Come rimettere in circolo le risorse e salvare il mondo coi seggioloni per i bebè

Ultimo aggiornamento: 12.11.19

 

L’economia circolare prevede lo scambio e il riuso degli oggetti per la cura del neonato fino alla loro completa usura

 

Ci sono oggetti destinati a essere gettati subito dopo il loro uso e altri che invece non meritano questa fine, seppure la loro utilità in famiglia si esaurisce nel giro di pochi mesi. È il caso dei prodotti per la cura della primissima infanzia.

Improvvisamente vi sorprenderà scoprire che il vostro frugolino non entra più nel fasciatoio, oppure che il seggiolone che credevate un alleato insostituibile rimane a prendere polvere in un angolo della casa. Non sempre si ha la possibilità di riutilizzare questi oggetti perché spesso le famiglie scelgono di avere un solo figlio e non si hanno contatti con altre famiglie con bebè.

Eppure il destino di questi oggetti di grande valore economico e funzionale non merita di esaurirsi nel corso di pochi anni o a volte mesi. Per questo si moltiplicano, anche se sono sempre esistite, le iniziative per far circolare nuovamente questi oggetti perché raggiungano chi ne ha bisogno al momento giusto.

 

L’iniziativa di tre papà genovesi

Uno degli esempi virtuosi in questo ambito è quello che hanno lanciato tre papà genovesi, uniti nella vita da una profonda amicizia e anche dal fatto di essere diventati genitori quasi contemporaneamente. La semplice constatazione della breve decadenza del valore d’uso di oggetti importanti, come le culle, i passeggini o altri accessori ingombranti e costosi è valsa per dare il via a un’iniziativa di grande valore ecologico e culturale.

I tre inventano così un’applicazione in grado di mettere in contatto chi ha bisogno di disfarsi di oggetti diventati superflui con chi invece questi oggetti li cerca per accudire il proprio bambino. Fondano poi un’associazione culturale tRiciclo, Bimbi a Basso impatto, grazie alla quale riescono a promuovere iniziative virtuose e che meritano di essere diffuse perché altre realtà simili si diffondano sul territorio.

La prima iniziativa del gruppo di papà è stata quella di organizzare un gruppo d’acquisto per comprare in grandi quantità e a prezzi contenuti i pannolini biodegradabili da usare per i loro bebè. Infatti il motore di tutta la loro attività è stata proprio la constatazione dell’enorme impatto che hanno i neonati sin dai primissimi mesi di vita. Questo impatto si riduce scegliendo di usare pannolini che abbiano un tempo minore di decomposizione, come nel caso di quelli derivati dalla fibra di mais.

Poi i tre papà decidono di pensare in grande e di sviluppare l’app Toorna (“tùrna”, “gira”, in genovese). Mette in contatto un tetto massimo di 256 utenti che interagiscono tra loro per incrociare domanda e offerta di beni per la primissima infanzia.

Dalle tutine ai giocattoli, passando per passeggini e seggioloni, l’offerta è ampia e ogni utente può caricare le foto dell’oggetto dando indicazioni essenziali sul suo stato.

 

 

Economia circolare, share economy, riuso e beneficenza

In particolare questa app presenta alcune caratteristiche innovative che differiscono da altre iniziative simili: mette in comunicazione l’intera comunità genovese. Infatti partecipano al progetto i genitori coinvolti nello scambio ma anche dei locali pubblici, bar, negozi e simili che si prestano per ospitare gli oggetti in attesa che passi a prenderli il futuro proprietario.

In realtà, quello genovese è un altro dei tanti progetti lanciati dai genitori che sentono sulla propria pelle l’urgenza di ridurre il proprio impatto ambientale. È importante fare attenzione a evitare di moltiplicare il numero di rifiuti e oggetti destinati a essere buttati via dopo poco nonostante siano state impiegate un gran numero di materie prime.

E questo sembra proprio essere il nuovo verso che prenderà l’economia in barba al principio consumista che solo il consumo a oltranza permette la crescita economica.

Infatti sono tanti i settori di sviluppo di una nuova economia ancora un po’ di nicchia e poco impattanti numericamente ma molto a livello di consapevolezza diffusa. I giganti della finanza guardano con grande interesse alle evoluzioni dell’economia circolare, il riuso delle materie prime per trasformarle in materie prime seconde e non più in scarto. Mentre la share economy, cioè la condivisione delle proprie risorse senza ricorrere all’intervento delle aziende private è uno dei nuovi motori dell’economia mondiale. Basti pensare all’impatto di Uber sul concetto di mobilità su scala mondiale.

 

Cosa sono gli swap party e come si impegnano per salvare il mondo

Nel frattempo e in attesa che la condivisione delle risorse diventi la regola al posto del continuo sperpero e spreco, sono tante le iniziative che ci piace promuovere e guardare con interesse. Si tratta di una moda che viene, nemmeno a dirlo, dagli Stati Uniti. Si chiamano swap party e sono piccole festicciole organizzate per disfarsi delle cose che non si usano più in cambio di altre che invece sono diventate indispensabili man mano che il bimbo cresce.

In realtà questo tipo di economia dello scambio e del riuso è sempre esistita, favorita un tempo da un tasso di natalità più alto e un tessuto sociale più fitto e relazionato. Oggi che invece è sempre più frequente che le famiglie siano cellule isolate che compongono la società, capita spesso che si faccia fatica a trovare dei referenti a cui chiedere di prendere in carico i propri beni già usati o a cui chiedere oggetti in prestito fino a che saranno utili.

Per quanto le aziende si impegnino a progettare oggetti che si potranno usare durante diverse fasi della crescita del bambino è assolutamente improbabile che un seggiolone abbia una vita utile più lunga di tre anni. Ma la solidità con cui deve essere costruito lo rendono in grado di superare indenne decenni di indefessa attività. Basta sapere chi ne ha bisogno al momento giusto.

 

Le iniziative in giro per l’Italia e online

Oltre l’esempio di Genova, è possibile trovare tanti esempi di comunità che si organizzano intorno all’attività di semplici cittadini o associazioni. Non si deve cercare lontano per trovare i giusti referenti e organizzare movimenti di attivisti in fasce.

Si tratta di scegliere il referente più indicato, le associazioni ambientaliste per esempio hanno una fitta rete di contatti a supporto delle diverse iniziative e le attività di scambio e di baratto è tra le buone pratiche più diffuse.

Uno dei grossi nei delle realtà su scala nazionale e quindi che si promuovono attraverso il web è la difficoltà di mantenere attiva la macchina organizzativa. Spesso queste attività sono svolte in maniera gratuita e volontaria, in linea con i principi che le ispirano. Però per poter stare online è necessario sopportare costi gestionali non indifferenti.

Capita che belle realtà attive fino a pochi anni fa siano state costrette a chiudere, è il caso di Reoose, il primo portale che favoriva il baratto asincrono. Cioè lo scambio era gestito attraverso l’accumulo di crediti e non dal baratto immediato di due beni. La mancanza di finanziatori, in questo caso è stata causa della prematura chiusura dell’attività quando invece era in grado di mobilitare centinaia di migliaia di utenti.

 

 

Come organizzare uno swap party

La strada più facile da percorrere per poter sfruttare questo sistema virtuoso che salva il pianeta e il portafogli è di certo l’attivazione dei canali di prossimità. La scuola, i centri aggregativi, le officine delle riparazioni sono i posti ideali per concentrare questo tipo di iniziative e svolgerle a chilometro zero, cioè avvicinando le persone che appartengono alla stessa comunità.

 

 

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (1 voti, media: 5.00 su 5)
Loading...