Allattare al seno, la scelta raccomandata ma solo se si può

Ultimo aggiornamento: 12.11.19

 

La mamma non è solo quella che allatta, ecco perché è bene informarsi sui vantaggi dell’allattamento naturale senza perdere di vista il buon senso

 

Il pretesto per parlare ancora una volta di allattamento è un intervento da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump dopo un articolo del NY Times a proposito delle posizioni dell’OMS sull’allattamento al seno.

Su questo tema si creano fazioni e prese di posizione tout court che alla fine dei conti non fanno bene a nessuno. Alle mamme stanche, ai bimbi senza mamme perché si ostinano a tirare il latte, in definitiva, alla società intera. La ragione sta tutta nell’impreparazione ormai diffusa a vivere la maternità come un gesto naturale e non come baluardo per la difesa dei diritti civili. Eppure è innegabile che sentire sempre la pressione del giudizio snervi chiunque e in modo particolare le mamme provate dallo sfinimento del primo trimestre post parto. Che poi, spesso, il puerperio non si esaurisce in soli 40 giorni come narrano le leggende.

 

Il caso Trump e la campagna Brest is best

È nota la bagarre tra le fazioni dei favorevoli all’allattamento al seno, con le varianti “in pubblico” e “a termine”, (cioè fin quando il piccolo deciderà sia arrivato il momento di staccarsi), e quelle fazioni che vogliono nel biberon il baluardo dell’emancipazione femminile e del neonato.

Gli animi sono caldi e ipersensibilizzati, così basta poco per infiammare il dibattito con prese di posizione e proclami. Quindi non c’è voluto molto per riaccendere la discussione alla luce di quanto dichiarato dal presidente Trump a proposito della sua posizione (guarda un po’) contraria a quella promossa dalla campagna Breast is best.

Dopo un articolo al vetriolo pubblicato la scorsa estate sul NY Times a proposito di una mozione da parte delle Nazioni Unite in cui si chiedeva di cancellare aiuti umanitari e soccorso militare per quelle nazioni nel mondo in cui non viene promosso l’allattamento al seno. Il presidente Trump interviene su Twitter dicendo la propria e motivando la scelta delle donne di fare un po’ quello che vogliono perché, in fondo, il latte in formula è d’aiuto nelle nazioni più povere e mal nutrite.

 

 

Le posizioni delle opposizioni

Il caso nasce dalla svista di Trump, malnutrizione non significa incapacità di produrre latte di qualità sufficiente a sostenere il neonato mentre il mancato accesso all’acqua potabile rende pericoloso, mortale l’uso del latte in polvere. Ma, e qui in tanti si sono sorpresi nel ritrovarsi a dare ragione al President, è vero che ogni donna dovrebbe poter fare quello che crede meglio per la sua salute e quella del bambino. Senza condizionamenti.

Di fatto, il partito del biberon si esprime a favore della libertà della donna di emanciparsi dal ruolo totalitario di accudimento del bebè. Quindi si combatte in termini di autonomia e libertà, parità dei sessi e suddivisione equa dei compiti di accudimento del bambino e della casa.

D’altra parte questo partito è anche appesantito da importanti ripercussioni economiche. Il business del latte in formula genera introiti da capogiro e la formula è ancora lontana dall’essere perfetta.

 

E le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

D’altro canto, l’OMS raccomanda l’allattamento al seno come unica fonte di alimentazione per il neonato almeno per sei mesi. Come si sia arrivati a questa data non è dato sapere. Del resto anche i più integralisti tra i promotori dell’allattamento al seno ammettono i limiti della scienza riguardo il mistero della nutrizione. Non si può agire in modo scientifico nella misurazione degli effetti dell’allattamento perché è impossibile applicarne i criteri oggi adottati per definire la validità di un’ipotesi.

Semplicemente perché non si possono arbitrariamente formare gruppi di osservazioni cui imporre la scelta dell’allattamento in formula o naturale perché siano rispettati i parametri necessari allo svolgimento dello studio. Ci si limita a svolgere delle osservazioni su campioni preesistenti e sui quali è difficile annullare variabili non controllabili come l’età della madre, il suo livello di studi, l’alimentazione e altri elementi che contribuiscono a inficiare la ripetibilità dello studio.  

Rimane un fatto estremamente vero e inconfutabile. Allattare al seno significa offrire al neonato un alimento specie specifico. Cioè biologicamente elaborato nel corso dell’evoluzione dell’essere umano per garantirne lo sviluppo. E in più è economico, drasticamente molto più economico rispetto al latte artificiale.

 

Quella vecchia storia del boicottaggio della Nestlé

Quando Trump sostiene l’importanza di favorire l’allattamento con latte di formula per aiutare le popolazioni più povere della terra, dimostra di aver avuto da fare mentre nel mondo si svolgeva una delle più significative campagne di boicottaggio negli ultimi quarant’anni e forse più.

Sul finire degli anni ’70 una prepotente campagna della Nestlé, tuttora uno dei leader mondiali nella produzione di latte artificiale, si rende protagonista di un grosso equivoco. Promuovendo il proprio prodotto come il migliore possibile per il neonato e la libertà della mamma decide di allargare la propria operazione di marketing anche a quei Paesi in cui la maternità non ha subito cali come in occidente.

Le campagne di promozione dell’allattamento artificiale nei paesi del terzo mondo provocò una epidemica moria di neonati. Le ragioni principalmente si attribuiscono alla scarsa disponibilità di acqua pulita, e il costo della formula che spinge le madri a diluirla con più acqua rendendola meno nutriente.

L’impatto del boicottaggio da parte dei consumatori fu così forte che ancora oggi vige il divieto assoluto di promuovere l’allattamento in formula negli ospedali e nei luoghi destinati a essere fruiti da mamme di neonati.

 

 

La bellezza dell’allattamento, tra arte e libertà d’essere

Tirando le somme. È bene ricordare che esiste un filo sottile tra informare e intimidire, così come è bene tenere a mente che le mamme nella nostra società vivono un gap importante rispetto a quelle delle generazioni precedenti. Spesso si trovano ad avere tra le mani un bebè per la prima volta nella loro vita.

Questo non aiuta a prendere decisioni serene quando si tratta di stabilire cosa sia bene per sé e per il proprio bambino. Siamo esseri sociali e inevitabilmente soffriamo l’ingerenza delle opinioni altrui al momento di prendere una scelta.

Sarebbe giusto non politicizzare, né idealizzare l’allattamento perché serva come argomento per proporre altre idee. Sulla famiglia ideale, la madre ideale o il bambino ideale. Le idee, come si sa, non sono reali e una mamma dovrebbe essere padrona di esserne consapevole nel bene e nel male.

 

 

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