Come far abbassare la febbre a un bambino

Ultimo aggiornamento: 13.11.19

 

La temperatura corporea elevata è una risposta fisiologica all’attacco da parte di agenti patogeni, non è il nemico e va compresa con la giusta attenzione

 

Quando la febbre è dovuta a cause passeggere e non ci sono situazioni di particolare criticità o malattie croniche, il decorso avviene in maniera spontanea e senza speciali interventi. È bene sapere cosa aspettarsi da questi episodi febbrili per saper intervenire e riconoscere un’eventuale emergenza.

 

Misurare la febbre e stabilire quando intervenire

La valutazione delle condizioni del bambino è di certo il primo aspetto da prendere in considerazione. Dopo aver misurato la febbre utilizzando un termometro digitale (ecco la lista dei migliori prodotti) o tradizionale, ci sono altri sintomi che aiutano a determinare l’origine del disturbo, dalla congestione nasale alla tosse, fino agli episodi di vomito e diarrea.

Si tratta per lo più di reazioni normali del corpo che cerca di liberarsi autonomamente dagli agenti patogeni che lo stanno attaccando. In questo caso è bene misurare la temperatura del corpo per stabilire se è in corso un’infezione e considerare lo stato del bambino nel suo complesso.

Se manifesta dei segnali di malessere è bene intervenire per cercare di calmarlo e permettergli di riprendersi per affrontare la malattia. Il decorso normale è di tre giorni circa, in cui la temperatura tende a scendere o addirittura a regolarizzarsi nuovamente.

 

 

La corretta idratazione è importante

Se il bambino sta attraversando uno stato influenzale e ha la febbre alta, la prima raccomandazione è proporre con maggiore frequenza acqua da bere.

Il sudore più copioso o il manifestarsi di vomito o diarrea possono portare alla disidratazione. In questo caso il piccolo si troverebbe in un particolare stato di sofferenza da cui è più difficile liberarsi.

Per evitare di dover correre ai ripari in seguito, alla prima avvisaglia di febbre si deve cercare di idratare il più possibile il piccolo. Per esempio, offrendo più spesso il seno se il neonato è ancora allattato in questo modo.

 

Scongiurare il rischio acetone

È una delle alterazioni più comuni associate allo stato febbrile. L’acetone è una particolare condizione dell’organismo in cui si sperimenta un repentino consumo di zuccheri. L’organismo usa questo sistema per far fronte alle particolari necessità energetiche che richiede l’azione del sistema immunitario contro gli agenti patogeni.

Più in dettaglio, si tratta di una sostanza rilasciata dal corpo quando intacca le riserve di grasso una volta esaurite tutte le scorte di glucosio per far fronte all’innalzamento della temperatura. I genitori imparano presto a riconoscere questo stato nel bambino dal particolare odore che emana. Infatti, il corpo si libera dei corpi chetonici così prodotti attraverso le urine e la respirazione.

Per questo è consigliabile associare alla terapia anche l’assunzione di glucosio, in forma di frutta, succhi di frutta e zucchero per riequilibrare i livelli di glucosio nel sangue ed evitare di intaccare le riserve di lipidi.

 

Dosaggio e sovradosaggio dei farmaci

La febbre è per lo più causata da virus, che interessano le vie respiratorie o l’apparato intestinale, o da batteri, il più comune è lo streptococco. Si tratta di condizioni diverse e frequenti che vengono diagnosticate dal medico e che richiedono terapie distinte.

Nella maggior parte dei casi il tempo è la migliore cura per far sparire il malessere, associato a interventi volti a migliorare lo stato generale del bambino. Quindi una corretta alimentazione e idratazione sono spesso condizione sufficiente per favorire il normale recupero.

Nel caso in cui il piccolo mostri condizioni di forte stress, come dolore o malessere diffuso, è bene intervenire con gli antipiretici. Il paracetamolo, la Tachipirina, è considerato il più innocuo tra gli antinfiammatori. Insieme all’ibuprofene, Nurofen o Moment, costituiscono i rimedi per eccellenza per contenere la febbre al di sotto di una certa temperatura.

È bene però tenere in considerazione gli effetti indesiderati a carico del fegato che possono scatenare i farmaci se assunti in maniera scorretta. Bisogna controllare con attenzione la quantità di medicinale da somministrare dopo aver pesato il bambino per non superare la dose consigliata.

 

Gli antibiotici solo se strettamente necessari

Gli antibiotici non sono un farmaco da banco, quindi vanno somministrati esclusivamente sotto prescrizione medica. Eppure capita spesso di abusarne o di richiederli a sproposito.

È bene ricordare che la loro efficacia è valida solo contro i batteri e che per ogni ceppo esistono specifiche molecole a contrastarli. Improvvisare o assumere in maniera scorretta gli antibiotici porta allo sviluppo di ceppi di batteri resistenti alle terapie, di certo un rischio che non vale la pena correre.

 

Svestire il piccolo e scoprirlo il più possibile

Quando il bebè ha la febbre alta è bene ricordare che non si deve esagerare con le coperte e i vestiti. Si deve invece fare in modo che la pelle respiri e possa provvedere da sé alla funzione di regolazione della temperatura.

Un sistema delicato e molto preciso consente l’autoregolazione della temperatura in base alle reali necessità dell’organismo. Se si esagera con pigiamini di flanella e strati di coltri si rischia di interferire con la capacità innata di auto guarigione. Ma se il piccolo dice di aver freddo, non è il caso di lasciarlo battere i denti.

 

In quali casi consultare il medico

Quando il bebè è molto piccolo, quindi al di sotto dei 6 mesi, è quasi scontato rivolgersi al medico per ogni chiarimento o dubbio. Dall’anno in poi i genitori sono in grado di distinguere l’entità della malattia e possono iniziare la terapia suggerita dal medico in altre occasioni simili. Per vedere se la febbre passa da sola occorrono un paio di giorni, di solito il terzo è quello che determina la scomparsa o l’abbassamento della temperatura.

Se la febbre persiste e sussistono episodi di malessere e fastidio, deve essere il pediatra a svolgere un’indagine e una valutazione più approfondita delle cause della malattia.

 

 

E in quali casi è bene ricorrere al Pronto Soccorso

Non sempre una febbre è “solo” una febbre. Questo sintomo è comune a diversi stati patologici, dai più comuni a quelli più gravi che richiedono tempestività d’intervento.

Sintomi come la perdita di coscienza, le convulsioni o le gravi difficoltà respiratorie richiedono un’azione rapida.

Sono determinanti gli interventi di Pronto Soccorso se il bambino è disorientato, le dita o gli angoli della bocca assumono un colorito bluastro, lamenta forte mal di testa o si irrigidisce nella zona della nuca. In questi casi è essenziale chiamare il 118.

 

 

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (2 voti, media: 5.00 su 5)
Loading...