguito a una delibera del Tribunale e deve intervenire seguendo un protocollo prestabilito dalla norma. La richiesta di intervento degli assistenti sociali può essere emanata da chiunque, in prevalenza sono le istituzioni a farlo perché tenute a rispettare il protocollo quando se ne verificano le condizioni.

Quindi la segnalazione di un caso che merita l’attenzione dei Servizi Sociali può essere emanata da:

♦ Carabinieri

♦ Personale ospedaliero

♦  Comunità, come la scuola, la parrocchia, ecc.

Ma può anche essere inoltrata da semplici cittadini che ritengono di avere fondati dubbi sulle condizioni di persone della propria cerchia di conoscenze. Quindi vicini, amici o chiunque si trovi in prossimità tanto da poter testimoniare alle autorità riguardo le condizioni di grave bisogno. Una volta ricevuta la segnalazione, spesso mediata attraverso le forze dell’ordine come gli stessi Carabinieri, l’assistente interviene per effettuare una valutazione.

Si tratta di una visita direttamente in casa per valutare le reali condizioni abitative, e in base a queste valutazioni condotte in forza della propria autonomia tecnico-professionale, l’assistente redige un rapporto. Questo serve come linea guida per la redazione di una programmazione utile alla risoluzione dei problemi rilevati.

Come interviene l’assistente sociale nelle situazioni di comprovato disagio

Nella pratica le attuazioni dell’intervento dell’assistente sociale possono variare molto da caso a caso, ma in linea di massima dovrebbe perseguire la salvaguardia dei cosiddetti LIVEAS. Sono i Livelli essenziali delle prestazioni sociali, cioè un parametro univoco cui mirare per garantire alla cittadinanza le condizioni ottimali di vita.

Nella maggior parte dei casi, gli interventi più drammatici sono quelli che riguardano l’allontanamento dei figli minori dalle famiglie d’appartenenza. In questo caso, gli assistenti sociali operano in accordo con quanto decretato presso il Tribunale dei minorenni che determina le condizioni che rendono inconciliabile la permanenza del bambino all’interno della famiglia d’origine per comprovato rischio personale.

I motivi per togliere un figlio al padre e alla madre devono essere chiaramente espressi e motivati con forza in nome della tutela del minore. Non sempre però queste decisioni rispecchiano le reali necessità del nucleo familiare, e spesso è stato rilevato come l’allontanamento forzato possa avere gravi ricadute sullo sviluppo della personalità del bambino una volta raggiunta l’età adulta. Infatti in tutti i casi l’allontanamento comporta il patire di un grave senso di abbandono, fisiologico in questa fase della vita e che non tiene conto del reale pericolo che comporta vivere in un ambiente violento o malsano.

Per esempio, solo dal 2001 la legge prevede che non sia possibile allontanare un minore dalla famiglia solo perché i genitori versano in condizione di indigenza. La povertà non è di per sé una ragione per cui è possibile spezzare un nucleo familiare. Mentre la patria potestà può essere revocata quando i genitori manifestano un comportamento violento e fortemente lesivo della personalità dei bambini o non è in grado di tutelarne i diritti essenziali.

Come difendersi dai servizi sociali

Gli assistenti sociali non sono come i cattivi di cui si legge nei libri per bambini. Quando si deve trattare una materia così delicata è difficile discernere in maniera chiara il bene dal male. Può capitare di non condividere le scelte delle istituzioni dalle quali ci si sente abbandonati.  

Al contrario di quanto si pensi, il loro lavoro viene effettuato in maniera collegiale, quindi non è solo un individuo a prendere le decisioni. Le scelte più drastiche possono pesare e influenzare nel male o nel bene il corso di una vita. Se in ballo ci sono dei minorenni è importate fare di tutto perché si rispetti la loro sensibilità e si agisca solo in nome del loro benessere.

Può capitare però che, in buona o cattiva fede, l’individuo commetta degli errori. Proprio perché l’istituzione è solida, è possibile denunciare gli errori commessi da un singolo assistente sociale o di un gruppo di lavoro che non ha svolto accertamenti tali da poter prendere una decisione equa riguardo la vita delle persone.

Per sapere dove denunciare un assistente sociale è sufficiente recarsi presso un avvocato e valutare insieme se esistono i presupposti per fare un esposto contro assistenti sociali. Con questa pratica si possono evidenziare eventuali scorrettezze nell’operato del funzionario pubblico di fronte al Tribunale e cercare di riparare un eventuale torto subito.

 

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